/ NEWS

PESARO - Il cinema come performance e come scelta di vita, riportato alla fisicità del supporto fotochimico, come ama chiamare la pellicola. E' la poetica di Nicolas Rey, autodidatta e sperimentatore, francese, classe 1968, a cui Pesaro ha dedicato una personale (curata da Federico Rossin) molto seguita dai cinefili. Niente a che vedere con il cineasta americano Nicholas Ray o con l'omonimo scrittore francese, Rey ha girato il suo primo lungometraggio (rigorosamente in 16 mm) Les Soviets plus l’électricité nel 2001, attraversando le rovine dell'Urss. Successivamente ha realizzato Schuss! (2005) che mette insieme gli impianti sciistici e la produzione dell'alluminio, e Anders, Molussien (2012) che propone frammenti dal romanzo di Gunther Anders "La catacomba molussica" (che Rey non ha letto non essendo mai stato tradotto in francese) declamati dal suo amico Peter Hoffman e riproposti ogni volta in un ordine diverso e casuale, nello stile dell'I Ching. Per l'artista, che a Pesaro ha dato vita a una performance dal vivo con tre proiettori, il recupero del cinema in pellicola è un gesto politico e rivoluzionario oltre che estetico. "Dietro alla fine della pellicola c'è l'ideologia del digitale, un'ideologia creata dall'industria. Non è vero che sia più economico, non è vero che costa di più mostrare il 35mm rispetto al dcp. C'è una differenza radicale tra l'esperienza della pellicola e quella del digitale. Il digitale non è veramente libero e gratuito, non nego che permetta al cinema si arrivare ovunque, ma mi sembra insopportabile che un materiale come la pellicola sia cancellato dalla tecnologia successiva. Fra 300 anni i nostri pronipoti costruiranno le mdp come oggi si ricostruiscono gli strumenti musicali dell'epoca di Bach".  

Rey racconta di aver recuperato proiettori e macchine da presa letteralmente dalla spazzatura creando, insieme ad altri cineasti il laboratorio L'Abominable (gioco di parole tra "Labo" e "abominable"), un'avventura che esiste dal 1996. "Sviluppiamo e stampiamo i nostri film in Super-8, 16 mm e 35 mm. E' un luogo di lavoro condiviso e aperto. A breve, con il collasso dell'industria, questi laboratori diventeranno l'unica possibilità concreta per i cineasti per utilizzare questo supporto". Quanto all'impatto politico della sua scelta dichiara: "Pasolini diceva che il vero cinema elitario è quello di Hollywood di cui non ci si può riappropriare". 

VEDI ANCHE

PESARO 2017

Ad