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Si è tenuta ieri al MAXXI, in occasione dell'Extra Doc Festival a cura di Mario Sesti, la proiezione del film documentario Ho rubato la marmellata - Vita di un artista politicamente scorretto, ritratto al vivo e un omaggio a Remo Remotti, l’artista eclettico e irriverente, il romano volante che ha spaziato dalla pittura al teatro, dal cinema alla letteratura e alla musica, fino a diventare alla fine della sua lunga vita un idolo underground dei giovani.

Realizzando spettacoli in teatri off e centri sociali in cui declamava i suoi monologhi in bilico fra volgarità, follia, sfida alla morale comune, e ricerca spirituale del senso della vita. Il doc è prodotto da Prodotto da Federica Remotti per Ruvido Produzioni  in associazione con Istituto Luce Cinecittà e realizzato con il Sostegno della Regione Lazio- Fondo Regionale per il Cinema e l'Audiovisivo in collaborazione con Sky Arte HD. La regia è di Gioia Magrini e Roberto Meddi.

“Io non mi considero un’eccezione. Ho fatto quello che ho sentito senza chiedere niente a nessuno. Se vuoi essere libero non c’è epoca o latitudine che tenga”, diceva Remotti. Ad accompagnare i suoi ricordi personali, tratti da filmati realizzati da Roberto Meddi nel corso degli anni, il documentario si avvale delle testimonianze di Michele Serra, del critico d’arte Gianluca Marziani, del regista Giampiero Solari, dell’attore e regista Massimiliano Bruno, nonché di quelle della moglie di Remotti, Luisa Pistoia, e della figlia Federica.

In un susseguirsi di ricordi e aneddoti, intessuti con brani dei suoi spettacoli teatrali e concerti dal vivo, e dal materiale d’archivio dell’Istituto Luce che restituisce l’atmosfera storica (in un campo/controcampo irresistibile di racconto ‘ufficiale’ e storia personale) e degli avvenimenti vissuti nel corso della vita dell’artista, entriamo nella traiettoria professionale e umana di un personaggio sopra le righe, curioso e disponibile, affamato di vita e pronto a ripartire in direzioni sempre diverse, per cercare di arrivare ogni volta un po’ più vicino a se stesso.

“Molti conoscono Remo per le parti nei film di Nanni Moretti e per le performance che realizzava negli ultimi anni – dicono i registi – ma noi lo conoscevamo bene e sapevamo che era un personaggio molto sfaccettato, un artista a tutto tondo e dotato di un’originalità intrinseca. Ci accomunavano molti punti di vista, era una persona molto aperta e disposta a frequentare gente anche al di fuori dell’ambito strettamente professionale. Il film recupera anche dei passaggi della testimonianza ‘Berlino 89/91’ che lo vede in pellegrinaggio nei luoghi della sua militanza artistica tedesca e che girammo al tempo con delle cineprese Super 8, quindi con una qualità che oggi sembra bassa ma che comunque rende in maniera molto forte il senso di quel documento. Per noi che lo conosciamo è difficile scoprire qualcosa di nuovo, è una figura che abbiamo dentro, è nei nostri neuroni. Abitiamo anche ad Anguillara, sul lago di Bracciano dove lui aveva lo studio, quindi è un ricordo costante. Per noi Remo è come un ‘genius loci’, sempre presente, con la sua intelligenza e il suo spirito dissacratorio tipicamente romano, caratteristico di chi ha vissuto sotto lo Stato Pontificio, sempre un po’ cinico. Con i suoi lampi di genio come il concetto della ‘Guerra dei vecchi’, che avrebbe potuto essere un film geniale e a carattere universale se solo la ricostruzione non fosse stata così complessa”.

Annunciata una replica, sempre al MAXXI, per il 13 febbraio.

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