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  Dopo il successo di pubblico e media a Roma, Buenos Aires, Catania, Matera e Napoli la grande mostra LUCE - L’immaginario italiano arriva a Padova, ospitata al Centro culturale Altinate San Gaetano, sarà aperta al pubblico dal 15 giugno al 2 settembre 2018. L’esposizione racconta la storia dell’Istituto Luce dalla fondazione nel 1924 a oggi: una delle più grandi imprese culturali del Paese, un luogo di elezione della sua conoscenza storica, e il deposito materiale di memorie, segreti, sogni dell’Italia nel XX secolo e oltre. La mostra, promossa dal Comune di Padova, ideata e realizzata da Istituto Luce-Cinecittà, è curata da Gabriele D’Autilia (curatore scientifico e testi) e da Roland Sejko (curatore artistico e regia video). L’organizzazione generale è di C.O.R. Creare Organizzare Realizzare.

Per l'occasione il percorso espositivo è arricchito da una sezione finale dedicata al ritratto di Padova. La città ha conosciuto molto presto la “guerra totale”: già nel 1916, un anno dopo l’entrata dell’Italia nella prima guerra mondiale, viene colpita dai primi bombardamenti aerei, che terrorizzano la popolazione e minacciano gli edifici storici. Ma è la guerra successiva a far vivere tutta la tragedia di un conflitto che, stavolta in modo generalizzato, colpisce anche i civili e i loro luoghi di vita: i cinegiornali Luce attraverso i toni della propaganda accusano i “liberatori” di portare morte e distruzione, ma gli italiani sanno bene chi ha voluto la guerra e ne aspettano con fiducia la fine confidando negli angloamericani e nei combattenti antifascisti.

Padova oltretutto è uno snodo importante, e gli impianti ferroviari vengono quindi colpiti ripetutamente da bombardamenti che non risparmiano monumenti e opere d’arte. La ferita, reale e simbolica, più dolorosa è certamente quella dell’11 marzo 1944, quando la chiesa degli Eremitani subisce danni irreparabili con la distruzione, in particolare, degli affreschi di Andrea Mantegna. Le immagini del Luce su questo episodio sono impressionanti ma forse la più penosa è quella di un uomo che due giorni dopo il bombardamento raccoglie mesto i frammenti degli affreschi di fronte alle rovine; ci vorrà molto lavoro per ricostruire, ma solo parzialmente, i capolavori perduti delle cappelle Ovetari e Dotto: la perdita sarà comunque irrecuperabile. La guerra distrugge vite, case e ricordi, e impone di pensare alla sopravvivenza e alle necessità materiali, eppure i padovani, consapevoli dei rischi imminenti e dell’impossibilità di evitare distruzioni, vollero dedicarsi assiduamente alla protezione, con sacchi di sabbia e strutture protettive, di un altro fondamentale gioiello del patrimonio culturale mondiale, la cappella degli Scrovegni affrescata da Giotto, allora come oggi luogo della memoria vitale per la città.

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