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Appassionato musicista sin da bambino, Enzo D’Alò ha spesso utilizzato la musica quale imprescindibile compagna dei suoi racconti d’animazione: in questo nuovo film - Pipì, Pupù e Rosmarina. Il mistero delle note rapite - le note sono addirittura protagoniste del dubbio che pulsa nel cuore del racconto. Era il 1996 quando D’Alò esordiva sul grande schermo, con La freccia azzurra; sono arrivati poi La gabbianella e il gatto (1998) a confermargli il successo internazionale: da allora il regista ha realizzato altri tre lungometraggi – Momo alla conquista del tempo, Opopoz e Pinocchio – per creare infine il suo sesto film per il cinema.

Questo lungometraggio è la felice conseguenza di un successo televisivo: Enzo D’Alò, infatti, ha creato prima la serie animata con protagonisti i tre animaletti, rispettivamente un orsetto lavatore, un uccellino e una coniglietta, portandoli in un secondo momento sul grande schermo. Dal soggetto di Enzo D’Alò, per la sceneggiatura di Vincenzo Cerami, con la voce narrante di Giancarlo Giannini - confermata anche nel film - la serie viene trasmessa da otto anni sul canale Rai dedicato ai più piccoli, Rai Yoyo, oltre che su Raitre, ma approda adesso al cinema, con una misteriosa avventura musicale.

Sono state rubate le note musicali e i tre cuccioli sono stati incaricati di scoprire il ladro e di recuperare la musica, per allietare il Ferragosto agli animali del bosco. La strategia dei piccoli Pipì, Pupù e Rosmarina è la messa in scena della musica stessa, la rappresentazione di tre grandi opere classiche con il supporto di tutta la fauna, nella speranza che le note ne sentano il richiamo e così si sciolga il mistero del rapimento.

Nella creazione del film, un ruolo imprescindibile lo ha il disegno, magnifico, di Anna Laura Cantone, con la sua non perfezione estetica dei personaggi: “La mia filosofia è di non rappresentare il bello, minimizzare il difetto con la simpatia: mi diverte disegnare personaggi buffi, sproporzionati, questo è il mio modo di disegnare e alleggerire la realtà. Il mio grande maestro ispiratore è stato Jacovitti, qui anche Emanuele Luzzati”. 

Sul suo tratto suona la colonna sonora di Daniele Di Gregorio: “Con Enzo ci conosciamo da 35/40 anni, poi ci siamo incontrati, insieme a Paolo Conte, per La freccia azzurra. Una sera, anni dopo, mi chiamò dicendo che aveva sentito un mio cd, contenente un brano che scrissi per una scuola in cui insegnavo e che, a sorpresa, è ora la sigla. L’aspetto più complesso era trovare un punto comunicante tra i tre grandi autori delle opere in scena - L’italiana in Algeri, Don Chisciotte e Lo schiaccianoci. Da lì il tentativo è stato di scrivere musiche originali, un po’ da cinema ma non in assoluto: tutto molto complesso, ma credo abbiamo centrato l’obiettivo”. 

Dalla musica, alla voce, confermata quella di Giancarlo Giannini, narratore e guida dei tre piccoli animaletti protagonisti, insieme a quella di Francesco Pannofino, che presta la sua, rassicurante, a tre personaggi - Lupo, Mistafà e Tenebrone - e che del film ha detto: “È bello fare il cattivo, seppur un po’ alla buona. È più faticoso doppiare un cartone, perché sopra le righe. Mi sono anche divertito molto a cantare, trascinante. Il bello è aver dato sfogo alla creatività, perché non doppiavo, ho potuto creare proprio il personaggio. Evviva la tradizione del disegno animato!”. 

Grande maestro d’orchestra visiva, vocale e musicale, naturalmente Enzo D’Alò, per cui: “questo lavoro ha due padri: io con il lavoro che ho fatto all'inizio della mia carriera, con i bambini, con cui costruivo i film, per cui mi limitavo ad essere un tecnico, cogliendo tutto il resto della modalità di racconto da loro; il secondo papà è stato Vincenzo Cerami, che si sentiva un bambino di 6 anni quando scriveva queste sceneggiature: qui ho scritto per la prima volta da solo, cercando di seguire quella logica che ci aveva accompagnato per tutta la serie tv”. 

Serialità televisiva che ha anticipato la nascita di questo film, nella messa in onda sulle reti Rai - Rai Yoyo e Raitre - che ha sostenuto anche la realizzazione di quest’opera, qui nelle parole del direttore di Rai Ragazzi, Luca Milano: “Rai è molto contenta di aiutare a portare sul grande schermo un film di Enzo D’Alò, dopo Pinocchio. È un’opera diversa dalla serie tv, oltre la bellezza di guardare il tutto amplificato dallo schermo del cinema: questa è un’opera che nasce nell’incontro con la grande musica, creata apposta. Rimane un film d’avventura per bambini, genere non così ricorrente, e noi come Rai Ragazzi siamo soddisfatti di partecipare al sostegno di questo film, anche per la straordinaria quantità di talenti coinvolti, tra cui il contributo grande di Giancarlo Giannini e Francesco Pannofino, apprezzabile anche dagli adulti”. 

Gli ha fatto eco Giorgio Gosetti, che portò Pinocchio ad aprire Le Giornate degli Autori di Venezia: “Ringrazio Rai e la struttura di Luca Milano di aver scelto la Casa del Cinema per la presentazione, a conferma che l’animazione è cinema a tutti gli effetti. Dovremmo essere un Paese con un orgoglio per questo”.

Un lavoro corale, insomma, che la coproduttrice, con Aliante, Maricla Affatato ha tenuto a rinnovare, soprattutto nell’attenzione all’arte dell’attore: “Il lavoro che tengo a sottolineare è la scelta degli attori e delle voci, selezionati non solo perché famosi, ma perché capaci di rappresentare i personaggi come immaginati da Enzo. Da ricordare anche il direttore di doppiaggio, Riccardo Rossi, oltre ai bambini che hanno cantato con gli attori professionisti”. 

L’uscita del film e la sua commercializzazione prevedono la presenza in sala dal 16 novembre, con Bolero, in un centinaio di copie. “Il film verrà presentato al Cartoon Movie di marzo 2018, mentre nel frattempo realizziamo la copia in inglese e francese, per presentarci al meglio sui mercati internazionali”, ha precisato Enzo D’Alò. “Il film ha richiesto un budget di 2,5mln di euro, cosa che ci rende molto orgogliosi”, ha chiosato Maricla Affatato. 

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