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"Questo Paese ha bisogno di un cambio di passo, sono finiti gli anni dei tagli sulla cultura. Dietro alle mie linee programmatiche c'è l'assunzione di principio che nella prossima finanziaria ci saranno più risorse per la cultura. Chi è venuto prima di me ha già fatto molto, da parte nostra c'è la volontà di continuare in questa direzione". Lo dice il ministro dei Beni e delle Attività Culturali Alberto Bonisoli che ha presentato il suo programma alle Commissioni cultura congiunte. "La nostra ambizione è alta".

Più risorse, ha aggiunto Bonisoli, arriveranno per il 2019 anche per il cinema, grazie a fondi che non erano stati spesi. Quanto al settore dell'audiovisivo in generale il ministro ha aggiunto: "Si tratta di un settore che si sta trasformando velocemente, basti pensare alle tante piattaforme che diffondono musica, libri, video, film. Quello che temo è che rischiamo di avere un'industria spiazzata rispetto alle dinamiche globali che si stanno verificando e che non riesce a far fronte ai cambiamenti. Non so come si potrà risolvere, la soluzione va cercata insieme, dobbiamo cercare risposte in tempi brevi". Tra i suoi impegni Bonisoli ha citato poi la necessità di una migliore selezione dei progetti ai quali destinare risorse.

"Sono contento di non avere più il Turismo nel mio ministero. Lo sapevo prima, però penso che lo scorporo per il Mibac sia una opportunità. Il settore di cui come ministero ci occupavamo era prevalentemente fiscale e non penso che ci siano nel ministero queste competenze. Per il ruolo che ha lo Stato nel settore non c'era un grande spazio di manovra. E poi è vero che la cultura può avere una ricaduta sul turismo, ma è solo una".

Bonisoli annuncia "un piano di assunzioni, in particolare per soprintendenze, archivi, biblioteche e musei". In vista anche un ripensamento dell'ingresso gratis nei musei di domenica: "Le domeniche gratuite rimangono fino a settembre, a ottobre non lo so, a novembre vedremo. Bisogna distinguere per le diverse situazioni perché non tutti i musei sono uguali".

E infine il ministro ritiene "ridicolo", che in Italia non ci sia un museo della moda: "In Italia la moda non ha visibilità se non presso fondazioni private. Dove potremmo mettere un museo della moda non lo so, ma dobbiamo porci il problema".

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