/ NEWS

CANNES - Un cortometraggio di 16' per raccontare la Resistenza dal un punto di vista molto personale e familiare. E' il piccolo film di Marco Bellocchio, La lotta, che viene mostrato alla Quinzaine Des Réalisateurs (che nel 2016 aveva ospitato il suo ultimo lungometraggio Fai bei sogni) in prima mondiale, ma non alla presenza dell'autore.

Prodotto da Simone Gattoni, con la Kavac Film dello stesso Bellocchio, Rai Cinema, Ibc Movie, Ad Vitam e Fare Cinema, La lotta nasce nei luoghi del regista, lungo il fiume Trebbia che ha più volte trovato spazio nel suo cinema e soprattutto nei lavori brevi, spesso realizzati nell'ambito del laboratorio Fare Cinema di Bobbio.

In una limpida giornata d’estate, un giovane uomo riposa sulla riva del fiume mentre una pattuglia di soldati nazisti, con le armi in pugno, entra lentamente nel campo visivo dello spettatore, preceduta e annunciata dalle parole in tedesco. Tonino è un fuggiasco, un partigiano, ma anche un giovane in costume da bagno che sta prendendo il sole. Per sfuggire alla morte si tuffa nel fiume... e torna alla vita normale, accanto alla madre e a una ragazza, Emma, affezionata a lui. La spiaggia ora è popolata di bagnanti dei giorni nostri, ragazze in bikini, che parlano al telefono. Emma porta dei vestiti civili a Tonino e una banconota da 50 € che lui, poco dopo, regalerà a un africano. E' sera e ora il ragazzo indugia davanti alla lapide dei caduti della guerra partigiana, tra i quali c'è anche un Bellocchio, lui stesso probabilmente, in un gioco di rimandi temporali in cui il destino segnato, anzi già consumato, potrebbe essere eluso, come accadeva all'Aldo Moro di Buongiorno, notte nelle sequenze finali, quando lo statista democristiano, libero, andava a passeggio in città all'alba. E non mancano sottili assonanze con l'ultimo film dei fratelli Taviani Una questione privata, come nella storia d'amore appena accennata tra Emma e il partigiano Tonino.

Un film enigmatico eppure eloquente nel raccontare la necessità della ribellione e ricucire il legame tra la Storia resistenziale e il nostro presente, ma anche una precisa storia familiare come molti dei lavori recenti del regista piacentino come ad esempio Sorelle Sangue del mio sangue.

Fabrizio Falco (Bella addormentata) è Tonino, Barbara Ronchi (Fai bei sogni) Emma e Ione Bertola la madre. La fotografia è di Daniele Ciprì e le musiche di Nicola Piovani.

VEDI ANCHE

CANNES 2018

Ad