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BARI. Giorgio Colangeli per l'esordio di Francesco Ghiaccio, Un posto sicuro, interpretato anche da Marco D'Amore, ha avuto il Premio Gabriele Ferzetti per il migliore attore protagonista nella sezione Opere prime e seconde. Un film drammatico ma positivo per l’attore romano perché mostra la possibilità di riscatto che ognuno ha dentro di sé. “E’ stata un’esperienza di vita quando ho girato a Casale Monferrato, non mi sembrava di recitare. Ho trovato una grande coesione ideale in questo dramma collettivo. Si spende molto in dolore, ma si ricevono in cambio consapevolezza e senso civico - dice Colangeli - Le grandi tragedie aiutano a cambiare il punto di vista”.

Casale Monferrato, cittadina che ha contato oltre 1200 vittime a causa della più grande fabbrica d’amianto. Un padre, Eduardo, e un figlio, Luca (Marco D’Amore), non si frequentano da tempo, tra loro è calato il silenzio degli anni che viene interrotto dal cancro diagnosticato al padre. Entrambi capiscono che non ci sarà una seconda occasione. Mentre la città è alla vigilia della prima grande sentenza sull’amianto, Luca troverà la forza per rinascere, lottare e raccontare una storia fatta di dolori e gioie quotidiane.
“Io vengo da Casale e Marco D’Amore dalla Terra dei fuochi, due luoghi segnati da una disastro ambientale. Ci siamo conosciuti una quindicina d’anni fa alla Scuola Grassi di Milano  - racconta il regista Francesco Ghiaccio - nel 2005 abbiamo fondato la compagnia di produzione teatrale e cinematografica La Piccola Società. Quando era in corso l’iter processuale della fabbrica Eternit, ci siamo documentati, abbiamo intervistato tanti cittadini che ci dicevano con insistenza ‘Questo lo dovete dire’, ’Questa cosa non l’ho raccontata neppure ai miei figli’. Davanti a noi c’era una città in fermento che si sentiva abbandonata. E dopo circa un anno e mezzo di approfondimenti ci siamo convinti che tutta questa storia poteva diventare un film”.

Due riconoscimenti al film Due euro l’ora, presentato in concorso nella sezione Nuove proposte -Cinema italiano: il Premio Francesco Laudadio al regista Andrea D’Ambrosio alla sua opera prima di finzione (in precedenza è tra gli autori del documentario Biùtiful cauntri) e il Premio Artisti 7607 all’attrice protagonista Chiara Baffi.
Due euro l’ora racconta l’amicizia di due donne, ‘prigioniere’ in un paesino del Sud e alla ricerca di un cambiamento. La 17enne Rosa (Alessandra Mascarucci), in rotta con il padre spesso assente perché autotrasportatore, spera che il fidanzatino andato al Nord presto la porti con sé. La 40enne Gladys (Chiara Baffi), senza legami affettivi e tornata dal Venezuela con pochi soldi, vede in Aldo (Paolo Gasparini), un insegnate di palestra da poco conosciuto, la possibilità di una nuova vita. Nel frattempo sopravvivono lavorando, per 2 euro l’ora, in un garage senza finestre, trasformato in un laboratorio abusivo di maglieria, vessate da un padrone (Peppe Servillo) volgare e manesco.
Rosa e Gladys s’aiutano a vicenda, ma un incendio divampa accidentalmente nel laboratorio.

Il regista è partito da un fatto di cronaca accaduto nel 2006 nella provincia di Salerno, quando a causa di un incendio in un materassificio, posto in un sottoscala, persero la vita due operaie. “E’ un film sul lavoro, sull’amore e sull’adolescenza che fugge. L’idea iniziale era quella di raccontare il lavoro che non c’è, ma  ho deciso di raccontare il  lavoro, com’è oggi, attraverso le storie di donne che sperano che la vita possa cambiare - spiega il regista - Così si vive in molti paesi del Sud, inventandosi il lavoro per sopravvivere, senza piangersi troppo addosso, ma sperando ed aspettando sempre una vita diversa. Fino a che la realtà prende il sopravvento e i sogni svaniscono”.

Andrea Vasone, protagonista di The Plastic Cardboard Sonata, diretto Enrico Falcone e Piero Persello, ha ricevuto il Premio Artisti 7607 per il migliore attore protagonista. Vasone è il protagonista, senza nome, di una storia di solitudine metropolitana, di un malessere esistenziale vissuto in un’anonima periferia. Lì vive e lavora come agente immobiliare vendendo appartamenti tutti identici. Lo fa costruendo un quartiere perfetto con l’aiuto di un gruppo di figuranti retribuiti e diretti con precisione maniacale. Ma la realtà non è programmabile, e gli eventi lo obbligano a prendere di un nuovo contatto con l’imperfetta dimensione umana.
L’ispirazione di The Plastic Cardboard Sonata è nata dalla solitudine delle nuove periferie piccolo-borghesi che si sono recentemente sviluppate a Roma. “Simili quartieri sono popolati da una nuova specie di 'migranti', ovvero pendolari urbani che evitano scientemente qualunque contatto con il cuore pulsante della città - affermano i due autori - Tutte le periferie romane appaiono identiche: terre di nessuno dove vivono singoli individui che non s'integrano l’uno con l’altro, pur presentando tutti lo stesso vissuto. Siamo totalmente agli antipodi rispetto al popolo pasoliniano e alla sua autenticità umana, non soltanto per questioni di carattere concettuale e di estrazione sociale”. 

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