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Simone Recchia (Fabio De Luigi) è un incorruttibile ma maldestro finanziere che si innamora di Claudia (Miriam Leone), una giovane restauratrice che vive grazie alla pensione della nonna. Alla morte improvvisa dell’anziana signora, Claudia, aiutata dalle sue amiche, pianifica una truffa per continuare ad incassare la pensione ed evitare la bancarotta. Ispirata a fatti di cronaca nera realmente accaduti, arriva in sala il 15 marzo con 01 Metti la nonna in freezer, commedia nerissima di Giancarlo Fontana e Giuseppe C. Stasi, sceneggiata con ritmo frizzante – e parecchie concessioni alla sospensione dell’incredulità – da Fabio Bonifacci e interpretata, tra gli altri, anche da Lucia Ocone, Marina Rocco e Barbara Bouchet nei panni della nonna (nei pochi minuti in cui si vede viva). Provenienti dalla tv, i due registi vedono realizzato il sogno di passare alla sala grazie anche all’iniziativa ‘Adotta un film’, promossa da 01 per sostenere i giovani registi italiani, in partnership con i circuiti UCI e The Space che supportano il film con una serie di anteprime e iniziative.

“E’ un film che fa divertire e innamorare, facendo staccare la spina – dicono i registi – era quello che volevamo, più ironia e meno rabbia. I nostri riferimenti vanno al cinema americano ma non abbiamo pensato a Weekend con il morto come si potrebbe pensare. A volte citiamo involontariamente alcune inquadrature, ad esempio da Lo squalo. Rifilettiamo un po’ sulla situazione del nostro paese dove i confini tra lecito e illecito stanno sfumando. Se Spotify blocca gli account pirata la gente si indigna pure. Adesso potremmo fare una commedia sul reddito di cittadinanza e su chi lo ha chiesto il giorno dopo le elezioni. Potrebbe essere una specie di Nebraska all’italiana”.

“L’idea – dice lo sceneggiatore Bonifacci – viene dal produttore Nicola Giuliano, tanto che l’ho ‘costretto’ a firmare come soggettista. L’idea viene dalla cronaca ma pensavo avesse il parto corto, invece poi mi sono venute molte idee come l’idea che la nonna congelata se ne andasse in giro. Di solito il congelatore è il posto da cui la nonna tira fuori le sue prelibatezze. Mi piace la black comedy ma per me il significato del film è che nessuno può essere onesto da solo. E’ una questione sociale mentre la disonestà, fino alle estreme conseguenze di reato, è come un virus che si diffonde e contagia tutti”.

“Ho seguito la sceneggiatura – dice Miriam Leone – ma ci ho anche aggiunto del mio. Ad esempio c’è una scena in cui devo fingere di essere schizofrenica per farmi lasciare da Simone ed è una mia idea, nel copione, che è anche servito per il provino, dovevo solo essere molto rozza”.

“Far ridere non è difficile – commenta De Luigi – ma quando si ha a che fare con soggetti così estremi è complicato tenere in piedi rendendo credibile tutto il resto. Per amore si può essere disonesti ma certo un conto è rompere qualche regola sociale un conto commettere reati. Però minimizzando la disonestà, dicendo ‘ho fatto solo un piccolo sgarro’ si può arrivare a grandi disastri. Il mio Simone è un po’ medioman un po’ Peter Sellers, irreprensibile sul lavoro quanto timido e solo quando si parla di ragazze”.

Attuale l’intervento di Barbara Bouchet, interrogata circa anche la questione ‘molestie’ nell’ambiente dello spettacolo: “Ho avuto anch’io la mia esperienza – dice – sono stata minacciata di non lavorare mai più e per questo ho fatto le valigie e sono venuta in Italia, dove devo dire ho ricominciato con grandissima soddisfazione. Però ho sempre voglia di togliermi di dosso questo ruolo da sex symbol. Il mondo è cambiato e io sono invecchiata, ma probabilmente non abbastanza. Volevo proprio fare la nonna e mi ha aiutata Serena, la mia nipotina che è aiuto regista di questo film e mi ha proposta per il cast. Peccato solo che muoio subito. Sono stata in ospedale per prepararmi alla parte della malata. Tornando alla questione, penso che si sia aperta una porta ed è importante che sia stato fatto. Ammiro tantissimo le donne che si sono esposte per protestare. Ma non voglio che gli uomini finiscano per non farci più la corte o i complimenti. Lo possono ancora fare, ma con eleganza e senza violenza”.

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