Lino Banfi, a 80 anni scrittore e coppia con Zalone

Al Festival di Lecce l'attore comico pugliese ha ricevuto l'Ulivo d'oro alla carriera. "Sto ultimando il racconto della mia vita che sarà in libreria a settembre e ho un'ideuzza di un film con Zalone"


LECCE. “Ho un’ideuzza, ma ci vuole un attore giovane accanto a me. Ho buttato l’amo, non so se abboccherà, ma mi piacerebbe fare un film in coppia con Zalone. Potrebbe essere la storia di un padre e un figlio, di due generazioni diverse. Siamo molto amici io e Checco, ci sentiamo spesso per telefono, ma non l’ho ancora incontrato dopo il successo del suo film”. Lino Banfi, insieme a Maria Grazia Cucinotta, ha inaugurato il Festival del cinema europeo, con il film per le famiglie Asino vola di Paolo Tripodi e Marcello Fonte, nel quale presta la voce all’asino Mosè. E’ stata anche l’occasione per ricevere l’Ulivo d’Oro alla carriera, un regalo inatteso per l’80° compleanno che s’avvicina. “So che il sindaco e la città di Bari stanno organizzando una serata speciale al Teatro Petruzzelli con la consegna delle chiavi della città e una rassegna dei miei film curata dal regista Gennaro Nunziante. Questo mi fa piacere, dopo essere stato accusato di essere filo salentino”.
 
Banfi come festeggerà questo traguardo?
Con la mia famiglia oppure mi faranno una festa grande a sorpresa in qualche bel ristorante di Roma. E poi il nuovo direttore di RaiUno Andrea Fabiano, barese, mi ha promesso che tutta la giornata dell’11 luglio sarà dedicata a me, da ‘Uno Mattina’ fino al telegiornale della notte. E siccome nel periodo estivo va in onda questo programma ‘techetechetè’ realizzato con i materiali delle Teche Rai, verranno riproposti tutti i vecchi pezzi dei miei varietà.

Presto conosceremo Banfi scrittore?
Sto ultimando il racconto della mia vita, lo consegnerò a metà maggio, perché esca in libreria a settembre. Il titolo che vorrei, ma con la Mondadori poi deciderò, dovrebbe avere qualcosa che richiama gli ottant’anni, “ho(t)tanta voglia”, e nei tre zeri che compongono il numero 80 tre foto delle mie età, di quand’ero giovane, a 40 e appunto a 80 anni.

In Asino vola per la prima volta presta la voce, senza apparire.
Me l’ha chiesto Maria Grazia Cucinotta e l’ho fatto volentieri, ma non è la prima volta. Ho già doppiato, insieme ad Anna Mazzamauro e Paolo Villaggio, un bambino nero rotondetto in un film americano, Senti chi parla 2.

L’Ulivo d’oro alla carriera è il primo premio che riceve in Puglia?
Credo di sì… c’hanno messo un bel po’.

Tra cinema e tv più di 120 titoli, qualche rimpianto in una carriera iniziata nei primi anni ’60 con la coppia comica Franco Franchi e Ciccio Ingrassia?
Nessuno, se non quello della fatica di far entrare nella testa di molti benpensanti e critici di un certo tipo che sono un attore completo per l’età che ho, un attore che può fare ruoli comici e drammatici, ma non voglio essere definito un grosso attore, il termine grosso mi infastidisce. I tanti film che ho interpretato non sono così impegnati da entrare nei festival veri. Una volta con Maurizio Costanzo volevo organizzare il controfestival di Canne, il paese della famosa battaglia vicino a Foggia, che noi in dialetto pugliese chiamiamo nello stesso modo in cui i francesi pronunciano Cannes. Avremmo dato premi ai film, ‘alle putanete cotte e mangiete’. Ho avuto una bella soddisfazione quando il festival di Assisi ha fatto una rassegna dei miei film e fiction. Ricordo che arrivarono tanti giornalisti pentiti, e Marco Giusti, che è sempre stato pro Banfi, aprì l’incontro.

Nessun David di Donatello o Nastro d’argento?
Una volta ho detto no a Gian Luigi Rondi e ci rimase male. Mi chiese di consegnare un David. Risposi che non facevano un buon servizio a far consegnare il premio a un attore da uno come me che non fa parte di quel giro, dissi di chiamare un altro.

Un personaggio a cui è molto affezionato?

Un personaggio drammatico che ho inventato e interpretato nel film tv Vola Sciùsciù. Un adulto povero che non parlava ma ragionava da bambino, un personaggio realmente esistito a Canosa, di nome Antonio, soprannominato Sciùsciù, riprendendo una delle poche parole che spesso ripeteva. Mi faceva tanta tenerezza. Celli e Zaccaria, all’epoca rispettivamente direttore generale e presidente della Rai, visto il successo de Il medico in famiglia, mi diedero la possibilità di realizzare questo soggetto poetico con attori americani e tedeschi per poter entrare nel mercato internazionale.

Il film che ha significato la svolta della sua carriera?
Il commissario Lo Gatto di Dino Risi che feci a 50 anni. E poi i film a episodi. Ai produttori di titoli come La liceale…, La professoressa…, dicevo sempre poi mi date un ruolo nei film di Pozzetto, di Celentano. E così sono arrivato a fare cose più carine.

Il regista con il quale è stato in maggior sintonia?
Mariano Laurenti che ha che firmato la maggior parte dei miei film, ora è anziano… Ci guardavamo in faccia e ci capivamo subito. E poi Neri Parenti.

L’attrice più simpatica sul set?
Edwige Fenech è sempre rimasta la mia amica segreta, nel senso c’era più confidenza avendo lavorato parecchio insieme. Poi Laura Antonelli, è stato un bellissimo ricordo della mia vita, lei ha ricambiato questo affetto che c’era tra noi, tanto da lasciare scritto prima di morire: “Ricordatevi di avvertire Lino”.

E’ vero che lancerà sul mercato anche un marchio agroalimentare?

Si chiamerà Bontà Banfi e la mia faccia servirà a garantire la bontà e genuinità di una decina di prodotti pugliesi.

Lecce 2016

Lecce 2016

Francesca Manieri: così scrivo il sequel di Smetto quando voglio

“Il tentativo è di fare quella che noi definiamo l’epopea comedy cioè immaginare una saga all’americana però con un tono di commedia" spiega la sceneggiatrice che firma con il regista Sydney Sibilia e Luigi Di Capua lo script dei due Smetto quando voglio - Reloaded e Revolution, le cui riprese in contemporanea sono iniziate prima di Pasqua. Ha anche cosceneggiato Nella battaglia di Francesca Comencini con protagonista Lucia Mascino, ciak il 6 maggio, e il drammatico Acqua santa di Laura Bispuri

Lecce 2016

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Lecce 2016

Nella gelida Reykjavík la vita di un 40enne mammone

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