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TORINO. Dickens-L’uomo che inventò di Natale di Bharat Nalluri è un biopic letterario che rivela gli aspetti meno noti della vita del famoso scrittore inglese Charles Dickens, autore della favola natalizia per eccellenza nella letteratura mondiale, “Canto di Natale”. Il film, presentato al Torino Film Festival nella sezione “Festa Mobile” e in uscita il 21 dicembre distribuito da Notorius Pictures, racconta l’affascinante percorso che ha portato alla creazione del personaggio di Ebenezer Scrooge, del piccolo Tim e degli altri popolari protagonisti di “Canto di Natale”, mescolando momenti della vita reale di Dickens ed elementi fantastici.

Nella Londra Vittoriana lo scrittore - interpretato da Dan Stevens - si confronta con i suoi primi insuccessi e a causa delle richieste della sua numerosa famiglia e delle sue abitudini stravaganti, si ritrova quasi senza soldi, con la smania di scrivere un altro best seller. Tormentato dal blocco dello scrittore e alle strette con il suo editore, inizia a coltivare un’idea geniale: una storia natalizia che sia in grado di catturare l’immaginazione dei suoi fan e al contempo riesca a risolvere i suoi problemi economici.
Dickens lavora senza sosta, giorni e notti, in una corsa contro il tempo per pubblicare la sua novella prima di Natale, entro sei settimane. Isolandosi dal mondo, si mette all’opera tra i contrattempi della famiglia e del dissoluto padre - l’attore premiato ai Tony Jonathan Pryce – ma concentrarsi è impossibile.
Comunque lavorando fino a tarda notte, mette insieme i suoi ricordi per dare forma ai fantasmi del Natale del presente, del passato e del futuro, posizionandoli in rotta di collisione con il tirchio misantropo Ebenezer Scrooge - interpretato dal premio Oscar Christopher Plummer.
Il film è tratto dal libro “The Man Who Invented Chirstmas: How Charles Dickens’s A Christmas Carol Rescued His Career and Revived Our Holiday Spirits” (2008) di Les Standiford che descrive nel dettaglio quelle sei settimane intense e creative.

Bharat Nalluri, che rapporto ha con la figura e letteratura di Charles Dickens?

E' stata la mia passione fin da piccolo, ho letto ‘canto di Natale’ quando avevo 11 anni e posso dire solo ora che ha cambiato la mia vita. Mi ha insegnato che cosa significa il Natale perché la mia famiglia non lo festeggiava. Ho capito che cosa è questo periodo di festa e come Dickens è riuscito a reinventarlo con grande cuore e passione. Quando affronta questo evento non ci parla dei divertimenti, delle feste, di tutti quegli elementi che lo compongono, dalle castagne arrostite ai falò. Dickens voleva insegnare e far capire quanto fosse importante maturare uno spirito umano, un umanesimo nei confronti del proprio prossimo. Ed è questo il suo genio, nonostante lui fosse un consumato e abilissimo narratore di storie, aveva proprio desiderio che queste storie arrivassero al pubblico in una maniera umana così come noi registi desideriamo che i nostri film vengano visti dagli spettatori. Le sue sono storie che rivelano i sentimenti, le sensazioni degli esseri umani.

Anche lei ha vissuto come Dickens dopo un successo un blocco artistico?
Io stesso quando riscuoto un notevole successo, mi ritrovo in quel limbo dove non so se riesco a uscirne o meno e mi terrorizza questo momento. Mi rendo conto che avrei bisogno di una certa distanza dal successo  per riuscire a tornare con i piedi per terra. Spesso le persone che lavorano nel mio ambito si trovano in questa situazione quasi di congelamento. La paura li paralizza, non riescono ad andare oltre pensando a come replicare o superare il grande successo ottenuto. Mi è piaciuto molto lavorare su questo momento preciso della vita di Dickens quando a 31 anni è come una rockstar famosissima che deve pubblicare il suo terzo lp e non  sa come andare avanti. E' disperato perché vuole continuare a scrivere, avere altri successi, è giovane, vuole cambiare il mondo. Noi siamo abituati a un’immagine un po’ stereotipata di Dickens più anziano. Qui invece è un narratore molto spontaneo, mosso in quel periodo da una spontaneità ingenua per raccontare le sue storie.

Come è avvenuta la scelta del cast?

Abbiamo cercato immediatamente un attore che impersonasse il nostro Dickens così entusiasta, giovane, vitale, doveva essere la nostra rockstar letteraria e ci siamo imbattuti in Dan Stevens che aveva sia l’aspetto giocoso e comico che volevamo sia la profondità che gli chiedevamo nelle situazioni più impegnative. Dan è riuscito a rappresentare entrambi i mondi ed è stato perfetto. Girando poi nei teatri di posa di Dublino abbiamo avuto la fortuna di lavorare con attori teatrali londinesi straordinari che conoscevano tra l’altro molto bene il lavoro di Dickens. E nel cast c’è anche un attore italiano Cosimo Massimo Fusco che interpreta il decoratore che lavora nella casa di Dickens.

Ha mai pensato di ricavare una serie televisiva?
C’è sempre spazio per lavorare sul corpus di Dickens, non ne abbiamo mai abbastanza del suo lavoro, delle sue rappresentazioni che hanno davvero cambiato il nostro mondo. La BBC per il prossimo anno organizzerà un’enorme retrospettiva su di lui che è davvero un narratore molto importante che continuerà ad avere grande fama e sarà sempre rivisitato. Con un mio amico stavo appunto pensando di sviluppare una serie tv  sulla sua vita come giornalista, sui suoi primi passi nel mondo della letteratura. 

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