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BOLOGNA - "Lo so che è una frase che può sembrare retorica, ma per me aver avuto la possibilità di dirigere un film che si intitola Suspiria è veramente realizzare un sogno che mi accompagna da sempre. Ho le prove di quanto dico: quando avevo tredici anni, e mi trovavo al mare, in colonia, mi innamorai del capolavoro di Dario Argento guardando soltanto il manifesto del film. Si vedeva la sagoma di una ballerina decapitata che sembrava danzare su una macchia di sangue. Un manifesto stupendo, uno dei pochi casi nei quali il poster di un film è coerente con quanto il film stesso propone. Per me fu una visione sublime e spaventosa allo stesso tempo. Conservo ancora un quaderno nel quale riproduco quel manifesto e sotto c'è scritto: Suspiria, un film di Luca Guadagnino".

È veramente raggiante Luca Guadagnino nel raccontare il suo amore per uno dei più apprezzati e conosciuti capolavori di Dario Argento. Il regista è stato ospite del Cinema Ritrovato proprio per presentare Suspiria, restaurato due anni fa dalla Cineteca di Bologna. Con lui anche Luciano Tovoli, il grande direttore della fotografia che collaborò con Argento a quel lontano successo. Ovviamente la curiosità riguardava il capolavoro di Argento ma anche il remake che Guadagnino ha appena terminato di girare e la cui uscita è prevista negli Stati Uniti il 2 novembre, mentre qui in Italia lo vedremo a gennaio 2019. Guadagnino, in proposito non si sbilancia ma qualcosa racconta: "Il film è stato girato in parte in Italia, soprattutto in provincia di Varese, e a Berlino. Io lo considero un film tedesco; ho cercato di coniugare Argento e Rainer Werner Fassbinder: due grandi nomi di cinema che in apparenza sembrano molto diversi ma che invece per me hanno molti punti in contatto. E ho fatto un cast di attori che si sono dimostrati da subito entusiasti di partecipare a questa impresa. Alcune delle attrici le ho scelte anche in virtù di questo omaggio ideale che ho volto fare al cinema tedesco degli anni '60 - tra loro ci sono Sylvie Testud, Ingrid Caven, Angela Winkler. E poi c’è Tilda Swinton, una presenza, per me, come sempre molto rassicurante; mentre il ritorno sul set di Jessica Harper, in un ruolo che chiaramente è completamente diverso, mi rende davvero molto orgoglioso".

Tornando al film di Dario Argento - che non ha potuto presenziare per un incidente che lo tiene immobilizzato - Tovoli e Guadagnino hanno raccontato davvero tanto. Tovoli, per prima cosa ha sottolineato come Suspiria sia stata una tappa fondamentale della ricerca sul colore al cinema: “È stato uno degli ultimi film girati in technicolor e per me, Dario Argento, e altri che vi hanno lavorato ha rappresentato un importante momento di libertà creativa. Volevamo fare un film completamente diverso, in cui il colore fosse protagonista. Già con Antonioni, con il quale avevo appena lavorato per Professione reporter, si parlava spesso di una drammaturgia del colore, ma una storia realista aveva dei limiti oggettivi. Lavorare sull’horror - genere che prima di Suspiria non amavo per nulla - mi ha permesso invece di non mettere confini alla mia voglia di sperimentare. L’illuminazione ad esempio me la sono reinventata io, abbandonando le classiche gelatine colorate e utilizzando quelli che nel gergo cinematografico si chiamano ‘bruti’, enormi luci, potentissime, che avevo coperto con dei lembi in velluto per creare un colore fluido, che desse l’impressione di essere in continuo movimento. Avevo fatto esperimenti su tutto. Ricordo ancora il giorno in cui feci vedere a Dario i provini che avevo realizzato per il film. Gli piacquero talmente tanto che per la gioia attraversò la saletta di proiezione in cui ci trovavamo camminando sulle poltrone! Poi, arrivato davanti allo schermo, lo abbracciò urlando: questa è la Suspiria che voglio! Fu un momento di pura felicità, ma anche di terrore, perché sapevo il duro lavoro che mi attendeva!”.

Un altro ricordo speciale e molto divertente che Tovoli ha condiviso con il pubblico è stato quello del suo primo incontro con il maestro del brivido: “Mi chiamò al telefono e mi disse: Tovoli è arrivato il momento di fare un film insieme, vieni nel mio ufficio che ne parliamo. E subito dopo chiuse la telefonata. La prima cosa che pensai fu che era un bel maleducato. Ancora non mi ero reso conto che questo suo essere così diretto è uno dei pregi più grandi di Dario. Al primo incontro mi presentai quindi con grande diffidenza, anche perché come ho detto, fino a quel momento non avevo grande considerazione dei film horror. Ero talmente maldisposto e insicuro che per scoraggiarli - a questo incontro c’era anche il papà di Argento, Salvatore - quando mi parlarono della ricerca che volevano fare sul colore dissi che mi sarebbe piaciuto prendere un attore e rovesciargli in faccia della vernice colorata per creare contrasto. Il padre ebbe la reazione che in quel momento speravo, cominciò infatti ad urlare: Mai lavorerai con questo pazzo! Dario lo fece sfogare, dopodiché si rivolse a me e mi disse: come vedi mio padre è d’accordo. A quel punto, fortunatamente, non ho potuto che accettare”.

Luca Guadagnino, parlando ancora dell’importanza che ha avuto Suspiria nella storia del cinema, e non soltanto in quello di genere, ha aggiunto: “Come molti altri film di Argento, anche questo, quando uscì, venne trattato male dalla critica. In pochi avevano capito l’importanza capitale di questa pellicola, che invece ha influenzato tutta una classe di cineasti che hanno compreso la potenza del suo segno. Sam Raimi aveva addirittura definito la visione di questo film come ‘un’esperienza orgiastica’. Per me, ancora dopo quarant’anni rimane la dimostrazione della grande libertà e delle tante possibilità che l’arte del cinema è in grado di offrire”.

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