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VENEZIA. Sono 6 i titoli italiani che partecipano al Toronto International Film Festival (7-17 settembre) tra cui 3 film visti alla Mostra veneziana: The Leisure Seeker di Paolo Virzì, Hannah di Andrea Pallaoro e il cortometraggio Mon amour, mon ami (Orizzonti) di Adriano Valerio, che è stato selezionato anche dal Milano Film Festival (29 settembre – 9 novembre). Fouad (39 anni) e Daniela (56), lui di Casablanca e lei di Bari, sono i protagonisti, presi dalla vita reale, di Mon amour, mon ami. Un giorno si sono incontrati a Gubbio, lei aveva bisogno di qualcuno che la aiutasse a fare la spesa e ad aggiustare la casa. A lui bastava un tetto. Hanno deciso di vivere insieme.
Daniela e Fouad si sono riconosciuti, hanno visto nell’altro le ferite profonde di un’esistenza difficile. Erano riusciti a superare un percorso di disintossicazione dallʼalcool. Si sono fatti compagnia, si sono aiutati, ascoltati, amati. Si sono divertiti infinitamente e si sono sentiti protetti lʼuno dallʼaltro, per due anni. Ma Fouad necessita di una delicata operazione ma per accedere ai servizi sanitari gratuiti, Fouad deve avere il permesso di soggiorno, negatogli a causa dei suoi precedenti penali. La soluzione è sposarsi con Daniela che all’inizio accetta.
Poi cambia idea, forse Fouad è innamorato e lei non può “sposare per finta qualcuno che è veramente innamorato”. Fouad deluso si sente rifiutato e ricomincia a bere e Daniela è costretta a chiedergli di andare via da casa. Ma non smette di pensare a lui. Il film comincia in questo momento.

Il cortometraggio nasce dall’incontro casuale prima con Fouad e poi con Daniela a Gubbio dove il regista era andato a presentare il suo film Banat. “Quello che mi aveva colpito e continua a colpirmi è la profondissima connessione tra i due e lo sguardo che l’uno ha sullʼaltro - racconta Valerio - Lʼentusiasmo della felicità dei primi giorni di convivenza, delle ore passate a parlare e a conoscersi, del piacere di trovare qualcuno, dopo tanta solitudine, che potesse capire lʼaltro in profondità”.
Quel prendersi cura reciprocamente, anche se la loro storia d’amore vive una battuta d’arresto, un momento difficile. “Quello che traspare nella loro vita è un profondo amore e un profondo rispetto reciproco, una misericordia vissuta per lʼaltro, un tempo sprofondato nello stesso baratro”.
Il regista ha trascorso molto tempo con i due protagonisti e racconta frammenti della loro esistenza ricorrendo a un meccanismo narrativo sospeso tra documentario e fiction. Una soluzione già sperimentata nei suoi precedenti corti 37°4S» (David di Donatello 2014 e Menzione Speciale al Festival di Cannes 2013) e Agosto (Menzione Speciale alla Mostra di Venezia 2015) 

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