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"Marina" fa cantare il Belgio (e non solo)
Cristiana Paternò
In Belgio è in testa agli incassi e ha superato anche Gravity, in Italia uscirà l'8 maggio con Movimento Film, dopo l’anteprima ad Alice nella città. Marina, prodotto dai fratelli Dardenne insieme a Cristiano Bortone, con contributi della Regione Puglia e una partecipazione di Rai Cinema, diretto da Stijn Coninx (fu candidato all’Oscar nel ’93 con Padre Daens) è a tutti gli effetti italo-belga, come il suo protagonista, Rocco Granata. Ed è dalla sua biografia che prende le mosse la vicenda. Figlio di immigrati calabresi divenuto famoso in tutto il mondo con una hit del 1959 che ancora in tanti canticchiano, “Marina” appunto. E qui al Festival di Roma la celebre canzone è tornata a risuonare con l’orchestra del Maestro Taddei e la voce dell’autentico Rocco Granata. Che ha anche rivelato come nacque quel successo mondiale: “Stavo improvvisando alla fisarmonica in un locale e ho notato la pubblicità di una sigaretta che si chiamava proprio Marina e che forse non è neanche mai stata messa in commercio”. Insomma, non c’è nessuna bella ragazza mora dietro quel nome, anche se il film ci ricama sopra, immaginando una storia d’amore contrastata.

Ma la vicenda è soprattutto incentrata sul conflitto tra padre e figlio. Il padre (Luigi Lo Cascio) è un musicista dilettante costretto a emigrare dalla provincia di Cosenza in Belgio, a Waterschei, per lavorare in miniera portando con sé la sua famiglia. “Quest'uomo ama la musica ma ha il problema della concretezza del vivere e cerca di imporre al figlio un principio di realtà, ecco perché si oppone al suo desiderio di fare musica”, racconta Luigi Lo Cascio, premiato dai ragazzi dell’Agiscuola con un riconoscimento che va alla sua carriera, dai Cento passi a questo ruolo. “All’epoca in Belgio c’erano leggi severe che imponevano ai figli degli immigrati di continuare a lavorare in miniera e li escludevano persino dalle scuole, temendo che la cultura potesse in qualche modo elevarli”, racconta. Mentre Coninx spiega: “Immigrazione e integrazione sono temi che mi hanno sempre interessato. E quando nel 2007 Rocco Granata mi ha chiamato e mi raccontato la storia della sua vita perché voleva farne un film, ho pensato che era soprattutto la sua infanzia e meritare di essere narrata. Ancora oggi, ovunque, ci sono milioni di famiglie che lasciano la propria patria per trasferirsi altrove portando con sé i loro bambini che si ritrovano stranieri in un paese di cui non conoscono la lingua”. Racconta ancora Rocco: “In Italia avevo studiato musica e in Belgio iniziai a suonare nei piccoli caffè dove venivano gli immigrati, che erano soli ed erano felici di poter ascoltare canzoni italiane. Mio padre mi diceva di smettere e mi mandò a fare il meccanico. Poi ho conosciuto uno che vendeva juke box e gli ho chiesto aiuto per fare un disco. Volevo incidere Volare, perché il mio mito era Mimmo Modugno, con cui poi ho avuto anche la fortuna di lavorare, ma poi è venuta fuori Marina”. Nel cast anche Donatella Finocchiaro nel ruolo della mamma, l'italo-belga Matteo Simoni (ha dovuto "studiare" il dialetto calabrese per prepararsi alle riprese) in quello del giovane Rocco, la ragazza di cui si innamora Evelien Bosmans, e il bambino Christian Campagna. 
 
 
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