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Peter Marcias: i silenzi dei frati e le parole dell'associazione LGBTQ
Stefano Stefanutto Rosa

Il regista sardo presenta al Festival del Cinema Europeo il documentario Silenzi e Parole che uscirà in Sardegna dal 6 aprile fino a Pasqua distribuito da Luce Cinecittà

LECCE. Anteprima nazionale nella sezione 'Cinema e realtà' del Festival del Cinema Europeo per il docufilm Silenzi e Parole di Peter Marcias, che uscirà in Sardegna dal 6 aprile fino a Pasqua distribuito da Istituto Luce Cinecittà, e poi toccherà alcune piazze italiane. L’autore mette a confronto e in comunicazione due realtà in apparenza molto distanti tra loro, ma accomunate da principi ispirati alla solidarietà umana e alla partecipazione civile.
Uno sguardo approfondito alla Quaresima dei Frati Cappuccini del convento di S. Ignazio e alla Queeresima dell'Associazione ARC, nata nel 2002 a Cagliari e attiva nel difendere e promuovere i diritti della comunità L.G.B.T.Q. l’acronimo per  Lesbica, Gay, Bisessuale, Transgender e Queer.

Da un lato i silenzi sono associati ai riti cristiani seguiti da un pubblico numeroso e devoto, dall'altro le parole di giovani e meno giovani che perseguono con impegno un'idea di civiltà. Silenzi e Parole è prodotto da Camillo Esposito per Capetown in collaborazione con la Fondazione Sardegna Film Commission.

Marcias come è nata l’idea di questo confronto a distanza ma intrecciato tra queste due realtà, queste due comunità così lontane, una profondamente religiosa, l’altra a vocazione laica?
Mentre giravo La nostra quarantena ho sentito parlare delle iniziative dell'associazione ARC che da anni si batte in Sardegna per i diritti L.G.B.T.Q. e mi ha incuriosito la parola Queeresima. Quaranta giorni di attività sul territorio isolano volte a sensibilizzare il cittadino su tematiche riguardanti l'omosessualità, le malattie sessualmente trasmissibili, l'omofobia, una mobilitazione che culmina in una fiaccolata per le vie di Cagliari. Mentre invece i Frati Cappuccini del convento di S. Ignazio nel periodo di Quaresima, attraverso la preghiera e l'aiuto concreto, sostengono ogni giorno famiglie intere e persone che hanno perso la fiducia in loro stessi e nel prossimo, avvicinandoli a Dio attraverso il silenzio. Di qui è nata  l'idea di raccontare un'Italia sotterranea, un luogo di confronto fatto da due entità distinte, destinate forse a non incontrarsi e tuttavia ben definite.

Sembrano due mondi lontani, diversi, eppure che cosa glieli fa sentire così vicini?

Hanno molto in comune, in primis  perché sono persone che si occupano di altre persone. Ed hanno la forza di farlo, e non è da tutti. In questo momento storico ci vuole una grande pazienza, e questa virtù ce l’hanno entrambe le realtà. Mi sono trovato di fronte una Chiesa nuova e una Società diversa. A partire dalla raccolta di numerose interviste, dibattiti, soprattutto incontri pubblici e privati, ho affrontato questo film come un viaggio, ho scavato all'interno della vita segreta e le passioni di questi individui. Ho trovato, così almeno mi pare, una nuova concezione di democrazia.

In fondo il suo film vuole far dialogare questi due mondi. Pensa che nella vita quotidiana ciò sia possibile?
Certo. Il dialogo tra persone serie  è sempre sotterraneo. In questo caso, ho provato solo a farli dialogare a livello filmico. Spero possa aprire un dibattito, è un progetto a cui tengo molto.

Come è stato accolto dalle due comunità, in che modo si è fatto accettare, come ha lavorato accanto a loro? 
Le due comunità erano a conoscenza del suo progetto e in quale contesto sarebbero state utilizzate le riprese?
Nel dubbio assoluto, non ho mai chiarito ad entrambi l’idea che avevo in mente, anche perché all’inizio avevo solo alcune suggestioni. Il produttore Camillo Esposito peraltro era molto preoccupato, ma come mi capita spesso, essere preoccupati è un buon segno, suscita un’emozione. I frati sono uomini di Dio, soprattutto umili, non fanno tante domande, mi hanno assecondato tantissimo. Io sono stato abbastanza invadente, e mi hanno “regalato” belle immagini del quotidiano.

Alla fine che cosa dovrebbe accadere nello spettatore?

Lo spettatore troverà qualcosa di nuovo, gente comune che s’impegna per il prossimo senza avere nulla in cambio. Ho solo mostrato entrambe le realtà, nessun giudizio. Ognuno a fine film tirerà le conclusioni.

I silenzi sono dei frati e le parole sono dei militanti dell’Arc?

Sì, intendevo quello, anche se a volte stavano più in silenzio i militanti dell’Arc. Ho frequentato entrambi i luoghi nei momenti liberi che mi ritagliavo da altri progetti. Un modo di riposarsi e allo stesso tempo di capire meglio. Poi un lungo periodo di riprese, tante interviste, messe, riunioni. Ore e ore di materiale realizzato insieme al direttore Maurizio Crepaldi con grande passione e discrezione e che solo il montatore Andrea Lotta, che mi conosce bene, poteva analizzare con la “lente d’ingrandimento”.

Ha mostrato a loro il film , quali le reazioni?

No, di proposito ho sempre fatto in modo di non mostrarlo. Voglio vedere la reazione in sala, sono curioso e preoccupato, ma credo che sia il posto giusto. Sarebbe stato riduttivo dopo anni di lavoro, inviare un link oppure dare un dvd. La sala sarà la “prima” volta per tutti.
 
 
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