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MILANO - Iris scompare in pieno centro a Parigi subito dopo aver pranzato con il marito Antoine, un prestante banchiere. Il meccanico Max, ex galeotto pieno di debiti, sembra essere il responsabile del rapimento. È solo l'incipit di Iris, il nuovo film di Jalil Lespert dopo il biopic su Yves Saint Laurent, un thriller ricco di colpi di scena, intrighi e mistero accompagnato in concorso al Noir in Festival dal suo regista, che si è ritagliato il ruolo del banchiere e si è fatto affiancare da Romain Duris, Charlotte Le Bon e Camille Cottin. Remake del giapponese Chaos di Hideo Nakata, il film di Lespert lavora sul tema del doppio e innesta nel meccanismo di genere un discorso legato alla crisi economica e alla possibilità di diventare vittime delle banche.

Lespert, cosa l'ha spinta a realizzare questo remake?
Ho scoperto la sceneggiatura di questo film nel 2011, prima di conoscere l'originale giapponese. Arrivava da un produttore americano che aveva già al suo attivo i rifacimenti di alcuni film asiatici, tra cui The Departed. Questa storia mi ha attratto perché aveva toni scuri, erotici. Della sceneggiatura, poi, mi piaceva che si inscrivesse nella tradizione del noir ma contemporaneamente se ne allontanasse imponendo una propria personalità. Applica i codici del thriller per poi tradirli in modo molto originale.

Viene da pensare a suggestioni hitchcockiane, ma anche a Gone Girl.
Quest'ultimo è uno dei migliori thriller che ho visto ultimamente, ma è stato per me un punto di riferimento anche La donna che visse due volte per l'elemento del doppio: è un omaggio a un cinema che amo.

Ha pensato sin da subito di prendersi il ruolo di uno dei protagonisti?
No, non era previsto che recitassi. L'ho fatto banalmente per motivi produttivi, perché costava meno, e poi perché Romain Duris ha insistito perché fossi io il suo antagonista. Non avevo mai recitato prima in un mio film.

C'è un discorso contro le banche che percorre il film...
Sì, ma non ne è il cuore, questo è un noir, un film di genere. Quando è stato scritto Iris era appena esplosa la crisi dei mutui subprime e naturalmente questo elemento c'è, ma io me ne sono un po' allontanato. Al centro ho messo piuttosto una riflessione sul rapporto di ognuno di noi con la verità, sulle false piste, su ciò che significa amare e tradire.

Nel film c'è un Romain Duris piuttosto diverso da quello a cui siamo abituati.

Trovavo interessante proprio sperimentarlo su un altro registro, è un grande attore che poteva essere credibile e lui stesso ha voluto fare Iris perché aveva voglia di incarnare un ruolo un po' diverso dal solito.

Iris è ambientato a Parigi, la sua città.
Era perfetta per gli stilemi del thriller, ma anche per darmi la possibilità di stare molto addosso ai personaggi e poi improvvisamente lasciare che si perdessero nella città. Amo filmare la mia città, è magnifica e mi piace approfittarne, ma non è facile girarci un film. Ho anche girato uno spot per incentivare il turismo a Parigi: abitavo vicino al Bataclan e il 13 novembre ho sentito gli spari e sono rimasto traumatizzato. Ero molto motivato a fare una campagna per dire che Parigi non è caduta, che è troppo forte per soccombere a qualche terrorista brutale.

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