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Da quindici anni il lombardo Roberto Bussenghi, meccanico di precisione, lascia il domicilio nel paesino brianzolo di Usmate Carate per recarsi a Lugano, dove lavora per la Sprüngler & Küpfler. Questo lo costringe a fermarsi alla dogana, dove lo attende puntualmente, ogni mattina, la sua nemesi: Loris J. Bernasconi, funzionario orgogliosamente ticinese e non particolarmente tollerante nei confronti degli italiani (che lui chiama “azzurri” o, con fare più dispregiativo, “badini”), supportato dal collega Gabriele Veronelli alias “Ul Verunell” e dal fido cane Rex. Le loro strade sono destinate a incrociarsi in modo inatteso, tra Svizzera e Italia, e sorge spontanea la domanda: riusciranno ad accantonare le loro divergenze?

Questo è Frontaliers Disaster, il lungometraggio che il produttore e regista Alberto Meroni (noto per la commedia dialettale La Palmira) ha realizzato a partire dalla celebre serie di sketch, prima radiofonici e poi televisivi, ideata da Flavio Sala (che interpreta il doppio ruolo di Bussenghi e Veronelli) e Paolo Guglielmoni (che presta il corpo a Bernasconi). L’idea è venuta a Sala quando questi studiava in Italia e, rientrando in Svizzera, veniva fermato alla dogana. “Abbiamo reso Bussenghi frontaliere per giustificare il fatto che lui debba attraversare il confine ogni giorno”, spiega l’attore, che è anche sceneggiatore del film insieme a Meroni, Guglielmoni e Barbara Buracchio (interprete di Amélie, la compagna francese di Bernasconi).

Il lungometraggio, costato 720.000 franchi svizzeri (circa 620.000 euro), è uscito nelle sale ticinesi il 21 dicembre 2017 ed è tuttora in testa al box office nella Svizzera italiana, dove ha incassato il triplo di Star Wars: Gli ultimi Jedi e battuto il precedente record per una commedia, spodestando Checco Zalone e il suo Quo vado?. Un successo che il regista attribuisce a due elementi fondamentali: “L’alchimia tra i due personaggi principali funziona in qualunque formato, dalla radio al cinema passando per la televisione, e quella dei Frontaliers è una comicità non volgare, che piace ad ogni tipo di spettatore dai 4-5 anni in su".

Dopo l’exploit locale il film si è spostato su tutto il territorio nazionale, uscendo in una trentina di città nelle regioni di lingua tedesca e francese e facendo parte del programma delle Giornate di Soletta, il festival che mette in risalto il meglio della produzione elvetica. Ora tocca all’Italia, che pur non avendo concesso l’uso di certe location per le riprese – tutte le scene ambientate nel nostro Paese sono state girate dall’altro lato del confine – è presente tramite il comprimario Enrico Bertolino, scritturato nella parte del capo di Bussenghi (il comandante dei doganieri è invece Teco Celio, ticinese ma attivo in molte produzioni italiane). Per l’occasione alcune battute sono state ridoppiate, per evitare che riferimenti culturali troppo specifici influissero sull’effetto comico.

Inevitabilmente si è già parlato di ulteriori avventure cinematografiche per Bussenghi e Bernasconi, e il regista ha le idee chiare in merito: due seguiti, da girare insieme e far uscire con un anno di distanza. I titoli? Frontaliers Catastrofe e Frontaliers Apocalisse. “Il primo film parla del conflitto tra Ticino e Italia”, spiega Meroni. “In base a come verrà accolto fuori dalla Svizzera decideremo come strutturare gli altri due, idealmente la storia si espanderebbe fino a coinvolgere tutto il territorio elvetico e le nazioni limitrofe.” Come direbbe Veronelli, furtissim! 

 

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