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In sala dopo aver vinto a Venezia la sezione Orizzonti il film Nico 1988 di Susanna Nicchiarelli, con Trine Dyrholm, Orso d’argento a Berlino per La Comune di Vinterberg, nei panni dell’icona e musa di Andy Warhol, modella dalla bellezza statuaria che, dopo l’esperienza come cantante dei Velvet Underground, in uno dei dischi più significativi e famosi della band, ha tentato di costruirsi una carriera solista e soprattutto una nuova immagine libera dalle frivolezze e dall’edonismo tipico degli anni ’80.

“Amavo moltissimo il disco dei Velvet con la storica copertina con la banana, uno dei più importanti della storia del rock, e a partire da quello mi sono appassionata al resto della vita di Nico, che tra l’altro era anche ne La Dolce Vita in una sequenza memorabile –dice la regista – Sono andata a vedere tutto quello che ha fatto dopo e l’ho trovato fantastico, ad esempio le colonne sonore dei film di Garrell. Cercavo la donna dietro all’icona. Ho letto libri, sono risalita ai suoi manager tramite internet e amicizie, da Domenico Petrosino che la seguiva in Italia e a cui è ispirato il personaggio di Thomas Trabacchi, a quello inglese, Alan Wise, con cui ho parlato a lungo e che purtroppo è recentemente deceduto. E poi il promoter cecoslovacco (ora ceco), che ha organizzato un concerto clandestino che nel film riportiamo esattamente per come è stato, mentre sulle tappe italiane abbiamo risistemato le date e gli avvenimenti in funzione narrativa. La frase che le ho sentito dire nelle interviste e che più mi ha colpita è ‘non ero felice quando ero bella’. E’ un’immagine oltre i clichet di una donna cinquantenne che rimpiange il passato. Si relazionava alla vita e alle sue tragedie con grande ironia e senza sentimentalismi, cosa su cui con Trine abbiamo molto lavorato. La bellezza era un peso, prima ci si appoggiava ma poi, crescendo, si centra come artista e come individuo, e se ne libera. Muore nell’88, un anno prima della caduta del muro. La sua banda di ‘Losers’ attraversa tutta l’Europa: l’Inghilterra della Tatcher, la nostra Italia democristiana, la Germania divisa in due, contrapponendosi anche a un certo tipo di trend musicale. Era selettiva col pubblico, perché cercando sempre il favore degli altri si fanno errori. Mi serviva un’attrice forte per incarnare un personaggio così complesso. Ho parlato anche con Ari, il figlio di Nico che nel film è interpretato da Sandor Funtek. Loro due si sono anche incontrati, perché vivono entrambi a Parigi, ma non ho ritenuto necessario che incontrasse Trine, la realtà a volte appesantisce i toni”.

“Sono molto diversa da Nico – commenta la danese Dyrholm, che è protagonista a breve anche a Toronto con il film You Disappear e al lavoro anche su una miniserie su Brecht e come regista su un serial – ma non intendevo imitarla, piuttosto entrare in connessione con lei, con la sua musica, col suo modo di muoversi, di sgranare gli occhi. Cantarne le canzoni è stato impegnativo e illuminante al contempo. Non ho bisogno di farmi di eroina per sapere cosa si prova, non devo necessariamente giustificare il mio personaggio, ma cerco delle fessure che mi mettano in contatto con lei, anche se non capisco tutto di lei. Non so dire chi sia Nico, ma posso immaginarlo, e questo basta”. 

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