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VENEZIA - È un risultato raggiunto all’unanimità quello che ha decretato il vincitore della 75ma edizione della Mostra, Alfonso Cuarón. Lo assicura il presidente della giuria internazionale del Concorso Guillermo del Toro, che proprio a Venezia l’anno scorso ha vinto il Leone d’Oro per La forma dell’acqua, rispondendo a chi ha accusato Roma di essere un vincitore annunciato. “Cuarón è stata una decisione raggiunta all’unanimità da tutta la giuria, nove a zero”, ha sottolineato Del Toro che sin dalla conferenza di apertura del Festival aveva garantito obiettività nel giudicare tutti i film, compreso quello dell’amico e connazionale Cuarón. “Naturalmente anche io ho votato per il Leone D’oro, e il mio voto è stato lo stesso espresso dagli altri otto giurati”, ha continuato il presidente di giuria rimarcando il valore anche storico del film vincitore: “Per capire il presente dobbiamo capire il passato, in modo da non ripetere gli stessi errori. La pellicola di Cuarón parla di molti e variegati aspetti storici della storia messicana, che serviranno al futuro del Messico”. 

Primo Leone d’Oro targato Netflix, in un’edizione in cui il gigante dello streaming sigla anche il premio alla sceneggiatura The Ballad Of Buster Scruggs dei fratelli Coen, il riconoscimento non può che portare alla ribalta le controversie su Netflix che dallo scorso festival di Cannes occupano le pagine dei giornali. “Non è la fine dei festival tradizionali né del cinema tradizionale. È piuttosto la continuazione di un processo evolutivo iniziato anni fa e che continuerà ancora”, rimarca Del Toro che frena anche possibili provocazioni rispetto al doppio riconoscimento andato all’unica regista donna del Concorso il cui film ha ricevuto il Premio Speciale della Giuria e il Premio Mastroianni per l’attore esordiente. “Non siamo stati influenzati ma abbiamo giudicato il film per quello che abbiamo visto sullo schermo. Per avere un giudizio equo bisogna valutare tutti i film allo stesso modo, ed è quello che abbiano fatto. Abbiamo viaggiato nei posti un cui la regista ci ha guidato, ed è stato un viaggio straordinario, per questo abbiamo premiato The Nightingale di Jennifer Kent”, conclude il regista che rivela che tra i film arrivati vicini a ricevere un riconoscimento c’era anche un film italiano.

Un risultato mancato di cui si rammarica, naturalmente, il giurato italiano Paolo Genovese che però non rivela il film a cui si riferisce Del Toro: "Ovviamente c'è dispiacere per l'assenza dai premi degli italiani, io vorrei che i nostri film vincessero il Leone, la Palma, l'Oscar, tutto. Quest'anno questa giuria ha giudicato migliori altri film. Questo non vuol dire che non siano piaciuti i film italiani e che non siano andati a un passo da prendere un premio, ma la decisione è stata di non rivelare assolutamente i retroscena".

Un’unanimità generale nelle decisioni prese che non sembra essere quella che ha caratterizzato tutte altre giurie, come quella di Orizzonti, la cui presidente  Athina Tsangari ha dichiarato di "essersi quasi uccisi per arrivare a una decisione", rimarcando tutta la difficoltà e la contraddizione intrinseca nel giudicare registi così giovani che stanno cercando di esplorare nuovi orizzonti e nuove rappresentazioni. 

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VENEZIA 75

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