/ ARTICOLI

BARI. Un segreto mai raccontato, la colpa, la malattia, la vendetta sono i temi attorno ai quali ruota Senza lasciare traccia, primo lungometraggio di Gianclaudio Cappai presentato in anteprima al Bif&st nella sezione ItaliaFilmFest/Nuove Proposte e prossimamente nelle sale il 14 aprile, distribuito da Hirafilm e Il monello film.
Bruno (Michele Riondino) cerca di dimenticare un passato di cui porta i segni sulla pelle e dentro di sé, nella malattia che lo consuma lentamente. Di quel passato non ha mai parlato con nessuno, neanche con la dolce e affettuosa compagna (Valentina Cervi). Fino a quando Bruno ha l’occasione di tornare nel luogo dove tutto è cominciato: una fornace ormai in disuso e di proprietà di un uomo (Vitaliano Trevisan) che vi vive accanto insieme alla giovane figlia (Elena Radonicich), schiacciati dai debiti.
Nessuno dei due riconosce quell’intruso capitato lì, in apparenza per caso, né immagina le sue intenzioni. Per tentare di guarire, Bruno decide infatti di trovare un colpevole, individuare e misurarsi con  l'origine del suo male. Cercare tracce, cancellarle, provare a fermare l’intruso che è in lui.

“Il film è nato dopo un viaggio con un’amica colpita dal cancro che mi confidò la convinzione che la malattia era dovuta a un evento traumatico vissuto anni prima, ma che non volle raccontarmi - spiega il regista - Ho immaginato un evento traumatico, la reazione innescata e che cosa ci fa attaccare alla vita. Da qui sono partito per costruire una giornata particolare di cui è protagonista Bruno”.
"Tutti i personaggi di questa storia - continua Cappai - lottano per liberarsi da ciò che ha segnato per sempre la loro vita, per quanto abbiano cercato di dominarlo, nasconderlo o negarlo. Per questo sento l’anima di questa storia come un viaggio dentro la zona segreta che abita tutti noi, con cui si evita spesso di fare i conti, che si preferisce a volte non guardare pur sapendo che esiste". Il protagonista, Bruno, non ha mai svelato a nessuno il suo trauma segreto, non ha mai condiviso con qualcuno quel drammatico passato, ha accumulato tante parole non dette che deve gridare e reagire con la vendetta. Senza lasciare traccia esplora quel lato oscuro che il protagonista fa finta di non avere ma che sa esistere e quando si confronta con questa zona buia rischia perdersi.

Il film è stato girato nella Bassa lodigiana, in provincia di Piacenza, per restituire allo spettatore l’ambiente di un Nord indefinito, caratterizzato da un paesaggio freddo e privo di colore. Per Elena Radonicich il film ha rappresentato un’esperienza intensa sul piano psicologico e fisico, “si trattava di ricercare l’origine della colpa quando non è stata espiata”. La Radonicich, interprete anche di Banat, è al momento impegnata nella fiction poliziesca in 12 puntate La verità di Anna diretta da Carmine Elia e firmata da Carlo Lucarelli. “Il mio personaggio è doppio, seducente e aggressiva, e usa molto la sua femminilità”. Si gira a Trieste.

VEDI ANCHE

BARI 2016

Ad