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CANNES – Oggi è il giorno di Okja, il primo dei film Netflix, diretto da Bong Joon-ho, in concorso e al centro della polemica che sta diventando sempre di più il leitmotiv di questa70ma edizione del Festival. Appena spentesi le luci del Grand Théâtre Lumière già l’atmosfera si surriscalda. Appare il logo della celebre piattaforma di fruizione digitale – che, ricordiamo, qui produce anche e non assicura la distribuzione in sala della pellicola, di qui i dubbi del presidente di giuria Almodovar su quanto sia meritevole, a prescindere, di un premio come la Palma d’oro – e la sala si divide tra fischi e applausi. Non solo: il formato della proiezione appare decisamente sbagliato, tagliando le teste dei protagonisti. I boati aumentano, questa volta per segnalare al proiezionista che qualcosa va storto, ma ci vogliono diversi minuti prima che il film si fermi e la proiezione possa ripartire. C’è chi grida addirittura al sabotaggio. Prontamente il Festival manda un comunicato in cui spiega che "si tratta soltanto di problemi tecnici", e si scusa con gli spettatori.

In verità il film è risultato piuttosto apprezzato, con tanto di applauso finale (anche da parte di chi prima fischiava, evidentemente) nel suo mix di dramma, azione, commedia, un tocco di fantasy e anche tanta satira e riflessioni sul capitalismo e l’ecologismo, come forze contrapposte ma pur sempre all’interno del medesimo sistema. Okja è il nome di una scrofa gigante appartenente a una nuova speciale razza di maiali misteriosamente scoperta da una multinazionale, con lo scopo – chiaramente – di mettere a profitto la vendita delle loro carni. E’stata affidata a un fattore coreano che vive tra le montagne insieme alla sua nipotina, perché possa farla crescere in modo più naturale possibile. Tra la bambina e Okja c’è una tenera amicizia, ma le cose non stanno naturalmente come sembrano e presto le due saranno costrette a separarsi, con il rischio, per la suina, di finire in bistecche. La bimba parte allora alla riscossa, contro il volere del nonno, unendo le forze con un gruppo di bizzarri terroristi ecologisti e non violenti. E’ un film di genere, a suo modo, che ricorda perfino echi spielberghiani (E.T.) o i capolavori d’animazione di Miyazaki.

“Mi piacciono i film americani, specie quelli degli anni ’70 e anche quelli di Spielberg – dice il regista – Tutti i film alla fine sono archiviati in DVD, Blu-Ray – aggiunge poi in merito alla polemica – e in altri formati digitali dopo che sono stati proiettati per un po' nei cinema. Considerando l'intero ciclo di un film non penso che realizzare un progetto sostenuto da Netflix per me come filmmaker rappresenti una grande differenza. Ho adorato lavorare con Netflix, mi hanno sostenuto in tutto nonostante stessimo parlando di un budget molto importante, ho avuto totale libertà in ogni fase della lavorazione e per questo devo essere loro grato - ha detto il regista -  Io sono un grandissimo fan di giuria Almodovar per cui è già un'emozione pensare che vedrà il mio film e che ne parlerà, fosse bene o male".

Per Tilda Swinton, produttrice oltre che interprete di una spietata imprenditrice (ruolo con sorpresa, che non sveliamo) c'è spazio per tutti: "Il Presidente di giuria ha tutto il diritto di fare le sue dichiarazioni, noi non siamo venuti al festival per i premi, siamo venuti per mostrare il nostro film al festival avendo la meravigliosa opportunità e il privilegio di poterlo proiettare sul grande schermo. E poi diciamoci la verità: quanti bellissimi film visti durante i festival non arrivano sul grande schermo? Io sono convinta che ci sia spazio per tutte le piattaforme". Sulla questione ha qualcosa da dire anche Jake Gyllenhaal: "Per me è veramente una benedizione quando l'arte può raggiungere il pubblico, in particolare di questi tempi in cui siamo inondati di informazioni, qualche volta vere qualche volta false, per cui l'espressione artistica in qualunque forma venga per me è benvenuta".

“L’organizzazione di attivisti di cui parlo nel film - spiega poi ancora Bong Joon-ho – esiste veramente. Non sono d'accordo al 100% con i loro metodi ma apprezzo la loro buona volontà e la loro intenzione fare vivere in armonia animali e uomini.  Ho parlato con il loro leader e la mia intenzione non era mostrare gli attivisti come essere perfetti, ognuno ha i suoi difetti e il film non lo nasconde. Ma c'è da riflettere perché le loro intenzioni sono buone". "Sono cresciuta e ancora vivo circondata dagli animali, alcuni dei quali sono uomini – aggiunge Swinton – dagli animali possiamo imparare molto: ci danno continuamente lezioni di lealtà, di presenza, di semplicità. Il capitalismo ci ha resi tutti quanti consumatori ma questo film ci ricorda che siamo anche altro: che siamo esseri viventi in un ambiente naturale e con questo ambiente, con i suoi esseri noi dobbiamo avere una relazione". "Okja affronta lo scontro tra il capitalismo e l'amore per la natura e l'ambiente – conclude  Jake Gyllenhaal che compare nel ruolo di un bizzarro incrocio tra un veterinario e un divulgatore televisivo –  ho scelto di partecipare per il suo contenuto politico e la nostra posizione è molto chiara. Credo sia un tema che ha un particolare significato in questo momento storico: in particolare nel mio paese stiamo tornando indietro di alcuni decenni sulle tematiche della protezione dell'ambiente,  quindi non c’è momento migliore di oggi per far uscire questo film. Il film è un viaggio devastante attraverso il mondo degli allevamenti intensivi ma è anche una metafora del mondo che stiamo vivendo; questo mix tra realismo e significato metaforico funziona perché il regista è stato bravissimo a trovare un equilibrio, io vedendolo mi sono molto emozionato".

Applauditissima anche la giovane interprete coreana An Seo Hynn.

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