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VENEZIA - Quando si tratta di provare a scovare le migliori opere prime in circolazione, i talenti più aperti al nuovo del panorama internazionale e le promesse autoriali più promettenti, guardare al futuro è un imperativo assoluto. Una sorta di missione che abbiamo abbracciato e portato avanti senza riserve o compromessi, provando a smentire l’idea di “crisi” o addirittura di “morte” del cinema, dimostrando che la settima arte è ancora materia non preconfezionata, vivida e pulsante, tutta da (re)inventare. Siamo particolarmente orgogliosi, quest’anno, delle scoperte della “nostra” Settimana Internazionale della Critica, delle decisioni prese sempre in gruppo, al seguito del delegato generale Giona A. Nazzaro, al secondo anno del suo mandato.

Con le 7+2 opere presentate in concorso e fuori concorso ci sembra di non essere venuti meno al nostro compito e di aver piuttosto contribuito a mostrare nuove vie. Aperte e irrinunciabili. Come indicazioni per il futuro, appunto. E, trattando di futuro, la seconda edizione di Sic@Sic, la rassegna di cortometraggi organizzata in collaborazione con Istituto Luce – Cinecittà, ha rivelato un manipolo di cineasti, giovanissimi, che promettono sin da ora di giocare un ruolo di primissimo piano nel cinema italiano dei prossimi anni. Citiamoli tutti, sono Letizia Lamartire, Elio Di Pace, Riccardo Giacconi, Manuel Billi, Hlep Papou, Alain Parroni, Francesco Di Leva. E non dimentichiamo i due corti posti in apertura e chiusura firmati da Bepi Vigna ed Enrico Pau.

Un programma ampio e articolato oscillante fra metafora e realtà, verità e messa in scena, cinefilia radicale, proposte glam e ultra-pop, che hanno superato ogni concetto di genere. Attraversando i colori di Pin Cushion di Deborah Haywood che contrastano una storia nerissima ambientata nelle periferie della classe operaia di Ken Loach, dove le inquietudini sensuali di Angela Carter incontrano le note più cupe del thriller all’italiana; oppure gli squarcianti colori fluo a ritmo di bubblegum-techno che la chick gang di Team Hurricane diretta da Annika Berg utilizza come arma contro il grigiore della mediocrità; o ancora, esplorando l’hinterland partenopeo ne Il Cratere di Silvia Luzi e Luca Bellino, dove un padre si smarrisce nell’ossessione cercando un’opportunità di riscatto attraverso il talento canoro della figlia (la rivelazione Sharon Caroccia); infine l’invito al viaggio e a smarrirsi nel blu intenso di DRIFT, solcando le acque dell’Oceano in una deriva sinestetica senza precedenti. Ma non solo: abbandonandosi a un’erranza senza meta nel nell’allegoria politica ed esistenziale dai sapori fantascientifici di Emre Yeksan Körfez (The Gulf), una vera e propria esplorazione degli spazi interiori in grado di ridefinire i contorni dell’odierna Turchia e di un’Europa che mostra tutti i sintomi di un’imminente catastrofe. Immaginare dunque la possibilità di un nuovo inizio facendosi travolgere dai tragici furori di una ragazza che – in Sarah joue un loup garou - Sarah Plays the werewolf di Katharina Wyss - racconta sempre verità non convenzionali e gioca con il teatro e con la morte. O ancora: un conflitto tra maschi, padri e figli che rispondono a muso duro alle asprezze della vita, ripresi con l’irruenza della macchina da presa di Natalia Garagiola in Temporada de Caza (Hunting Season), vincitore del Premio del Pubblico Siae. Ma forse la scoperta più sconvolgente e radicale, imprevista e imprevedibile, come un febbricitante sogno erotico, il fantasmagorico Les Garçons Sauvages di Bertrand Mandico, un sogno a occhi aperti in grado di innestare il cinema delle origini di Lang con le esoteriche sperimentazioni di Kenneth Anger.

Infine, l’evento di chiusura. Il magnifico e potente Veleno di Diego Olivares, accolto da una commovente standing ovation che sembrava non volere finire mai. Ambientato nell’hinterland casertano, interpretato da un cast affiatatissimo guidato da una sublime Luisa Ranieri, in un’interpretazione degna di Silvana Mangano e Sophia Loren, il film è un fiammeggiante e cupo melodramma politico in grado di triangolare Raffaello Matarazzo, Giuseppe De Santis e Salvatore Piscicelli. Tutto troppo bello per essere vero? No: tutto molto SIC. Arrivederci alla 33esima edizione!

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