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Tornano alla regia con una commedia noir Luca Immesi e Giulia Brazzale, dopo il loro esordio nel 2013 con Ritual - Una storia psicomagica con e sullo scrittore cileno Alejandro Jodorowsky. Si tratta di Le guerre horrende, un film che vuole raccontare il dramma universale dei conflitti e già nel titolo travalica il tempo e lo spazio, facendo riferimento alle guerre "horrendae" di Machiavelli, drammatiche e grandiose allo stesso tempo. 

“Nell’anniversario dei cento anni della fine della Grande Guerra - scrivono gli autori in una nota di regia - ci sembrava doverosa una riflessione sul conflitto, specialmente in questo momento storico pieno di violenza, caos e atmosfera da fine del mondo”. Ed è proprio in un non-luogo isolato e a tratti apocalittico che si svolgono le vicende dei personaggi del film, intrappolati da tempo immemore in una “selva oscura” in cui mettono in scena i loro ricordi di guerra, amore e dolore. Sono il Capitano (Livio Pacella, co-sceneggiatore del film) e lo Scudiero (Désirée Giorgetti): un “ragazzo del ‘99”, che ha combattuto entrambe le guerre mondiali, militante nelle fila dei partigiani veneti, e un aiutante androgino affetto da amnesia, che lo asseconda e gli fa compagnia. Durante le loro giornate trascorse in una radura all’ombra di una quercia secolare, raccontano le memorie della guerra a un pubblico di animali immaginari - formiche, mosche e mammiferi indefiniti - e nelle pause il Capitano torna al suo carrozzone da circo di inizio Novecento, mentre lo Scudiero lo aspetta pazientemente. Tutto scorre sempre uguale fino all’arrivo di un paracadutista fascista (Dario Leone), atterrato per caso nel bosco, dove è intrappolato, perché ha perso la memoria e non sa come tornare indietro. Il giovane e bel Soldato, così, si aggiunge alla bizzarra banda, spezzando il legame tra i due padroni di casa, in un crescendo di conflitti e tensioni, che culminano in una messa in scena della guerra sotto la quercia.  

Grazie alla recitazione teatrale degli attori e alla scelta della poesia come elemento narrativo costante, il bosco diventa un palcoscenico, in cui, oltre ai ricordi sconnessi, Fernando Pessoa, Guillaume Apollinaire, gli anonimi pavani, Teofilo Folengo e Angelo Beolco (il Ruzzante) prendono vita, in un’atmosfera circense e tragicomica. Ad accompagnare il viaggio onirico dei personaggi, alcuni brani di musica classica di fine Ottocento e inizio Novecento, che rimandano a un’atmosfera gloriosa e trionfale, e la colonna sonora elettronica di Michele Menini, insieme ai brani della cantante veneta Patrizia Laquidara.

Il film, scritto, diretto, montato e colorato da Luca Immesi e Giulia Brazzale, è tratto dal testo teatrale “Le guerre orrende” di Pino Costalunga, che racconta l'universalità della guerra, partendo da quei luoghi dell'alto Vicentino che sono stati teatro di numerosi conflitti nel Novecento. Un racconto che “guarda a Pasolini, in cui l’atrocità diventa poetica” - ha detto il regista alla presentazione romana del film - un’opera che fa difficoltà a inserirsi in un vero e proprio filone italiano, ma fa riferimento agli art film europei e al cinema di poesia in generale. Prodotto da Esperimentocinema e distribuito in sala dal 16 aprile da mOOviOOle, è stato presentato in anteprima mondiale allo Shanghai International Film Festival 2017, dopo aver vinto nel 2016 alla Mostra di Venezia il Premio Leone di Vetro dedicato ai professionisti veneti dell’audiovisivo.

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