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Una studiosa di filosofia che si trova ad affrontare le difficoltà crescenti della maturità e la solitudine. E' il bel personaggio a cui dà vita Isabelle Huppert nel quinto film della regista francese Mia Hansen-LoveL'avenir, in Italia distribuito da Satine Film a partire dal 20 aprile con il titolo Le cose che verranno. Una pellicola che è valsa alla Huppert il premio come Miglior Attrice dell'Anno ai prestigiosi Critics' Choice Award di Londra e che, insieme alla vittoria del Golden Globe e alla candidatura all'Oscar per Elle ne conferma - se ce ne fosse bisogno - il talento eccelso e versatile. Orso d’Argento alla Berlinale 2016 per la migliore regia, applaudito al Festival di Torino, Le cose che verranno è ora tra le proposte dei Rendez-Vous con il cinema francese in corso a Roma.

Protagonista di questo ritratto femminile, mai scontato o banale, è Nathalie, un'insegnante di liceo piena di passione per il proprio lavoro e per gli studi che riscopre la libertà totale dopo che il marito ha scelto di andare a vivere con un'altra donna, la madre anziana e totalmente dipendente da lei è morta, i figli sono andati via di casa. Evita la scorciatoia di una relazione con un uomo più giovane, un ex allievo con cui coltiva una forte amicizia intellettuale, e fa i conti con il tempo che passa senza infingimenti. Consapevole di non avere più l'età per scelte rivoluzionarie, si rivela in grado di affrontare le emozioni negative che questo passaggio comporta, tra citazioni della scommessa di Pascal e di Jean Jacques Rousseau e con la costante presenza del gatto nero Pandora, che nessuno vuole, e che è apparentemente l'unica eredità della madre morta. Mentre i giovani si buttano con ardore nella politica e fanno figli, come è giusto che sia.  

“Sono stata attratta dal progetto - spiega Huppert - inizialmente per il desiderio di lavorare con Mia Hansen-Love e ho trovato stimolante il modo in cui il film descrive questa donna intellettuale, un personaggio che capita di rado nel cinema contemporaneo". E aggiunge: “E' opinione comune che se un film parla di intellettuali debba essere noioso e poco avvincente ma non è vero. Mi piace come Mia descrive questa donna in modo sensuale, leggero e giovanile".

In effetti la regista 35enne, enfant prodige del cinema francese, autrice di successi come la sua opera d'esordio, Tout est pardonné o il successivo Il padre dei miei figli, sembra aver trovato uno stile e atmosfere più maturi in questa pellicola dalla forte componente autobiografica, come gran parte del lavoro di questa autrice. Che ammette di aver aspettato dieci anni prima di mettersi a scrivere sul milieu intellettuale dei suoi genitori, entrambi professori di filosofia. “Nathalie - aggiunge - è l’incarnazione dell’emancipazione femminile. Ha una forza che la fa sopravvivere alle separazioni. Spero che questa sua libertà si possa rintracciare nel cuore del mio film”. Tra i punti di riferimento Eric Rohmer e il suo capolavoro Il raggio verde. “Per me è un regista che conta molto. E tra i suoi film che mi hanno influenzato non c’è soltanto Il raggio verde ma anche La mia notte con Maud. E' sempre difficile parlare di Rohmer, perché per me è una figura fondamentale. Sin da adolescente mi sono identificata nel suo mondo, nella sua verità, ho amato il modo in cui parlavano le sue attrici e la musicalità della lingua nei suoi film". Quanto al lavoro con Isabelle Huppert, che qui mostra sfumature nuove: "La sua forza la conosciamo tutti, ma io volevo che mostrasse una certa fragilità. E' qualcosa che ho potuto vedere incrociandola in altri contesti, fuori dal mondo del cinema: c'è qualcosa in lei che può essere molto infantile, che mi tocca molto. Mi interessava mostrare questa forma di tenerezza e il modo in cui si mescola con la sua autorità, la sua maturità".

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