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Una scatola più che un libro, un contenitore dei segreti del suo mestiere di maestro di cinema che, come un contenitore appunto, non è costituito da un’organizzazione preordinata, perché Tornatore si dice perplesso all’incoerenza di un diario tradizionale e infatti questo suo 'Diario Inconsapevole' non è un flusso cronologico volontariamente creato ma una raccolta di appunti, note, pensieri, sparsi nel tempo e raccolti dal tempo, che poi l’esigenza editoriale ha in qualche maniera messo in forma.

“Una raccolta di formati bizzarri, da pezzi molto brevi a lunghi racconti. Smonta e rimonta personaggi e luoghi comuni del cinema, con il filo rosso della passione, che va a contaminare tutto il resto, come la grande amicizia con Francesco Rosi, oppure la grande ironia di un Tornatore forse meno noto”, introduce Laura Delli Colli, presidente Sindacato Nazionale Critici e Giornalisti Cinematografici.

Tornatore lo racconta sin dal principio, dal titolo: “un titolo sincero, molti brani sono stati scritti anche nei momenti in cui ti rode dover scrivere, come quando ti chiedono un ricordo o una prefazione: scrivi senza poi ricordare. Io non ricordavo di aver scritto tutte quelle cose quando le abbiamo raccolte e scremate, da tante che erano. Non c’è mai stata una tentazione di pensarle perché finissero in un libro. Riprendendole in mano, però, mi son poi divertito a scoprire che c’erano incroci tra loro. Fosse stato per me, ad un certo punto, avrei aggiunto anche delle email, degli sms: è stato come mettersi le mani in tasca e scoprire dei bigliettini con gli appunti. Il titolo è nato in una riunione editoriale, mentre riflettevamo sull’idea che fosse in realtà un diario ma senza volerlo essere, quindi Inconsapevole”. 

Tornatore, un artigiano raccontatore di  storie, con un diario un po’ backstage di tanto suo cinema, forse anche di quello che non ha messo in scena, come sembra cinema puro leggendo quel passaggio in cui racconta di guardare le donne che lavano il telone del cinema a Cefalù, una scena che sarebbe potuta essere una sequenza di un suo film. Un diario d’amicizia, di amicizie: la meraviglia vive in un pezzo dedicato a Ennio Morricone - su cui il regista sta realizzando un documentario -  pregno di poesia quando racconta che il maestro compone nel sonno: “Non ho ancora capito se la gioia di realizzare i film sia stata superiore all’opportunità di incontrare persone straordinarie, anche quando burrascose, come Franco Cristaldi. Ho avuto il privilegio di aver fatto in tempo a conoscere la produzione del cinema italiano di una volta. Ho conosciuto la determinazione assoluta, Cristaldi ti faceva capire cosa fosse la narrazione e cosa gli orpelli”. 

La qualità di scrittura delle sceneggiature di Tornatore torna tra queste pagine, piene anche di gratitudine. Per il suo primo film, Il camorrista, considerato un progenitore di Gomorra: “Il film lo avevo realizzato prima del periodo delle serie tv, ma alcune persone, prima di queste, più volte mi hanno detto: ‘andrebbe riproposto a puntate’. Un episodio, che non conferma nulla, ma che forse ha in sé qualcosa di questo discorso è successo mentre andava in onda Gomorra, che non seguo: mi chiama mia madre e mi dice che stava andando in onda Il camorrista. Non so se ci sia un rapporto, questo non saprei dire. Di certo per me il film significò l’opportunità di fare altri film”.

Dal primo film ad un film che, chissà, potrebbe essere. Su “la Lettura” del “Corriere della Sera” è stato infatti pubblicato un soggetto inedito di  Tornatore, senza uno scopo, ma che in parecchi hanno notato e che lo stesso regista, riprendendolo in mano per l’occasione di questa pubblicazione, ha in fondo rivalutato: “Il tavolo era stato scritto poco prima de La leggenda del pianista sull’oceano: rileggendolo mi sono sentito come un serpente che in giro per il bosco ritrova una delle sue precedenti pelli. Era nato dal pormi una sfida e dalla strana curiosità di capire perché alcuni ristoranti hanno una saletta riservata con un solo tavolo. Rileggendolo mi è piaciuto”. 

Ma Tornatore è sia uomo della contemplazione che uomo dell’azione, così si compone d’altronde il suo mestiere, e in poche ma puntuali parole è lo stesso regista che condivide cosa significhi per lui fare il cinema: “Il film muore quando comincia la prima proiezione, non pubblica: ma è anche una resurrezione, perché non è finito per niente il film, perché inizia la vita che gli danno gli altri a cui lo affidi. Tu finisci la tua scrittura, gli altri cominciano la loro”. E questo libro può permettere di prolungare il piacere del cinema di un autore oltre lo schermo. 

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