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Un lungo viaggio dentro l'identità ebraica, intesa come passaporto culturale e umano, non necessariamente religioso, perché, come dice uno degli intervistati, "non credo in Dio ma credo in me come ebreo". E' un interessante documento di questa ed altre contraddizioni Diaspora. Ogni fine è un inizio, il fluviale film di Luigi M. Faccini e Marina Piperno. Coppia nel lavoro e nella vita da 40 anni, nel 2013 hanno cominciato a percorrere il mondo alla ricerca dei familiari di lei, ebrei italiani che vediamo ritratti in una foto di gruppo nel '38, all'indomani delle leggi razziali: sono ad Anzio e trapela la preoccupazione per un domani nebuloso e incerto. Le persecuzioni li divideranno, qualcuno si salverà mentre altri saranno sommersi dalla marea montante del nazismo. Oggi, quasi ottant'anni dopo, Marina, produttrice che passa dall'altra parte della macchina da presa e si mette in gioco in prima persona, parte alla ricerca di quei cugini diventati americani o israeliani, ma sempre legati, se non altro nella memoria, alla doppia identità di ebrei e italiani. Pitigliano, il ghetto di Roma, New York, il deserto del Negev, Tel Aviv sono le tappe di questo viaggio di quattro ore. 

Girato con agili mezzi digitali (tablet e telefonini, ma anche una videocamera Go-pro che ha rischiato di essere sequestrata a Gerusalemme, perché i commercianti che evadono le tasse non gradivano l'essere filmati) Diaspora riassume e amplifica la poetica da caméra stylo di Faccini: "Non ho fatto scuole di regia, filmo solo le cose che mi piacciono in modo spontaneo perché il cinema per me è un fatto amoroso, un fatto di vita". 

Ed è davvero una dichiarazione d'amore questa immersione dentro al flusso potente della vita di una famiglia che porta con sé temi importanti, dalla Shoah alla nascita dello Stato d'Israele, dal sionismo, con il movimento dei kibbutz, al giudaismo riformato e alla questione femminile o femminista. "Una narratrice donna - spiega Faccini - per un certo mondo ebraico è devastante perché c'è un maschilismo ebraico forsennato. Anche se negli ultimi tempi si sta creando un'apertura alle donne e Marina è diventata quasi un simbolo di questa novità". Ecco allora la storia del matrimonio tra Ari Lev Fornari, ragazza diventata uomo, con Shoshana. "Ari - dice ancora Faccini - è rabbino in una comunità ricostruzionista, che dialoga col buddismo e cerca di allargare gli orizzonti oltre la Torah e il Talmud, è un ebraismo inclusivo, opposto a quello ultra-ortodosso diffuso in Israele, che fa liste di proscrizione nei confronti dei rabbini più aperti. Del resto il 70% degli ebrei americani non sono ortodossi".

Il progetto, che ha richiesto tre anni di riprese e uno di montaggio, è nato durante una visita ad Auschwitz. "Da quel momento abbiamo deciso di cercare i superstiti, figli e nipoti, fino alla terza generazione, ispirandoci anche al libro di Daniel Mendelsohn Gli scomparsi". E tra le fonti letterarie c'è anche Amos Oz, molto citato nel film "perché le sue parole servono a corroborare la nostra visione ed esprimere il nostro punto di vista con autorevolezza", come dice Marina, che si definisce laica e non osservante. "Da bambina non ho avuto un'educazione religiosa, eravamo, insieme a mio fratello, un po' allo stato brado. Neanche ricordo l'ebraico". 

Diaspora – Ogni fine è un inizio esce in edizione speciale: 4 dvd, un ricco apparato testuale e fotografico in confezione-album, che vuole riprodurre l’ispirazione ‘genealogica’ e la varietà di immagini e personaggi del film. Intanto continua il percorso internazionale con proiezioni a settembre a Barcellona al Festival ebraico e a ottobre a New York al Primo Levi Center.

Leggi anche il nostro articolo Luigi Faccini e la Diaspora ebraica

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