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ORTIGIA - Sordomuto e analfabeta, che dopo 45 anni di manicomio è diventato un artista riconosciuto in tutto il mondo. E' la storia di Bobò, il personaggio che Pippo Delbono annuncia di voler raccontare nel suo prossimo film, e che per ora porta a teatro insieme a Madame Butterfly e Cavalleria Rusticana. All'Ortigia Film Festival l'attore e regista racconta i suoi prossimi progetti.

Sta preparando un nuovo film?

Sì, adesso voglio fare un nuovo film, ma che fare? Boh! C’è però una storia che mi accompagna che si chiama Bobò, è una storia straordinaria, di una persona unica e irripetibile… una persona a cui è stata data la cittadinanza onoraria di Aversa. Prima gli è stata tolta, è stato messo in manicomio e poi, per i suoi meriti, gli è stata data onoraria. Adesso è stato nominato anche cavaliere delle arti a Parigi, la storia straordinaria di un uomo che è arrivato al Pompidou, a Versaille, che ha fatto spettacoli in tutti i teatri del mondo ed è stato una vita in manicomio… Mi piacerebbe un po’ provare ad entrare in questa vita che va assolutamente raccontata. Di mio farei solo vacanze ma abbiamo delle responsabilità, come è stato fare Vangelo, dobbiamo fare delle storie anche nostre. Poi riprendo l’Opera, con Madame Butterfly, Cavalleria Rusticana, con protagonista figurante proprio Bobò, che faro all’Opera di Roma. Poi sto già preparando una cosa al Pompidou, dove mi hanno dato carta bianca… dunque queste vacanze fino a settembre me le voglio fare al massimo.

Andrà a Locarno per Gli Asteroidi di Germano Maccioni?


Sì, sono attore in questo film, ma non volevo andare… ma ho chiesto una camera d’albergo bella, con vista sul lago… me l’hanno data e allora ci vado (ride). Bisogna anche un po’ fare vacanze se no si diventa fanatici del lavoro e poi rischi di diventare auto-innamorato solo di questo lavoro. Vacanza vuol dire anche riordinare la vita, mettersi a guardare intorno con curiosità, a guardare la tua vita e a ricominciare un po’ tutto… sono tempi che bisogna darsi.

L’Ortigia film Festival le ha affidato la serata finale; una lettura dal vivo, con musica e cantante solista, di un testo da Leonardo Sciascia che ha a che fare con i migranti...

Il titolo è Il lungo viaggio ed è un racconto di povere persone che partono per l’America dalla Sicilia con un battello, poi credono di arrivare in America ma invece sono tornati di nuovo in Sicilia. È un racconto simbolico di come in fondo la storia è sempre uguale, storia che si ripete. Son cambiate le persone, ma gli scafisti sono gli stessi, chiedevano i soldi come oggi… Il problema è che noi dimentichiamo sempre.

Con i rifugiati ha fatto Vangelo, come mai ha scelto loro?

Vangelo è stato il film che mia madre voleva facessi. Avevo allora un problema agli occhi, ero stato appena operato e sono andato in questo centro di rifugiati ad Asti. Queste ferite che avevo mi hanno permesso di stare li in mezzo a queste persone senza pensare a cosa dovevo dire, perché dovevo dirlo… È stato più un film nel guardarli, poi gli ho proposto di raccontare il Vangelo, portando dentro persone alcune cristiane altre no, ma non è quello che conta, l’importante è il cammino tra persone che non si conoscono.

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