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BOLOGNA - In un certo senso sono gli antenati di Jeeg Robot. Film come Dorme di Eros Puglielli (1994) o Apollo 54 di Giordano Giulivi (2007), I rec u di Federico Sfascia (2012) e Vigasio Sexploitation di Sebastiano Montresor (2010). A basso budget e spesso circolati in percorsi alternativi, sfatano un mito: che noi italiani non siamo capaci di praticare il fantastico e il soprannaturale. Lo dimostra la retrospettiva curata dal critico Raffaele Meale, da un’idea di Carlo Tagliazucca, e intitolata Apocalissi e basso costo. Ospitata dalla diciannovesima edizione del Future Film Festival, che parte stasera a Bologna con l’attesa anteprima di A Monster Calls di Juan Antonio Bayona (e che si chiuderà domenica 7 maggio con Alien: Covenant di Ridley Scott), propone una serie di titoli non troppo noti ai più che spaziano dall'horror alla fantascienza. Cinecittà News ha intervistato il curatore di questa interessante rassegna che si concluderà con una tavola rotonda a cui prenderanno parte Federico Greco, Roberto Leggio, Donatello Della Pepa, Luca Ruocco, Federico Sfascia e Lorenzo Bianchini.

Perché il cinema italiano sembra nutrire scarso interesse per i generi del fantastico, tanto praticati da altre cinematografie e tanto amati dal pubblico di tutto il mondo?
È un serpente che si morde la coda. Non c’è un interesse delle produzioni e distribuzioni ufficiali e quindi i film, che pure esistono, come dimostreremo in questi giorni a Bologna, non arrivano al grande pubblico. Lo chiamavano Jeeg Robot è un’eccezione, ma c’è un mare che si agita lì sotto.

Secondo lei questi autori vogliono restare in “semi-clandestinità”, lavorando in una nicchia dove sono liberi di muovere la loro creatività o accetterebbero di entrare nel mainstream?

Alcuni di loro ambiscono a muoversi in totale libertà, ma credo che più o meno tutti, se ricevessero delle proposte adeguate, si lancerebbero. Il focus di Bologna vuole appunto portarli alla ribalta.

Anche Mainetti racconta di aver avuto molte difficoltà con il progetto di Jeeg Robot, che proprio in questi giorni sta uscendo nelle sale in Francia.

Le difficoltà le ha avute, certamente. Ma Lo chiamavano Jeeg Robot è un film su cui si è deciso di investire e infatti ha avuto eco mediatica e riscontro di pubblico.

Il suo successo servirà a smuovere le acque?
 
Ci credo fino a un certo punto. Sono passati due anni, dall'uscita di Jeeg Robot, e non ho ancora visto figli di quel progetto.

Come spiega questa reticenza tutta italiana?  

Mario Bava, nume tutelare del genere horror, in un’intervista degli anni ’70, disse che in Italia una storia di vampiri ha poca eco perché questo è il paese del sole e del mare. Abbiamo creato il giallo all’italiana, ma nel fantastico ci sono problemi storici legati alla ricezione del pubblico, sia in Italia che all’estero dove il soprannaturale all’italiana interessa meno.

Ha fatto qualche scoperta curando il focus?
Erano quasi tutte opere che conoscevo già, ma qualche piccola scoperta c’è stata. Abbiamo alcune anteprime assolute: il corto Olivia di Alessandro Izzo, ad esempio, ambientato in un mondo post apocalittico dove solo i bambini sono sopravvissuti.

Cosa possiamo imparare dal fantastico?

In una produzione nazionale in crisi, anche nella commedia, che è sempre stato il nostro genere per eccellenza, il cinema di genere prodotto negli ultimi vent’anni potrebbe dare una scossa creativa.

Ha trovato punti di contatto tra gli autori scelti?

Hanno varie cose in comune, ad esempio i riferimenti letterari. C’è molto Lovecraft e una buona dose di Edgar Allan Poe in loro. Poi il desiderio di mettere in scena il paesaggio italiano in modo non consono: infatti si spazia da Manziana a Udine, dal Lago di Martignano a Foligno, dal Delta del Po a Vigasio.

Che tipo di distribuzione hanno questi film?

Raramente arrivano in sala. Si vedono in rete e nei festival di settore, in Italia e in Europa. Vincono premi: Apollo 54 ha vinto a Brooklyn, Dorme di Puglielli è stato ripreso da Distribuzione Indipendente, altri sono usciti in dvd.

Qual è lo spettatore tipico di questi lavori?

Un incrocio tra lo spettatore del cinema italiano e lo spettatore dell’horror. Ma non è detto che il pubblico tipico dell’horror vada a vedere questi titoli. Comunque sono persone giovani e curiose, ma la controprova l’avremo in questi giorni a  Bologna.

Una curiosità: perché i film horror escono prevalentemente d’estate?

Forse perché i nerd non vanno in vacanza.

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