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Conferenza stampa fiume per Thierry Frémaux e Pierre Lescure che, stimolati dalle tante domande dei giornalisti, hanno toccato tutti i temi caldi di questa 71esima edizione, che si svolgerà dall'8 al 19 maggio, anticipando l'apertura al martedì e la chiusura al sabato. Tre gli italiani selezionati, almeno per ora (si attendono Quinzaine e Semaine): Dogman di Matteo Garrone e Lazzaro Felice di Alice Rohrwacher in concorso, Euphoria, opera seconda di Valeria Golino, nella prestigiosa sezione collaterale Un Certain Regard. Resta fuori, almeno al momento, Loro di Paolo Sorrentino che ha scoraggiato per la divisione in due parti ma potrebbe ancora trovare il suo spazio. "Stavolta non ci sarà la classica domanda degli italiani delusi", scherza Frémaux. E aggiunge che le scelte hanno privilegiato il rinnovamento, meno habituée e più scoperte con "cineasti di cui non avete sentito parlare". Questo specie in UCR.  

Ma non è certo all'insegna del ricambio generazionale la presenza in competizione di Le livre d'image dell'87enne Jean-Luc Godard. Che invece può essere ascritto al capitolo "omaggio al '68", anche se su questo tema il delegato generale si riserva di tirare fuori dal cilindro qualche sorpresa (sarebbe strano passare sotto silenzio il Maggio). Cospicua la presenza francese (anche con le molte coproduzioni minoritarie: oltre al franco-svizzero Godard, troviamo En guerre di Stéphane Brizé, Plaire aimer et courir vite di Christophe Honoré, Les Filles du Soleil di Eva Husson sulle guerriere curde). Notevole presenza asiatica e doppietta degli iraniani: Jafar Panahi (Three Faces) si spera possa uscire dall'Iran, nonostante sia ancora in regime vigilato nel suo paese, grazie alle trattative diplomatiche già intavolate dalla Francia. Nessun problema per la produzione internazionale Todos lo saben di Asghar Farhadi con Penelope Cruz e Javier Bardem, coprodotto anche da Andrea Occhipinti e Rai Cinema, scelto come film d'apertura.

In gara troviamo anche l'impegnato Blackkklansman di Spike Lee, L'estate di Kirill Serebrennikov, altro cineasta guardato a vista dalle autorità russe, Cold War di Pawel Pawlikowski, il regista polacco vincitore dell'Oscar con Ida, Under the Silver Lake dell'indipendente americano David Robert Mitchell, Burning di Lee Chang-Dong, il libanese Capharnaum di Nadine Labaki, Shoplifters di Kore-Eda Hirokazu, Ash is Purest White di Jia Zhang-Ke, Asako I & II di Ryusuke Hamaguchi. 

Sono tre le registe in concorso (Rohrwacher, Labaki e Husson), ma sull'argomento Frémaux fa un distinguo tra l'aspetto artistico e quello politico. "Non facciamo la selezione in base alle quote ma alla qualità artistica e non ci sono discriminanti positive. Però al festival parleremo del terremoto provocato dal caso Weinstein, #MeToo avrà il giusto spazio, perché il mondo non potrà più essere lo stesso, e neppure Cannes, dopo le denunce di settembre". E ricorda che Cate Blanchett, figura di punta della lotta contro le molestie sessuali, sarà presidente della giuria. Ma ammette anche che il comitato di selezione va riequilibrato perché "lo sguardo femminile è diverso". 

Nel fuori concorso spicca il documentario di Wim Wenders dedicato a Papa Francesco Pope Francis A Man of His Word, un viaggio personale in compagnia di Bergoglio alla ricerca degli ideali del pontefice e del suo messaggio.

Non manca una domanda sui selfie, che saranno interdetti sul tappeto rosso. "A Cannes si va per guardare, non per essere visti", scandisce il delegato generale. E Lescure aggiunge "9 volte su 10 sono brutti". "Mi accusano di non capire la mia epoca - dice ancora Frémaux - ma penso che il pubblico in strada o in tv vuole vedere le star e non dei perfetti sconosciuti che indugiano sul tappeto rosso. Se volete dedicarvi agli ego-portrait basta mettersi di lato".

Al capitolo anticipate stampa, Frémaux ha spiegato che è stato difficile ma necessario rivoluzionare la griglia delle proiezioni. "Anche al Festival di Avignone i critici vedono gli spettacoli teatrali insieme al pubblico, anche le partite la stampa le vede allo stadio. Da quest'anno i critici avranno una proiezione, quella delle 19, in contemporanea con il gala, mentre il film delle 22 lo vedranno la mattina dopo alle 8,30". E ha concluso: "Non vogliamo favorire l'industria o avvilire la stampa, ma semplicemente abbiamo ripensato l'agenda del festival alla luce dei social, imporre un embargo sarebbe stato impossibile, però se avete idee fatevi avanti". 

Con Netflix ci sarebbe un dialogo fruttuoso, nonostante le apparenze. "Restiamo convinti che tutti i film del concorso debbano essere visibili in sala. Netflix è la benvenuta a Cannes e stiamo continuando a parlare con Ted Sarandos, speriamo di poter mostrare un loro film fuori concorso".

Tra gli assenti Xavier Dolan e Jacques Audiard, che stanno ultimando il montaggio dei loro nuovi progetti. "Cannes è un grande festival - dice Frémaux - ma può non essere la collocazione migliore per chi sceglie di uscire in autunno, sono questione strategiche che non esprimono un giudizio negativo sul festival". 

L'attenzione alle serie tv e alla realtà virtuale dello scorso anno sembra che resterà un unicum: "L'anno scorso avevamo lavori televisivi di Jane Campion e David Lynch oltre all'opera VR di Alejandro Gonzalez Inarritu. E' stato un momento straordinario e anche un modo di celebrare il 70° ma pensiamo che Cannes sia un festival di cinema. Comunque il Marché è stato pioniere nel VR e continuerà ad esserlo".

A questo link l'elenco completo della selezione ufficiale

 

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