/ INTERVISTE

Sono romani, anzi romanissimi. Luca Vecchi, Luigi Di Capua e Matteo Corradini, in arte The Pills, hanno fatto della localizzazione il loro cavallo di battaglia. Le loro sitcom per il web, estrose e surreali, parlano di amicizia, rapporto con l'altro sesso, problemi e manie di una generazione di trentenni cresciuta a televisione e videogiochi, che si ritrova oggi a vivere in sovrappopolati appartamenti per universitari con poche certezze per il futuro. Il tutto rigorosamente ambientato nei quartieri di Roma Sud e condito da un buona dose di capitolina ironia sommersa da una valanga di citazioni cinematografiche. La serie ha spopolato sul web (ogni puntata vanta in media mezzo milione di visualizzazioni) ed ha attirato l'attenzione degli addetti ai lavori. Come Enrico Vanzina che all'incontro con i The Pills organizzato da Wired Next Cinema all'interno del Festival di Roma ha ammesso di essere un loro fan e di vederli come i possibili eredi della nuova commedia all'italiana. "Siamo in attesa di dare la staffetta a una nuova generazione di autori. La vera commedia è quella che parla della realtà con un soggetto drammatico e lo tratta con la leggerezza che vi contraddistingue. La bellezza dei vostri sketch sta nel far sembrare tutto vero, non si sente il pensiero che c'è dietro. La commedia degli ultimi anni tende ad essere moralistica. Voi invece siete dissacratori ma volete bene ai personaggi che raccontate. Guardate senza dare giudizi, come la grande commedia che vede tutti i personaggi e ama anche i peggiori".
Ma a fiutare le potenzialità del trio ci sono anche la Ascent Film di Matteo Rovere (quella che ha prodotto l'esordio di Sydney Sibilia) e la Taodue di Pietro Valsecchi. Il risultato è una nuova serie di episodi "The Pills" trasmessa da Italia 1, una sitcom per la Rai scritta insieme a Sibilia e la loro prima pellicola per il grande schermo di cui hanno appena terminato la scrittura. Ne parliamo con Luca Vecchi, che del film curerà anche la regia. 

A che punto siete con il film e quanto porterete di "The Pills-la serie" sul grande schermo.
La sceneggiatura è praticamente finita. Stiamo aspettando il parere di Matteo Rovere, il nostro produttore esecutivo, e della Taodue. Abbiamo cercato di trovare un punto di convergenza tra la narrazione cinematografica e il modo di raccontare che abbiamo sempre avuto. Il linguaggio del film sarà lo stesso della serie web e stiamo cercando di preservarne anche lo stile, le inquadrature fisse e l'essenzialità delle scenografie.

Sarà un film a episodi? Ci saranno attori professionisti o cammei? 
Sarà un film solo in parte ad episodi e ci saranno delle guest star, anche se la loro presenza all'interno della pellicola sarà oculata e funzionale alle gag, mai fine a se stessa. Come è stato ad esempio per Elio Germano, che compariva nello sketch web "Il bagno okkupato" in un ruolo che gli è congeniale, visto il suo impegno per il Teatro Valle. Quella volta abbiamo sudato sette camicie per riuscire a contattarlo, siamo stati quasi i suoi stalker. 

Il salto verso i media tradizionali era l'ambizione dei The Pills?
Era l'occasione che volevamo e ci siamo riusciti perché paradossalmente abbiamo attirato più l'attenzione degli addetti ai lavori che del grande pubblico. Il nostro obiettivo era da sempre fare gli autori, il mio personale la regia. Tanto che avevo provato in tutti i modi ad entrare in uno dei corsi del Centro Sperimentale di Cinematografia. Non ci sono mai riuscito.

Negli episodi delle serie ci sono spesso citazioni cinematografiche.
Sono letteralmente cresciuto a televisione anni '80 e VHS di autori come Spielberg o Zemeckis. Adoravo quel tipo di cinema alla Indiana Jones e quella fantascienza col cuore che non si prendeva troppo sul serio. E proprio nel prendersi in giro da sola si rendeva credibile. Tutte le nostre citazioni attingono alla cultura di quegli anni e non sono mai fine a se stesse. Servono ad arrivare dirette al cuore dello spettatore, una sorta di "bypass emotivo".

Il passaggio dall'online alla tv ha richiesto modifiche allo spirito originario della serie?
Non abbiamo avuto nessun condizionamento, ci hanno dato praticamente carta bianca. Non siamo però  riusciti a spostare il pubblico del web in tv. Questo perché la conquista più grande di internet è stata la conquista del tempo, la possibilità di vedere ciò che si vuole in qualunque momento. E' difficile competere con questa opportunità.

Il web come un modo per ingaggiare il pubblico dei più giovani e portarlo in sala.
Il web è una palestra di strada perché la rete sa essere davvero spietata. Ma i pubblici sono diversi. Il cinema ha una dignità maggiore in termini di fruizione, la visione sul grande schermo è un rito adatto più al cinema d'autore. La vera sfida è riuscire a portare in sala il pubblico "comodo" del web anche per una commedia, in un momento in cui la pirateria rende tutto disponibile online e subito.  

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