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BARI. A poco più di sessant’anni dalla morte, avvenuta nel 1954, il Festival di Bari ospita un omaggio al leader cattolico e democristiano Alcide De Gasperi, tra i padri fondatori della nostra Repubblica, figura fondante per la storia politica europea. Il film documentario Alcide De Gasperi - Il miracolo incompiuto, realizzato da Franco Mariotti, popolare giornalista e operatore culturale, è una produzione Tetraktys srl in associazione con Istituto Luce Cinecittà, che lo distribuisce, e Amarcord.
Il documentario ripercorre la vita pubblica e privata dello statista trentino che ha contributo, da protagonista, alla ricostruzione del Paese, nell’arco di una vita vissuta tra dominazione austriaca, due guerre mondiali, dittatura fascista e dopoguerra. Fino al difficile compito di tenere unito un paese ferito dalla guerra, dissestato nell’economia e diviso dalle ideologie, suo grande avversario politico dell’epoca era il leader del PCI Palmiro Togliatti.
Vita e opere di De Gasperi scorrono grazie a un ricco materiale audiovisivo e fotografico proveniente dall’Archivio Storico Luce, le Teche Rai, l’Istituto Luigi Sturzo e la Fondazione De Gasperi. E grazie a preziose testimonianze di studiosi come Andrea Riccardi, Giuseppe Vacca, Giuseppe Sangiorgi; a personaggi come Nino Benvenuti e Teddy Reno; a registi come Francesco Rosi, Liliana Cavani, Giuliano Montaldo e Pupi Avati; a critici come Gianluigi Rondi e Tatti Sanguineti; a uomini politici e delle istituzioni come Luigi Mazzella, Emanuele Macaluso, Pierferdinando Casini, Giuseppe De Rita e la figlia dello statista, Maria Romana De Gasperi.
Il documentario restituisce dunque la figura spesso rimossa di quello che è stato un protagonista decisivo della democrazia repubblicana italiana, caratterizzato dalla fortissima ambizione europeista e di pace continentale.

Franco Mariotti quale struttura ha scelto per raccontare la vicenda politica di De Gasperi?
Dopo aver ricercato ed analizzato il vasto materiale bibliografico prodotto da chi ha raccontato la sua vita, mi sono orientato sul film documentario perché è la formula più adatta per ricostruire la figura e la parabola politica e umana di De Gasperi attraverso le oltre 30 interviste e testimonianze raccolte e le immagini d’epoca provenienti dagli archivi.

Le sono stati di aiuto i precedenti lavori realizzati sulla vita di De Gasperi?
Non si possono dimenticare due produzioni molto importanti. Anno uno di Roberto Rossellini è un film girato in occasione del ventennale della morte dello statista. La seconda, più recente, è invece la fiction De Gasperi, l’uomo della speranza di Liliana Cavani e andata in onda sulle reti Rai. Ovviamente ho rivisto entrambe le opere, ma più che un aiuto, l’idea di confrontarsi con due grandi maestri su una figura complessa come quella di De Gasperi è stato uno stimolo, perché avevo già una mia idea di partenza.

Quale testo o saggio è stato importante per il suo film?
Un testo vero e proprio direi di no. Ci sono state, invece, molte curiosità narrate da alcune persone, come gli aneddoti raccontatimi dall’amico Beppe Sangiorgi, il quale in quel momento stava scrivendo appunto un libro sulla vita dello statista.

Ci sono state testimonianze che avrebbe voluto nel film ma non è stato possibile avere?
Certamente avrei voluto parlare con le persone che l'hanno conosciuto e che con lui hanno condiviso la sua straordinaria parabola politica e umana. Purtroppo però, fatta eccezione per la figlia dello statista, Maria Romana De Gasperi, queste persone non sono più tra noi.

Quanto sono stati determinanti i materiali d’archivio?
In un film documentario come questo sono fondamentali, soprattutto quelli che abbiamo reperito nell’archivio di Luce Cinecittà. Purtroppo non c’è quell’abbondanza di materiali che avrei voluto perché tanti momenti fondamentali della vita di De Gasperi non sono documentati. Ma non è colpa di nessuno. Quella di seguire ventiquattro ore al giorno la giornata dei leader politici è una moda del nostro tempo. Del resto, basta rivedere qualche “Settimana Incom” dell’epoca per accorgersi che, ai tempi di De Gasperi, le priorità erano considerate altre.

Quale difficoltà principale ha incontrato nel realizzare il film?
Difficoltà particolari non ne abbiamo incontrate. E’ stato un lavoro lungo e certosino, questo sì, perché per realizzare le oltre trenta interviste a personaggi di spicco del panorama politico e culturale italiano che avevamo pensato, c’è voluto più tempo del previsto.

Ha scelto, come voce narrante, Remo Girone.

Remo è un amico e la sua voce sta molto bene in questo film. Fin dall’inizio non ho avuto dubbi perché mi sembrava la più adatta, tutto sommato quella più somigliante a quella di De Gasperi, come tonalità e come tendenza.

Quale è “il miracolo incompiuto”citato dal titolo?

Il miracolo incompiuto, o parzialmente compiuto, è la creazione di un’Europa come quella sognata da De Gasperi. Un’Europa di popoli e di ideali, di solidarietà, di sviluppo e di pace. Del resto sarebbe bastato rileggere i suoi scritti e di altri grandi del dopoguerra per capire che un’Unione Europea basata esclusivamente sui numeri dell’economia, sul PIL, sui decimali del deficit, anziché sugli ideali e sulle persone, era fatalmente destinata ad incontrare grandi difficoltà. Il fallimento dell’Europa, concepita alla fine del secolo scorso prevalentemente come unione economica, è sotto gli occhi di tutti. Manca una politica estera comune ed ogni problematica, dal terrorismo all’immigrazione, alla crisi economica mette in crisi quel vincolo di solidarietà che, invece, dovrebbe caratterizzare il rapporto fra stati uniti da un denominatore comune. Quella solidarietà che, invece, sognavano i coraggiosi come De Gasperi che, dopo la fine del secondo conflitto mondiale, iniziarono ad immaginare gli Stati Uniti d’Europa.

Ritiene che De Gasperi sia stato dimenticato, rimosso nel mondo politico, nonché tra i cattolici?
Qui c’è un paradosso, perché sono in molti a rivendicare la sua eredità politica, poi, però, non si può non constatare che De Gasperi sia stato un po’ dimenticato, non solo dal mondo politico ma anche da quello cattolico.

Non crede che il suo film in fondo induca questa riflessione: che c’è una grande differenza tra un grande leader politico di ieri e quello di oggi?
Sicuramente si, perché la missione di De Gasperi era quella di mettersi al servizio del paese, di  preoccuparsi dei deboli. De Gasperi si è sempre occupato delle minoranze: nel periodo studentesco a Vienna, fece il sindacalista in difesa degli operai che dovevano lavorare 14 ore al giorno. Durante il ventennio fascista si oppose alla violenza ed ai soprusi del regime e per questo finì anche in prigione. Al suo debutto come presidente del Consiglio alla Conferenza di Parigi, con il cappello in mano, chiese aiuto per l’Italia scusandosi per le morti e le distruzioni causate da una guerra certamente da lui non dichiarata. 
 

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