Yoyo, Luba e Amila immigrati a Napoli

Vieni a vivere a Napoli!, presentato al Bif&st, è firmato da tre registi partenopei che si cimentano con l’integrazione degli immigrati in città. Nel cast uno straordinario Gianfelice Imparato


BARI. Per un attimo si torna a quella stagione della commedia italiana fatta di divertenti e graffianti film a episodi, come I mostri o I complessi, con Vieni a vivere a Napoli!, presentato in anteprima al Bif&st e firmato da tre registi partenopei che si cimentano con un unico tema: l’integrazione degli immigrati in una grande città. Gli autori Francesco Prisco, Guido Lombardi e Edoardo De Angelis puntano a una rivisitazione del genere, sintonizzandolo con questa nuova realtà cittadina. Senza eccessi di buonismo, con la consapevolezza che comunque la sopravvivenza di un immigrato a Napoli è possibile perché la città accoglie e include lo straniero, sia esso cinese, ucraino o proveniente dallo Sri Lanka, come narra il film che uscirà in autunno. Napoli allora modello dell’accoglienza? No, piuttosto una madre amorevole, talvolta cattiva, che accoglie i figli di culture diverse.
L’attore Gianfelice Imparato ritiene che Napoli sia un laboratorio sociologico dove avvengono cose che nel bene e spesso nel male accadono nel resto del paese. “Nel caso dell’immigrazione città partenopea ha l’ultima grande qualità: la capacità di accogliere, di convivere pacificamente con altre etnie”. La pensa un po’ diversamente Prisco per il quale “Napoli non è così accogliente, è una città che ti accetta e forse solo quando te ne vai ti vuole pure un po’ bene”.

Nel primo episodio, Nino e Yoyo, protagonista è lo sfaticato portiere di un condominio borghese che si trova improvvisamente obbligato a occuparsi di Chang, un silenzioso e ubbidiente bambino cinese, dopo che la sorella babysitter del custode ha vinto un viaggio premio di una settimana.
Il secondo, Luba, prende il nome della badante ucraina, con un passato popolare di presentatrice televisiva, che ora si occupa di un vecchio burbero e malato. Un errore nella somministrazione delle medicine all’anziano le causa l’immediato licenziamento, ritrovandosi sola e senza un alloggio ad affrontare l’ignoto, ma pronta a tornare su quella indimenticabile ribalta televisiva.
L’ultimo episodio, Magnifico shock, ha per protagonista il giovane Amila, cameriere in un bar del centro storico che ogni giorno porta la colazione negli uffici. La prima regola che ha imparato è che non deve rientrare senza farsi pagare. E proprio per farsi rispettare è coinvolto suo malgrado nel tour cittadino di una cantante neomelodica stonata e del suo  prepotente e volgare manager.
Per lo sceneggiatore Marco Cianfreda il filo rosso che unisce i tre episodi è quello dei personaggi immigrati che sono obbligati a esprimere un’abilità per acquisire un’integrazione completa e un’identità sociale.

L’ispirazione per Nino e Yoyo a Lombardi è venuta da una sua idiosincrasia con i cinesi: non li capisce e non riesce a rapportarsi. Così ha messo in scena questa difficoltà a incontrare i costumi e le abitudini di quel popolo, evidenziando una loro caratteristica: la laboriosità. I cinesi stanno sempre a lavorare ed è in totale contraddizione con quello che normalmente si pensa dei napoletani. “A quel punto Imparato è diventata la persona ideale per raccontare la figura tipica di quel napoletano che non vuole faticare – afferma Lombardi – Mi ha fatto scoprire la bellezza di lavorare con un vero e grande attore dopo Là-bas – Educazione criminale girato con non professionisti. Gianfelice ha aggiunto all’episodio elementi che erano nascosti nella sceneggiatura, ha inventato battute”.
“Il mio ruolo dava lo spunto più autentico per la comicità – risponde Imparato – perché io sostengo che la comicità nasce dal cinismo e i grandi registi italiani ce l’hanno insegnato pensiamo a Totò di Miseria e nobiltà, la fame che fa ridere”.
Prisco per Luba si è ispirato alla situazione che vive il padre, “più violento e più burbero del personaggio interpretato da Antonio Casagrande”.
Magnifico shock nasce da una fascinazione di De Angelis per il mondo cingalese.

I tre registi tutti insieme hanno inventato le storie, si sono frequentati sul set di ciascuno, hanno girato 9 giorni ognuno, con un intervallo di 2 settimane tra un episodio e un altro. “L’operazione è stata bella perché ha ricreato a Napoli quello che avveniva nella Roma dei maestri Scola e Monicelli, cioè una sinergia tra sceneggiatori, registi, direttori di fotografia per cui le idee nascevano da tutti quanti insieme – concludeImparato – Per la prima volta a Napoli si è creato una specie di sodalizio tra persone, ognuno con il suo stile, la sua tecnica, per un prodotto unico”.

Bari 2016

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