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ISCHIA – Gabriele Muccino ha segnato un’epoca con i suoi film, da L’ultimo bacio a Come te nessuno mai, Ricordati di me fino a La ricerca della felicità. Da questo spunto inizia l’intervista al regista al quale chiediamo se questo ultimo film A casa tutti bene possa essere interpretato come un punto conclusivo di un suo percorso privato e professionale. “È un punto importante della mia carriera – risponde – perché sancisce una voglia che è cresciuta negli anni, soprattutto quelli americani, di segnare una linea e tirare una somma. Questo film è una somma della mia esperienza americana, della mia carriera e della mia cresciuta personale, di tutto il tumulto che la vita comporta e nel quale cresciamo necessariamente. Attraverso una compressa unità di luogo e tempo molto coese, vuole raccontare l’incompiutezza degli esseri umani e la famiglia come emblema di partenza racchiude di più le relazioni umane. Ora sono pronto a navigare nuovi mari, sto scrivendo il prossimo film, che sarà realizzato in Italia, in italiano, sono alla seconda stesura di una scaletta molto dettagliata che poi diverrà la sceneggiatura, sarà un film molto intenso e complesso nel quale sto cercando di capire la scelta del cast.”

La domanda sorge spontanea per un regista che si circonda sempre, se vogliamo, dei soliti attori, se sia pronto con la sua nuova fase di carriera, anche sotto questo punto di vista, a lavorare con qualche volto nuovo: “Sto cercando di capirlo, in realtà la scelta del cast è più importante della direzione stessa, perché se sbagli quella sbagli il film, valuterò tutti gli attori giusti per il ruolo dei quali poi vorrò infatuarmi e iniziare a collaborare”.

Non solo cinema nel suo futuro, comunque. Muccino ci anticipa infatti che la storia di A casa tutti bene non è finita: “Sto sviluppando l’idea di serializzare il sequel di questo film per raccontare quello che accadrebbe dopo, con lo stesso cast però questa volta in città. Abbiamo fatto già degli incontri e portiamo avanti il progetto”.

All’Ischia Film Festival sono arrivate anche due delle protagoniste femminili del film, Sabrina Impacciatore e Sandra Milo, diva d’altri tempi, che si diverte a ironizzare il suo ruolo definendo il personaggio di Zia Maria una donna che viveva “così” senza un perché: “La prima volta che sono andata all’incontro con Gabriele mi sono trovata davanti questo uomo affascinante che conservava però un candore da bambino, e ho pensato di voler assolutamente lavorare con lui. Quando mi ha ingaggiato e mi ha mandato lo script del mio personaggio, non mi piaceva, però mi piaceva talmente tanto lui che ho detto sì al film. Zia Maria è una donna senza un perché, che vive così, alla fine delle riprese Gabriele mi ha finalmente detto che ero stata brava perché è difficile interpretare il niente!”.

Sabrina Impacciatore dopo essersi lanciata in una serie di complimenti su Sandra Milo ci ha raccontato come la vita sul set sia stata oltre che una bellissima esperienza, un vero e proprio viaggio emotivo: “È una specie di ritorno a casa essere qui, perché questo set è stato un’esperienza estrema. Per più di due mesi abbiamo vissuto in comune tutti insieme circondati da un’atmosfera claustrofobica dell’isola che amplifica ancora di più il non potersi muovere. In più devo dire che il risvolto umano è stato sorprendente, prima di iniziare il film eravamo tutti un po’ impauriti dalle dinamiche anche di competizione o di gelosie che si possono creare, poi davanti un regista si diventa un po’ come figli richiedenti, invece, incredibilmente, si è verificato un fenomeno che non accade mai, noi siamo diventati una vera e propria famiglia, abbiamo condiviso tutto, sono nate nuove amicizie e si solidificati rapporti, dal passare le nottate a ballare al condividere tante emozioni, al confrontarsi come attori.”

Impacciatore gioca ancora con la vita e non esclude di diventare regista: “Come posso mi procuro degli orpelli, ultimamente alterno le ali con delle orecchie di marabù, ci ho fatto tutto il film di Gabriele, arrivavo alle quattro di mattina sul set con la troupe addormentata e io con le orecchie. È un modo per ricordare a me stessa di essere un’animale, una bambina e una femmina, ma soprattutto mi ricordo di giocare, perché troppo spesso viene dimenticato. Cerco di esplorare la vita osservando tutto quello che mi circonda, spero di poter fare un film prima o poi, voglio prima sentirmi molto sicura per l’estremo rispetto che ho di questo lavoro e di questa arte”.

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