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1917-1918. Gli Stati Uniti intervengono nella Grande Guerra, la guerra degli europei. Centinaia di migliaia di uomini sbarcano nel continente. In Italia giunge solo un battaglione, il 332⁰ Fanteria, poche migliaia di uomini. Basterà per raccontare al nemico un conflitto che non sarà mai combattuto. Attraverso rari, straordinari materiali d’archivio americani, la storia di come si inventa una guerra nel documentario di Roland Sejko Come vincere la guerra (leggi la nostra intervista).

Il film sarà presentato venerdì 21 settembre, alle ore 20.30 al Nuovo Cinema Aquila alla presenza del regista Roland Sejko e di altri collaboratori del progetto. Prodotto da Istituto Luce-Cinecittà, realizzato con il sostegno della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Struttura di Missione per gli anniversari di interesse nazionale e del Comitato storico scientifico per gli anniversari di interesse nazionale, il film è distribuito da Istituto Luce-Cinecittà.

Se la Storia ha sempre bisogno di racconto, può presentarsi come ricostruzione e interpretazione dei fatti, ma anche diventare, quando serve, una vera e propria “costruzione”: cronaca e propaganda allora possono intrecciarsi per ottenere una narrazione mirata a un preciso scopo. È una di queste storie che racconta Come vincere la guerra, il documentario di Roland Sejko (Albania – Il paese di fronte; Anija – La nave, David di Donatello per il miglior documentario; Pritja, L’attesa), che arriva domani a Roma al Nuovo Cinema Aquila (via l’Aquila, 66 al Pigneto) dopo gli applausi al prestigioso Festival Il Cinema Ritrovato, e all’interno di un tour che sta toccando numerosi città italiane.

Nell’ambito delle celebrazioni del Centenario della Grande Guerra, il film si sofferma su un momento cruciale del conflitto: l’intervento degli Stati Uniti in Europa, che a partire dalla dichiarazione di guerra alla Germania nell’aprile del 1917, avrebbe determinato una svolta decisiva degli eventi. Un documentario che, a partire da una ricerca condotta in collaborazione con la Cineteca del Friuli su rari, straordinari filmati d’archivio di proprietà del NARA - National Archives and Records Administration e della Library of Congress, restituisce il punto di vista statunitense sulla guerra europea. Il 1917 è un anno decisivo per l’Italia e per l’Europa. La guerra dura da anni e non sembra avere una fine, il rapporto tra le forze in campo non permette a nessuna di esse di prevalere. L’unica speranza sembra essere l’intervento di un nuovo alleato, che impegni uomini e mezzi consistenti e rompa l’impasse. Sarà questo il ruolo degli Stati Uniti di Wilson. I nuovi alleati però dovranno essere impegnati sullo stremato fronte occidentale; non è previsto il loro impiego militare in Italia. Qui giunge, nel luglio 1918, solo il 332° Battaglione di Fanteria: poche migliaia di uomini che hanno il compito di sfilare in zona di guerra per far credere di combattere a fianco degli italiani. L’Italia è in una situazione difficile: il 24 ottobre 1917 la rotta militare di Caporetto ha lasciato gravi ferite e si moltiplicano le ribellioni contro la guerra. Serve un segnale forte, un sostegno se non materiale, almeno morale. Gli americani portano così anche in Italia la loro esperienza nel campo della comunicazione. Sarà una guerra fatta di sostegno materiale ma soprattutto di simboli, di manifesti, bandiere, film: uno stile di comunicazione e di vita che non tarderà a farsi strada nel nostro. Attraverso le voci di militari, giornalisti e osservatori diversi (tra cui Ernest Hemingway, Antonio Gramsci, il grande regista David W. Griffith) e filmati straordinari, si può rivivere il clima di quel momento cruciale. Un conflitto che non fu solo una questione di armi. Quella del 332⁰ Battaglione di Fanteria in Italia è una guerra comunicata più che combattuta: comunicata attraverso divise ordinate, volti puliti e rassicuranti, musica, bar, continui cambi d’abito per mostrare al nemico un numero maggiore di soldati, che non esistono. Una guerra messa in scena, dove per la prima volta in modo sistematico compare un nuovo insostituibile protagonista di tutte le guerre del Novecento: la macchina da presa. Da questo momento la storia, i suoi eventi e il suo racconto, non potranno più fare a meno del cinema.

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