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ISCHIA - Una delle coppie più affiatate del panorama cinematografico italiano, Vinicio Marchioni e Milena Mancini, è tra i giurati per le selezioni Cortometraggi e Documentari all’Ischia Film Festival. Li abbiamo incontrati e gli abbiamo chiesto com’è vestire questo ruolo nel contesto di una kermesse come questa, soprattutto per chi di solito è dall’altro lato, ovvero del giudicato e non del giudicante. L’attore romano ha detto di trovarsi in grande difficoltà: “È difficilissimo! Non so come facciano i critici di solito, ma è veramente difficile. Un po’ perché ci sono ben ventinove cortometraggi, senza alcun parametro al quale attenersi per dare un giudizio ponderato, un po’ perché alcuni prodotti magari non hanno una grande tecnica ma bensì una grande idea. Poi io sono contro i giudizi a prescindere quindi vedremo che tipo di lavoro riuscirò a fare”.

Mancini, due film di successo all’attivo, la prende con più filosofia: ”Mi sento molto privilegiata, perché ho la possibilità di vedere tutti questi documentari incredibili. Per quanto riguarda il giudizio, sono una donna che ha conservato molto il suo Io bambina, questo mi consente di dare dei giudizi molto di pancia e di farmi guidare dalle emozioni, riuscendo sempre a sorprendermi”. L’Ischia Film Festival si propone non solo come competizione, selezioni e premi, ma anche come un momento di incontro e di dialogo, dove gli addetti ai lavori hanno la possibilità di conversare tutti i giorni in un ambiente rilassato, lontano dalle pretenziose luci delle grandi kermesse: “È fondamentale un Festival come questo – dice ancora Marchioni – Per il turismo, per la salvaguardia del patrimonio sovrumano che ci circonda e per noi addetti ai lavori che abbiamo modo di conversare e entrare in contatto con registi da tutto il mondo in modo reale, in festival più grandi e blasonati di questo non avviene. In più ho riscontrato una selezione incredibile di opere che ne salvaguarda sia la qualità che gli ideali”.

Lui esce da The Place e da Il Contagio, lei da La Terra dell’Abbastanza, insieme hanno deciso di mettere su una rappresentazione teatrale: Uno Zio Vanja, che ha calcato i teatri d’Italia, soprattutto quelli colpiti dal sisma, con Francesco Montanari nel cast. A quanto pare l’opera diventerà un documentario: “Sto cercando di portare avanti il documentario su Cechov e su Zio Vanja, anche se in realtà è un documentario che è più un’ossessione mia personale – prosegue Marchioni – su questo autore. È in una fase embrionale, deve ancora partire, abbiamo girato qualcosa e a breve chiederemo il finanziamento all’interesse culturale del Ministero, poi andrò in Russia nei luoghi di Cechov. Vorrei raccontare l’immobilismo attraverso l’adattamento teatrale di Zio Vanja, grazie all’aiuto della drammaturga Letizia Russo, abbiamo adattato la storia, anziché ereditare una vecchia piantagione agricola piena di debiti nella Russia dell’800, nel nostro spettacolo ereditiamo un vecchio teatro sempre pieno di debiti in una delle provincie maggiormente colpite dal sisma. Sarà un documentario sull’ossessione per questo attore, ma anche e soprattutto sull’immobilismo artistico e culturale di questo paese. Ci lavoro da quattro anni, qualcosa ne deve venir fuori per forza!”.

Mancini rincara la dose, lei che si è occupata dei costumi, insieme a Concetta Iannelli, ci racconta che l’idea di questo documentario è stato anche l’occasione per fondare una piccola casa di produzione tutta loro: “Abbiamo aperto una piccola casa di produzione per preservare i nostri progetti. Il documentario lo stiamo producendo noi insieme ad un’altra produzione di Milano e non so se subentrerà anche una terza figura. L’idea della nostra casa di produzione è nata proprio per tutelare la nostra libertà di azione lavorativa.”

Il doc sarà diretto da Marchioni stesso, che ha anche altri progetti: “c’è un mio film scritto con Rai Cinema che prima o poi vedrà la luce. Ci ho messo un po’ di tempo a prendere coscienza e la decisione che il momento era arrivato, quello di cimentarmi con la regia, però ora la vedo come un’evoluzione naturale. In fondo non sono mai stato un attore che ha guardato solo il suo compito sul set, ho cercato sempre di osservare tutto l’ingranaggio. Ovviamente come attore spero di fare il più possibile, mi sembra ancora di non aver fatto nulla, però quest’altro aspetto lavorativo sta iniziando a prendere piede.”

La casa di produzione, invece, si chiama Anton e produrrà anche Senza Voce che debutterà al piccolo Eliseo 2/3/4 ottobre con regia dello stesso Marchioni, in scena Marco Vergani e la direzione artistica di Mancini, che chiude così l’intervista: “Vorrei tanto interpretare un testo scritto da Margaret Mazzantini. Chissà, magari un giorno si avvererà questo mio desiderio…”

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