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LOCARNO. Tra i numerosi film italiani presenti all’edizione numero 70 del Festival di Locarno c’è, all’interno della sezione Piazza Grande, Amori che non sanno stare al mondo, ultima fatica cinematografica di Francesca Comencini. La pellicola è ispirata all’omonimo romanzo della regista, che sia nel libro sia nel romanzo ha voluto raccontare “con gioia e allegria un disordine amoroso e un dolore, perché quando si soffre per amore, quando si cercano le parole per rovesciare l’assetto delle cose si è disperate ma anche molto buffe”.

Protagonista di questo curioso racconto sull’amore e le sue inevitabili controindicazioni è Claudia, che ha il volto di Lucia Mascino, docente universitaria che non riesce a metabolizzare la fine della sua storia d’amore con il collega Flavio, interpretato da Thomas Trabacchi. Pure essendosi molto amati i due non sono stati capaci di capirsi e di incontrarsi e anche la loro rielaborazione del lutto è completamente differente: Claudia non si arrende all’idea che anche un grande amore possa finire, mentre Flavio preferisce gettarsi il passato alle spalle e arrendersi ad una nuova relazione meno passionale ma più rassicurante. Il film procede quindi avanti e indietro nel tempo raccontando la loro relazione dall'inizio alla fine, e lasciando alla voce fuori campo di Claudia il commento di essa.

Un racconto che diventa inevitabilmente una riflessione generale sull’eterno confronto-scontro tra i due sessi, una considerazione su cosa significhi oggi essere donna, in coppia ma anche da sole. “Non è stato facile interpretare il ruolo di Claudia – spiega Lucia Mascino – perché è un personaggio molto stratificato, ma il lavoro di lettura e discussione della sceneggiatura che Francesca Comencini ha fatto con noi attori prima di cominciare il film mi è servito moltissimo. Si è creato un clima molto bello in cui ci siamo sentiti liberi di proporre anche le nostre idee”. A pensarla così è anche Thomas Trabacchi: “Sono molto soddisfatto del lavoro che ho fatto. Molte battute e momenti del film che non erano previsti in sceneggiatura sono il frutto del continuo confronto che abbiamo avuto con Francesca. Prima delle riprese abbiamo passato ore nella sua mansarda a discutere dei nostri personaggi e delle scene e sono convinto che sia servito molto per aumentare il senso di verità delle battute e delle situazioni. Sono stato anche contento di poter interpretare un ruolo che mi appartiene poco, perché Flavio è molto distante da me: è un tipo di uomo che subisce, apatico, che ha bisogno di una donna che lo accudisca più come una madre che come una compagna”. “Tra me e il mio personaggio - commenta invece la Mascino - ho trovato diverse affinità. Anche io in amore sono dilagante come Claudia, spesso incontenibile e decisamente imprevedibile. Ho amato molto questo ruolo che mi ha premesso di lavorare su diversi registri, su quello comico che istintivamente mi appartiene di più così come su quello drammatico. Volevamo portare sullo schermo la figura di una donna che facesse ridere, piangere, che in certi momenti fosse anche insopportabile ma che alla fine non si potesse non amare…”.

E su quanto si può essere buffi, ridicoli e grotteschi quando si vive un amore contrastato ci dice ancora Francesca Comencini: “Il grottesco nelle situazioni amorose è dietro l’angolo. Quando si vive una storia con continue oscillazioni è quasi inevitabile… Abbiamo sussulti di ribellione, di rabbia che si alternano a momenti di totale depressione e carenza di autostima. Ed è su questo continuo movimento oscillatorio che ho cercato di costruire il personaggio di Claudia, un impavido Don Chisciotte che non accetta la realtà per inseguire i suoi sogni”. E Lucia Mascino, a chi le chiede se il suo personaggio ricordi un po’ la Monica Vitti di Amore mio aiutami, risponde sorridendo: “Monica Vitti? Magari. Anche solo il paragone è il più bel complimento che mi sia mai stato fatto…” Il film, prodotto da Fandango (che già aveva pubblicato il romanzo) uscirà in autunno sugli schermi italiani.

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