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Per i fan di Jurassic Park, Jurassic World: il regno distrutto, in sala ora con Universal, rischia di risultare shockante come lo è stato Gli ultimi Jedi per quelli di Star Wars. Avvisaglie di sconfinamento nella fantascienza – a partire da una base semplicemente ascrivibile al genere ‘fantastico’ – e di una crescente richiesta di sospensione dell’incredulità da parte del pubblico si erano sentite già nel precedente capitolo (Jurassic World, 2015) con l’introduzione dell’Indominus rex, ibrido di dinosauro progettato in laboratorio combinando le caratteristiche genetiche di specie diverse e pericolosissime.

Il nuovo film ,diretto dallo spagnolo Juan Antonio Bayona (The Orphanage, Sette minuti dopo la mezzanotte), va come si poteva immaginare, anche oltre, spinge l’acceleratore sulle situazioni sopra le righe e porta il franchise verso un altro livello e addirittura un altro genere, quello della distopia catastrofica. Molti storceranno il naso, e non a torto, di fronte a certe novità introdotte qui, che non riguardano soltanto i rettili. Del resto, Jurassic Park è – a partire dal romanzo di Michael Crichton del 1990 – una storia di evoluzione. Evoluzione forzata dalla mano dell’uomo, certo, e per questo con il rischio del grottesco e del caos insito nel suo DNA. E’ una metafora del destino stesso di questa serie, sempre protratta verso la novità a tutti i costi e l’esagerazione, perché in effetti è un’impresa trovare idee nuove su un concept di base fortissimo, ma che si esaurisce facilmente sulle sue coordinate di base. E pensare che nell’idea originaria di Crichton i grandi rettili dovevano essere dei sofisticatissimi animatroni, come nel film da lui sceneggiato Il mondo dei robot, che poi avrebbe generato l’acclamatissima serie Westworld.

Ma si tratta tutta di una questione di confini e scelte etiche, dentro e fuori dal film, e una volta capito dove Bayona vuol porre la linea, non si può dire che nel film ci sia qualcosa di veramente ‘sbagliato’: il ritmo è giusto, le scene d’azione esagerate e concitate come nella miglior tradizione spielberghiana (ci riferiamo, certo, all’originale Jurassic Park,  ma anche a Indiana Jones, visto quanto lo ricorda il personaggio di Chris Pratt), ci sono idee strampalate ma sicuramente originale come un’asta miliardaria in cui i dinosauri vengono venduti praticamente ‘a peso’ (ed è solo un esempio delle meno eclatanti, le altre vi riserviamo il piacere -  o il dispiacere, a seconda di quanto siete pronti a concedere – di scoprirle da soli) ed è da segnalare la presenza di una scena in particolare, in stile ‘favola oscura, dove tutto l’estro e la personalità del Bayona autore emergono prepotentemente, pur dovendosi ritagliare uno spazio in maniera forzata e svincolata da tutto il resto del plot. Così come uno dei principali colpi di scena che alla fine rimane un po’ fine a sé stesso. Ad ogni modo, si apprezza la volontà di tornare almeno parzialmente alle atmosfere imparentate con l’ horror che avevano caratterizzato il romanzo di Crichton prima ancora del film di Spielberg.

“E’ più dark e spaventoso rispetto al film precedente – ha detto il regista, confermando le nostre impressioni – Ovviamente quando si dispone di Chris Pratt, la cosa diventa anche molto divertente. Ma è più cupo. Si tratta della seconda fase di una trilogia e il secondo passo è sempre più dark come in L'impero colpisce ancora e L'ira di Khan che sono gli esempi più citati. Il film porta la storia in territori inesplorati. E' stata una sopresa per me. Ci accingiamo ad esplorare luoghi in cui la saga non è mai stata prima e, allo stesso tempo, paghiamo tributo al franchise. Facciamo un ulteriore passo avanti. Ci sono cose che accadranno che le persone non si aspettano e sono veramente scioccanti”.

Torna Jeff Goldblum nel ruolo del Dr. Ian Malcolm, dal primo film della serie, in un ruolo piccolo ma significativo. Poi il film opera diverse operazioni di retcon (come si dice in gergo, sta per ‘continuità retroattiva’) svelando alcuni dettagli non noti del passato per potersi costruire nuove basi verso i prossimi capitoli. E torna Bryce Dallas Howard, sempre splendente, nei panni dell’ex supervisore del parco Claire Dearing, Nel cast anche Daniella Pineda, Justice Smith e – a sorpresa – Geraldine Chaplin, ancora bellissima e dall’aspetto per niente giurassico. E torna ‘blu’, il velociraptor empatico e intelligente che funge da rassicurante mascotte e da filo conduttore, certamente la ritroveremo (perché ricordiamoceli, i dino della serie sono femmine) anche in futuro. Ma state pur certi che non sarà da sola.

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