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È stata una delle figure più autorevoli della Resistenza italiana, una delle prime donne elette in Parlamento nel ‘48 e un personaggio di primo piano della ricostruzione del Paese, tra le fondatrici dell’Unione Donne Italiane e presidente dell’Associazione Mutilati e Invalidi di guerra. Gina Borellini, a 11 anni dalla sua scomparsa (avvenuta il 2 febbraio 2007) è la protagonista del documentario di Francesco Zarzana Vorrei dire ai giovani. Gina Borellini, un’eredità di tutti, presentato il 27 febbraio alla Casa del Cinema di Roma.

“Donna di appassionata mitezza - spiega il regista - proprio questo ossimoro appartiene pienamente a una donna che sulla sua pelle, persino con la mutilazione della gamba, ha certificato l’impiego inesausto per la liberazione e la ripartenza del Paese. Per tutta la vita Gina Borellini è stata riferimento istituzionale nel segno non dell’odio e del rancore, ma del rispetto e della sensibilizzazione verso i valori della tolleranza e della armoniosa convivenza civile”.

Il documentario, scritto dal regista insieme a Caterina Liotti, in collaborazione con il Centro Documentazione Donna, prodotto da Progettarte e Modena BUK Festival e realizzato con il contributo di Bper Banca, Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di guerra, UDI, ANPI e Progetto “Cittadine. I segni nelle comunità e sulle città", sarà il 25 marzo al Teatro San Carlo di Modena all’interno del Modena BUK Festival, di cui Zarzana è direttore artistico.

Insieme al regista, hanno partecipato alla presentazione del film anche le attrici Claudia Campagnola, che veste i panni della protagonista, Laura Trimarchi, Paola Lavini e la musicista Laura Sirani. Molte le testimonianze di chi l’ha conosciuta, tenute insieme dalla voce narrante di Elena Polic Greco, che racconta i momenti clou della vita di Gina Borellini: la sua adesione alla Resistenza come staffetta partigiana insieme al marito nella brigata “Remo”, la cattura e le torture del ‘44, il duro scontro con il Ministro degli Interni Scelba quando sei operai furono uccisi a Modena nel ‘50.

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