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TORINO. “Pensate quel che volete, io sono qua per parlare di cinema altrimenti non ci venivo. Avevo parlato con Emanuela Martini per fare questa retrospettiva prima di quello che tutti sapete - dice Asia Argento riferendosi al caso Weinstein nell’incontro pubblico durante il quale la stampa ha partecipato senza poter fare domande o replicare -  Sicuramente non vengo qua a parlare di ciò perché non ne parlo più con nessuno, quello che avevo da dire l’ho detto e quindi è inutile che continuano a raspare alla mia porta come dei cani affamati…. (un giornalista protesta, "Lei esagera") Sì sto esagerando fa parte di me anche lei sta esagerando, da sempre esagero, benvenuto nella mia casa, da sempre dico la verità, scriva quello che pare tanto nessuno la leggerà, io no”.

Nel corso dell’incontro Asia Argento ha parlato dei film che le hanno fatto amare il cinema. Il primo è Via col vento che il padre, per celebrare la sua nascita, proiettò per tre giorni di seguito su un lenzuolo, e che poi vide in sala con la madre quand’era piccola.
Non se la sente di indicare i film di una possibile top ten, né ha film del cuore. Ha delle preferenze, a cominciare dai film del padre che vedeva già da ragazzina, “per me erano delle favole”. E poi Freaks di Tod Browning. “Provavo una tenerezza enorme per questi personaggi in cui sin da piccola mi riconoscevo e che a un certo punto mi dicevano ti accettiamo, sei uno di noi. E questa è stata una lezione per tutta la vita: non voglio essere accettata, sono io che vi accetto, sono io che sono diversa, perché sono anch’io un mostro,. Per questo ho scelto di non rispondere alle vostre domande perché so che sarebbero tutti dei pettegolezzi, non parlo dei cinefili, parlo dei giornalisti”.

Cita altri film preferiti come Una storia vera di David Lynch, la fantascienza di David Cronenberg. Non è un’appassionata di western, nonostante il padre abbia firmato la sceneggiatura di C’era una volta il west di Sergio Leone. Le piacerebbe realizzare un’opera sulla falsariga di The Elephant Man o Freaks, “sarebbe il film della maturità”. O un film sulla Prima Guerra mondiale quando ancora c’era il corpo a corpo.

Ricorda che quando uscì Scarlet Diva (2000) in Italia, a differenza della Francia, venne massacrata: “Ho raccontato la mia verità, è stato piuttosto doloroso, un esercizio catartico”.
Quanto al mestiere di attrice, "mi hanno fatto fare come parti quelle della mignotta, da dopo i vent’anni è subentrata questo stigma della prostituta, fuori di testa, malata di mente o semplicemente malata".
Infine il desiderio di continuare a lavorare come regista o aiuto regista: "Mi piacerebbe affiancare artisti come Tony Gatlif o Gaspar Noé. Tutti pensano che sono ricca, che ho un padre ricco, ma non è vero, sono cresciuta nella stessa stanza con le mie sorelle. Anch’io devo campare per mantenere i miei figli, per pagare il mutuo".


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