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De Francesco, l'uomo del banco dei pegni
Carmen Diotaiuti

Nel film d’esordio di Irene Dionisio, 'Le ultime cose', ha vestito in maniera impeccabile i panni di un cinico perito del Banco dei pegni. Aggiudicandosi così una candidatura ai David

Nel film d’esordio di Irene Dionisio, Le ultime cose, presentato alla scorsa Mostra di Venezia (Settimana della Critica) e subito dopo in sala con Luce Cinecittà, ha vestito i panni di un viscido perito del Banco dei pegni di Torino. Un uomo di mezz’età, cinico, corrotto, che sottostima gli oggetti lasciati in pegno da un’umanità variamente disperata per rivenderli poi al miglior offerente del mercato nero che anima i marciapiedi fuori dal banco. Per questa sua interpretazione impeccabile, tagliente e molto apprezzata dalla critica, Roberto De Francesco si è aggiudicato la candidatura come Miglior attore non protagonista ai David di Donatello 2017, insieme a Valerio Mastandrea (Fiore), Massimiliano Rossi (Indivisibili), Ennio Fantastichini (La stoffa dei sogni) e Pierfrancesco Favino (Le confessioni).  I vincitori saranno annunciati la sera del 27 marzo in una cerimonia condotta per il secondo anno consecutivo da Alessandro Cattelan e trasmessa in diretta su Sky. 
Oltre al già citato Le ultime cose, De Francesco non è nuovo alla sfida delle prime volte. Nonostante vanti lunghe e proficue collaborazioni con registi come Nanni Moretti e Mario Martone, ha prestato ultimamente il volto nell’esordio al lungometraggio di Antonio Morabito (Il venditore di medicine) e ha partecipato al debutto da regista di Valeria Golino (Miele), riuscendo a regalare a personaggi, anche non di primo piano, un ruolo memorabile all’interno del racconto, rendendoli a volte addirittura centrali nella narrazione e sottolineando così l’ironica ambiguità di un termine come “attore non protagonista”. 

Nonostante lunghe e proficue collaborazioni con registi come Nanni Moretti e Mario Martone, non si è tirato indietro alla sfida degli esordi. Com’è stato lavorare con la giovane regista esordiente Irene Dionisio per “Le ultime cose”?  
Un’esperienza appassionante e interessante. Le ultime cose è un film in cui abbiamo tutti creduto molto a partire dal produttore Carlo Cresto Dina. Sentivamo, e condividevamo, l’urgenza della regista di portare a termine questo racconto sul debito, in cui il banco dei pegni è un luogo metaforico di deriva, non solo fisica ma anche psicologica. Abbiamo tutti messo nel film un grande sentimento e impegno per un tema così scottante, cercando di renderlo al meglio e di essere in ogni momento seri ma non troppo seriosi. 

Come è entrato a far parte del progetto?
In maniera molto classica: ho partecipato a vari provini fatti dalla regista. Nonostante la sua giovane età mi ha dato subito l’impressione di essere un persona molto determinata, che sapeva bene cosa voleva sul set. Un aspetto che ha una grande importanza per un attore. 

Come ha accolto la notizia della candidatura ai David di Donatello?
Onestamente quando è arrivata la candidatura è stata una vera sorpresa, non me l’aspettavo. Il film è stato molto ben accolto dalla critica e abbiamo sempre riscontato grande passione da parte di chi lo ha visto. Ma ha avuto un’uscita faticosa, un po’ schiacciato al box office dalle grandi produzioni che in quel momento erano sul mercato. Credo che questa candidatura sia un modo per accendere un ulteriore piccolo riflettore sul film. 

Lei è un interprete poliedrico che si muove da sempre tra cinema, teatro e televisione. A cosa sta lavorando in questo momento?
Attualmente sono impegnato in una tournée teatrale con l’avvincente dramma di Georg Büchner, Morte di Danton, con la regia di Mario Martone. Lo spettacolo ha esordito a teatro lo scorso anno e sarà prossimanamente anche a Napoli (Teatro Mercadante), Firenze (Teatro della Pergola) e Roma (Teatro Argentina). Ci sono all’orizzonte anche alcuni progetti cinematografici ma è presto per parlarne, è tutto ancora in via di definizione.
 
 
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