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La ricerca di una nuova dimensione di vita, in una società dal forte timbro gerarchico. Il piglio ribelle di una fanciulla che non teme di opporsi alla propria famiglia per seguire Gesù di Nazareth, qui interpretato da Joaquin Phoenix. Questa è la Maria Maddalena di Garth Davis, in Italia con Universal Pictures dal 15 marzo.

Lei è Rooney Mara, tra l’altro protagonista con Phoenix anche di Don't Worry, He Won't Get Far on Foot di Gus Van Sant, presentato al Sundance, sul fumettista satirico John Callahan. Maria di Magdala, secondo il Nuovo Testamento – e i Vangeli Apocrifi - è stata una delle più devote seguaci di Gesù, venerata come Santa dalla Chiesa cattolica: tra le poche a poter assistere alla crocifissione e, probabilmente, la prima testimone oculare della Resurrezione. Nel 2016 il Vaticano l’ha ufficialmente riconosciuta come Apostola tra gli Apostoli.

Figura criptica del complesso narrativo religioso cristiano, raccontata erroneamente per secoli come prostituta che aveva lavato i piedi a Gesù, di cui alcuni – pensiamo a tutte le teorie tornate in auge una decina di anni fa con Il codice Da Vinci – la ritengono sposa. Mara (candidata all’Oscar per Carol, e resa famosa dal ruolo di Lisbeth in Uomini che odiano le donne) le presta il volto e il corpo: l’attrice statunitense ha accettato subito la parte, che ha interpretato senza particolare intensità espressiva ma con grande sforzo fisico, soprattutto per la location complessa sulle montagne della Basilicata. Grandissimo omaggio al paesaggio, che dal canto suo si fa fondamentale protagonista del racconto, soprattutto nelle spettacolari panoramiche che permettono alla materia rocciosa di prendere vita nella loro anima ruvida, algida e porosa.

Non solo questo il set italiano, che annovera anche Napoli: Castel Sant’Elmo, la Galleria Borbonica e Piazza del Plebiscito, il cui colonnato è stato adattato quale Tempio di Gerusalemme, con 400 comparse. Mara ha dichiarato che il suo personaggio ha un profilo “più spirituale, che religioso”, mentre il regista Garth Davis è stato interessato a scavare l’aspetto più strettamente umano. I due avevano già lavorato insieme in Lion, esordio dell’autore dietro la macchina da presa. A dispetto del titolo, il film non dà vera centralità alla figura della donna, quanto più al consesso dei discepoli che, coralmente coesi, si fanno compagni di viaggio di Gesù verso il destino della Crocifissione. Per il suo Gesù, Phoenix sceglie una recitazione prossima al teatrale: non un Cristo ieratico e rispettoso dell’iconografia diffusa, quanto più carnalmente umano, seppur nella sua eremitica spiritualità, e che nell’aspetto e nel trucco mostra un’età ‘universale’, certamente più avanzata dei canonici 33 anni.

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