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COMO - "Ho interpretato un viceispettore da fumetto e mi sono divertito tantissimo!". Lorenzo Richelmy, ventisettenne attore già passato per la ribalta internazionale grazie alla serie TV Marco Polo, parla con entusiasmo della sua esperienza in La ragazza nella nebbia, debutto alla regia dello scrittore Donato Carrisi in cui ha recitato al fianco di Toni Servillo. In veste di giurato del 27° Noir in Festival è tornato a immergersi nelle atmosfere cupe e inquietanti del cinema noir, reduce dal set milanese di un cortometraggio realizzato per Armani.

Richelmy, qui a Como fa lo "spettatore professionista" di cinema noir, è un genere che la appassiona?
Non sono fan di un genere specifico, amo tutti i tipi di cinema, ma il noir l'ho studiato da attore al Centro Sperimentale e sono rimasto folgorato da L'infernale Quinlan di Orson Welles. E poi ho sempre pensato a Blade Runner come a un grandissimo noir, più che a un film di fantascienza.

Cos'è che rende grande un film noir? 
A me piace essere catturato dall'atmosfera del racconto, dalla sua potenza mitica. Come giurato cerco soprattutto un grande personaggio.

Tra poco la vedremo però in un film di tutt'altro genere...
Sì, in primavera uscirà Una vita spericolata di Marco Ponti, una commedia pulp on the road che parla di due ragazzi di provincia del nord che vivono in miseria e, all'improvviso, si ritrovano pieni di soldi. C'è molta azione: sparatorie, inseguimenti, macchine infuocate... Sono felice di averne fatto parte perché di film così, tutti appoggiati su giovani protagonisti, in Italia se ne fanno pochi.

Nel cast ci sono Matilda De Angelis ed Eugenio Franceschini, che ha sostituito Domenico Diele...
Di quella vicenda voglio dire una sola cosa: è stata una tragedia per tutti.

Recentemente ha girato anche un altro film italiano decisamente fuori dagli schemi...
Si tratta di Ride, di Jacopo Rondinelli, il primo film interamente girato con le Go pro. Ne sono protagonista con Ludovic Hughes: siamo due sportivi acrobatici che partecipano a una gara estrema per aggiudicarsi il ricco premio in palio. In Ride sono stato spericolato: ho potuto correre, improvvisare, sperimentare una libertà d'azione mai provata prima al cinema. Avendo costantemente una camera attaccata addosso io e gli altri interpreti ci siamo trasformati in "operattori". È un esperimento di azione pura con tinte horror.

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