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Amy Adams parla con gli alieni
Cristiana Paternò
Il canadese Denis Villeneuve - regista anche del seguito di Blade Runner - è ormai proiettato nel cinema spettacolare pur conservando il gusto dei temi a lui cari, in particolare l'andamento non lineare del tempo già al centro di Incendies che aveva debuttato a Venezia alle Giornate degli autori. Ora, dopo il poliziesco Sicario, tenta la carta della fantascienza d'autore con Arrival, proposto dalla Mostra scorsa in concorso e in sala dal 19 gennaio. Una superproduzione Usa che ha come protagonista una linguista poliglotta, capace di spaziare dal portoghese al mandarino al sanscrito. E' a lei che si rivolge l'esercito americano quando nel Montana atterra un enorme monolite. Si tratta di un'astronave aliena, identica ad altre undici scese in vari punti della Terra, dalla Cina alla Siberia. Non è chiaro se le intenzioni siano bellicose o amichevoli e nessuno riesce a comunicare con le strane creature (sembrano una grande mano con otto piedi). Ci proverà lei (Amy Adams) insieme a un matematico (Jeremy Renner) in pratica insegnando agli "eptapodi", così vengono battezzati, la lingua inglese e cercando di capire la loro, sulla base della teoria degli antropologi Edward Sapir e Benjamin Lee Whorf, che legano lo sviluppo cognitivo di ogni essere umano all'idioma che parla.

''E' una fantascienza ricca di emozioni'', sottolinea Amy Adams, anche in un altro film del concorso di Venezia, Nocturnal Animals di Tom Ford. E' stato il ''cuore emozionale'' di questa storia - c'è un grave lutto familiare nel passato, o forse nel futuro, della linguista - a convincere l'attrice ad accettare il difficile ruolo. "Il mio personaggio ti conquista sin dall'inizio, da quando vediamo scorrere il suo passato drammatico e capiamo l'umanità che ha dentro e la spinta alla comunicazione con gli altri. E' un'eroina del dialogo in uno scenario in cui c'è chi vorrebbe scatenare una guerra dall'esito incerto. Non ho mai pensato che fosse un film di fantascienza e il regista ha cercato di farci superare la barriera tecnologica in ogni modo'', spiega Amy Adams, pregando di non svelare la trama del film.

Una cosa però la rivela: la capacità del personaggio di vedere il futuro. Una dote che non vorrebbe condividere. "Sono la regina dell'ansia e conoscere il mio destino non credo che mi calmerebbe neppure se fosse tutto positivo". A quale film di fantascienza ha fatto riferimento? ''Sono cresciuta con E.T. è il mio preferito''. Al regista che le proponeva il ruolo come sempre quando riceve un progetto, ha chiesto perché voleva proprio lei. "Lo chiedo a tutti, se mi danno una risposta vaga, rinuncio, mentre Denis mi ha risposto che aveva bisogno di vedere i miei pensieri e io ero in grado di farli trasparire". Dovendo scegliere una parola per comunicare con gli alieni sceglierebbe "mamma''. E lo dice in italiano. 
Il film ha ottenuto due Golden Globe ed è stato segnalato dal Sncci come Film della critica. 

 
 
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