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Anche chi non è appassionato di danza lo conosce grazie al video Take Me to Church di Hozier, firmato da David LaChapelle, che ormai si aggira intorno ai 23 milioni di visualizzazioni: lui è Sergei Polunin, nei teatri d'Italia in questi giorni con il suo progetto "Satori" e nei cinema come protagonista del documentario biografico Dancer, che mira a togliergli di dosso un bel po' di stereotipi. Attraverso interviste e filmati d'archivio la pellicola di Steven Cantor ricostruisce la storia del prodigio della danza, iniziata nell'Ucraina degli anni '90. Polunin è cresciuto in una famiglia che ha fatto grandi sacrifici per permettergli di proseguire la sua formazione, con la speranza di un futuro migliore. Cantor svela questa parte della vita di Polunin attraverso gli innumerevoli home-video girati dalla madre, che permettono di seguire l'ascesa del ballerino dalle prime piroette all'età di 8 anni all'ingresso nella Royal Ballet Academy di Londra, grazie a una borsa di studio della Fondazione Rudolf Nureyev. Divenuto a soli 19 anni il più giovane primo ballerino del Royal Ballet, Polunin si guadagna la fama di 'bad boy' per l'uso di droghe, i tatuaggi, le feste finché, all'apice del successo, abbandona il corpo di ballo. Con il video di LaChapelle torna alla danza e lancia 'Project Polunin', un progetto artistico che ha come obiettivo produrre nuove creazioni coreografiche grazie alla collaborazione tra ballerini, coreografi, musicisti e artisti provenienti da diversi ambiti.

Nella sua ricerca di libertà artistica, Polunin si è affacciato anche nel mondo del cinema: nel 2017 ha debuttato nel film Assassinio sull'Orient Express di Kenneth Branagh e nel 2018 uscirà il thriller di Francis Lawrence Red Sparrow, in cui recita al fianco di Jennifer Lawrence e Joel Edgerton.

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