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L’Associazione Documentaristi Italiani, Doc/it, che è già intervenuta il 22 marzo all'audizione in Commissione Parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, denuncia la mancanza di obblighi precisi nei confronti dei film doc e della produzione indipendente all'interno della convenzione che il Parlamento italiano sta per licenziare e che affida, per i prossimi dieci anni, alla RAI il ruolo esclusivo di servizio pubblico.

RAI ancora una volta non è chiamata in modo esplicito ad investire nel documentario e nella produzione indipendente - si legge in una nota rilasciata dall’Associazione - con l’inevitabile conseguenza di impedire alla produzione audiovisiva del nostro paese di competere sui mercati internazionali. Se la Commissione di Vigilanza non interverrà per correggere questa grave anomalia del testo, l’intero comparto dell’audiovisivo italiano sarà tagliato fuori dai mercati e dalle coproduzioni europee per i prossimi 10 anni".

Questo nonostante oggi il documentario nelle sue varie tipologie e declinazioni, sottolinea Doc/it, permetta meglio di ogni altra forma narrativa di raccontare la realtà del nostro paese, rispondendo a uno dei compiti centrali che il servizio pubblico è chiamato ad assolvere: informare e aiutarci a riflettere sulla realtà che ci circonda. "Oggi il documentario svolge un ruolo centrale in tutti i sistemi televisivi pubblici europei. Da un punto di vista economico è un prodotto ad alta utilità ripetuta, un genere che richiede investimenti decisamente limitati, soprattutto se paragonati a quelli necessari per il cinema e la fiction televisiva. Ma anche e soprattutto è un genere che si presta ad essere esportato all’estero sotto forma di coproduzione e/o prevendita. In Gran Bretagna per ogni sterlina investita sul documentario ne tornano indietro tre dalla sua commercializzazione all’estero". E in Italia cosa succede? "Fino ad oggi - continua l'associazione - RAI ha costituito una vera e propria anomalia. Il nostro servizio pubblico investe somme sempre più limitate nel “factual” e nonostante il documentario made in Italy abbia conquistato riconoscimenti internazionali senza precedenti, continua a non investire nel genere, limitandosi a comperare all’estero la stragrande maggioranza dei documentari che trasmette".

 

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