/ INTERVISTE

ISCHIA - Chi ha visto anche solo una puntata di Gomorra – La Serie o l’omonimo film, saprà con certezza cosa sono Le Vele di Scampia: il simbolo di uno dei quartieri più malfamati d’Italia protagoniste, con il loro microcosmo di criminalità brutale, dei fatti di cronaca degli ultimi anni, portate alla ribalta, appunto, dai citati progetti cinematografici. Il documentarista Andrea Rosario Fusco ha deciso però di dare a questa realtà un nuovo volto, quello umano, prendendo la macchina da presa e raccontando dall’interno le persone che abitano questi fatiscenti palazzi e le loro storie, soprattutto ora che un progetto di rigenerazione territoriale di aree urbane degradate ha deciso di demolirle per costruire appartamenti nuovi da destinare alle famiglie.

La serie di cinque puntate, scritta dal regista insieme a Gianluca di Maro ed Enzo Sacchettino, è stata pubblicata in maniera inusuale interamente sulla piattaforma YouTube, per essere accessibile a tutti: “Per far arrivare il prodotto nella nostra epoca ti basta un click, metterlo on-line, e tutti ne possono usufruire. L’idea di Skampia è venuta dopo un altro lavoro che ho fatto, girato in un carcere di massima sicurezza in Perù, L’Odore dell’Inferno, l’abbiamo messo on-line e dopo un anno Mediaset l’ha comprato e trasmesso su Italia1. È una forma di distribuzione alternativa. Il format di Skampia è a puntate perché volevamo che le persone si affezionassero ai personaggi e avessero modo di metabolizzare le loro storie.”

Come è riuscito ad entrare in un mondo così chiuso come quello di Scampia e, soprattutto, a far in modo che le persone si confidassero con lei?

“Ci ho provato per anni, appena ho avuto l’occasione l’ho colta perché la verità è che le persone hanno voglia di raccontarsi, di parlare del loro vissuto. Noi abbiamo utilizzato un Virgilio particolare che è Danielino, uno dei protagonisti di Gomorra- La Serie, Daniele è un ragazzo che quando si sono spenti i riflettori si è ritrovato con una marea di problemi e guai, a sedici anni è finito in una rissa che lo ha portato in uno stato di detenzione minorile e poi affidato ai servizi sociali. Fortunatamente, ad un certo punto della sua vita, si è reso conto che non voleva fare la stessa fine del suo personaggio, ovvero o marcire in galera o morire”.

Si è fatto un’idea di quello che sarebbe Scampia senza le sue Vele?

“Non credo che siano Le Vele il vero problema, ora la gente ha voglia di cambiare abbiamo incontrato tante persone che vogliono emanciparsi e uscire da quella realtà, non è un caso se il finale del nostro documentario sia fatto di sorrisi, abbiamo deciso di chiuderlo in questo modo per racchiudere le speranze di queste persone che nonostante la tanta sofferenza non hanno mai perso il sorriso, oltretutto è stata una costante di tutti quei giorni di riprese, siamo stati circondati da persone sorridenti e allegre. Ci tengo a sottolineare che un aspetto importante del nostro lavoro è stato quello della musica di accompagnamento, non volevamo assolutamente utilizzare una musica che potesse essere uno stereotipo classico del dramma che viene usata di consueto per alcune tematiche, in questo il compositore Sergio Cirillo ci ha fatto un grande regalo”.

Quale sarà il suo prossimo lavoro, si tratterà sempre di un progetto sociale?

“Mi piacerebbe realizzare un lavoro sugli abitanti dell’Aquila a quasi dieci anni dal terremoto, quella è gente che le telecamere hanno dimenticato. Ci sono macerie ovunque ancora oggi, al di la di quello che si vede in TV, vorrei portare alla luce delle storie per far capire cosa vuol dire vivere all’Aquila adesso, nella realtà post sisma, non lo so neanche io ma vorrei scoprirlo. “

VEDI ANCHE

ISCHIA FILM FESTIVAL

Ad