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Terzo capitolo della saga Cattivissimo me, che conferma le sue linee guida ma si rinnova con due imprevedibili nuovi protagonisti: il gemello di Gru, Dru, un “Sandy Marton” cartoonato, ricco allevatore di maialini in un luogo paradisiaco, Freedonia, aspirante Cattivissimo, e Balthazar Bratt, bambino prodigio della tv anni ’80, adesso adulto, che mai ha risolto l’accettazione della sua parabola discendente nel mondo dello spettacolo. È lui a incarnare in assoluto l’atmosfera di questo capitolo della “saga”, gli anni ’80: dall’abbigliamento all’uso della gomma americana, che diventa un'arma pericolosa, dal walkman, icona di quegli anni, alla musica, protagonista imprescindibile, non soltanto dal punto di vista strettamente sonoro, quanto fino allo scontro finale nella simbolica, e tutt’altro che infantile, “duello dance”.

La colonna sonora annovera brani di Michael Jackson, Pharrel Williams, e Yo Contigo, Tu Conmigo, brano composto appositamente e interpretato dal gruppo pop colombiano di successo dei Morat con Álvaro Soler. Max Giusti in questa occasione non solo fa parlare il Cattivissimo Gru, ma anche il fratello gemello, Dru; accanto a lui, Paolo Ruffini (nella versione originale doppia Trey Parker, creatore di South Park), voce dell’antagonista, Balthazar Bratt; infine la cantante Arisa (nella versione originale doppia Kristen Wiig: L’Era Glaciale 3, I Simpson, Sausage Party), che presta la voce a Lucy, la super cattivissima eroina moglie di Gru.  Ci sono anche gli adorabili Minions. Non deludono, ma questo è un film con protagonista Cattivissimo, in cui la tribù dei pupazzetti gialli fa da corredo, con alcune piccole sequenze o gag dedicate che li rendono irresistibili, ma non protagonisti, come erano nel film appena precedente.

Cattivissimo Me 3 è diretto da Pierre Coffin (dal 2010 già regista dei precedenti tre lungometraggi della saga, oltre che della serie tv Pat&Stan) e Kyle Balda (regista di Minions e animatore, tra gli altri, di The Mask, Mars Attacks!, Toy Story 2, Monsters&co.)

Giusti, come è cambiato in 7 anni il personaggio di Gru?

Non amo i cartoon ma Illumination non è mai stucchevole, fa citazioni, mostra manie, propone tematiche. Semplicemente, questo è un film, ma fatto in animazione. Di Gru è cambiato il timbro di voce, come è cambiato il direttore del doppiaggio, da Fiamma Izzo a Marco Guadagno. Come ha gestito il doppiaggio di ben due voci? Prima ho ritrovato Gru. Poi ho fatto tutto Dru, un lavoro di respiro obbligato con il diaframma. Bisognava lavorare su un’idea di similitudine, ma differenziare. È stata durissima, quasi 20 giorni di doppiaggio. Una sfida, molto macchiosa, ma alla fine sembrano due attori differenti.

Lei, Ruffini, che uso ha fatto della voce?

Sono rimasto afono, faccio un pazzo che urla! Misurarsi con attori così perfetti come quelli originali ti fa sentire responsabile, anche per il fatto che stai doppiando la felicità di milioni di bambini.

Quindi, che lettura fa del film?
C’è una sorta di catarsi. In un momento in cui vanno di moda gli scontri su Internet, qui si sceglie la ‘duello dance’, idea di battaglia da comunicare ai bambini.

Tutti e tre, per doppiare vi siete ispirati a qualcuno?
Giusti: Gru aveva in passato un forte accento da immigrato dell’Est, qui un po’ passato al gemello. Questo Gru è nato di fantasia, in studio. Per Dru ho seguito le indicazioni dagli USA, più cartoonesco e di testa.

Ruffini: Maurizio Seimandi.

Arisa: Gli attori originali sono perfetti, ho cercato di essergli fedele.

Che rapporto avete con i vostri personaggi?
Giusti: Gru mi ha fatto essere figo agli occhi dei (miei) bambini. Vincente, pur essendo grasso e difettoso.

Ruffini: Non gli invidio la ‘piazza’ in testa, ma invece amo i suoi vestiti. Bratt è un cattivo comprensibile però, deluso dal sistema spettacolo.

Arisa: Lucy per me è un esempio, combattuta tra carriera e famiglia, ma lei si muove con maestria e leggiadria. Vocalmente ho scoperto dei colori della mia voce che non conoscevo.

In scena, non c’è una famiglia tradizionale.

Giusti: Non ci sono regole. I miei Natali in famiglia sono pieni di persone di ogni estrazione e provenienza.

Arisa: Dobbiamo esercitarci ad acuire i ricettori del cuore, circondarci solo di chi ci vuole bene.

Qual è il vostro rapporto con gli anni ’80?
Giusti: È stata l’età dell’imprinting della positività. È la coperta di Linus con cui la mattina mi alzo, ascoltando la musica. Ruffini: Io sono rimasto lì: ho fatto un musical, ne ho scritto. Erano gli anni delle VHS, di cui sono un grande collezionista. Ho tatuato addosso Arnold, icona della serialità tv di quel periodo. Gli anni ’80 sono gli ultimi che ancora resistono come mito pop.

Arisa: Sono nata nell’82 e ho vissuto appieno i ’90, ma gli ’80 mi piacevano, come per le musicassette da registrare. Era anche un tempo di serenità per le famiglie.

Se aveste dei Minions, cosa gli fareste fare?

Giusti: Tagliare l’erba. Ruffini: I fatti vostri, Magalli è un Minion.

Arisa: Le pulizie. 

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