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VENEZIA - Leone assoluto a Roma, di Alfonso Cuarón. Per lui “difficilmente si incontra un regista non influenzato dal cinema italiano. I cineasti non danno voce a nessuno, nel mio caso la complessità del racconto era addirittura un po’ perversa: in molte società, la relazione tra classi e razze è strettamente connessa, e io l’ho sempre data per scontata, non ho mai considerato l’essere indigena della mia protagonista, questo pensiero dichiara soprattutto l’invisibilità delle persone nel mondo. La Mostra di Venezia è incisa nella coscienza di qualsiasi regista e la ringrazio per il supporto continuo ai miei film. Questo premio, in questo Festival, è incredibile. Grazie a Netflix e Ted Sarandos, per il coraggio e la generosità. La strana concomitanza con questo premio è che oggi è il compleanno della donna su cui è basato il personaggio principale”. 

Da una donna protagonista dentro al film, ad una donna protagonista fuori, dietro la macchina da presa, vicina alla precedente per una sorta di filo rosso che connette le tematiche umane e della razza. Per Jennifer Kent, autrice di The Nightingale, Premio Speciale della Giuria, “è stata un’esperienza straordinaria, un territorio è meraviglioso in cui lavorare quello dell’Australia aborigena. Il mio protagonista ha fatto un’audizione in una capanna, stupendomi da subito con la sua onestà, non ho mai visto nessuno che non aveva mai recitato, capire sin da subito quello che doveva fare. Abbiamo fatto anche molta improvvisazione, seppur preparando molto le scene, così che poi fossero in grado di spingersi al massimo possibile: dovevamo creare un mondo terribile. È importante raccontare storie per cui provi sensazioni forti e io le provavo, si tratta del mio Paese: dell’Australia bianca e della sofferenza di quella nera. Ho cercato di raccontare una storia di alternative alla violenza. Mi sento quasi in imbarazzo quando mi si associa al popolo aborigeno, la loro società è molto più civilizzata dei colonialisti: fare il film è stata un’esperienza che mi ha ridimensionata seriamente”. Per The Nightingale premiato anche l’interprete,Baykali Ganambarr, con il Premio Marcello Mastroianni per l’attore emergente: “Ero nervoso all’audizione, in quella capanna ad appena mezz’ora da casa mia – ha confessato l’attore esordiente - volevo assolutamente dimostrare che desideravo essere in questo film. Vengo da una comunità piccola, dove non ci sono opportunità, non sono mai stato a scuola di recitazione: il ruolo mi ha costretto a mettermi in gioco e sono qui a Venezia con un premio!”. 

Da un attore al suo primo ruolo, ad un trasformista, Willem Dafoe, che sul grande schermo, per Julian Schnabel è stato un Vincent Van Gogh che gli è valso la Coppa Volti per la Miglior Interpretazione Maschile. “Conosco Julian da moltissimi anni. Mi sono concentrato sull’imparare a dipingere, favorito molto da lui. Cercavo di capire come ‘vedere’ in modo diverso. Sicuramente avevo qualcosa di molto concreto da fare, con un amico, Julian, che aveva da insegnarmi e quando si impara qualcosa si è pronti a cambiare per interpretare un personaggio. Mi piace spaziare e trovarmi in situazioni e ruoli differenti, che non mi rendano troppo sicuro di me da un punto di vista creativo. Van Gogh dice ‘io sono i miei dipinti’ e Schnabel è questo film”, ha concluso l’attore. 

Coppa Volpi, ma al femminile, per Olivia Colman per The Favourite di Yorgos Lanthimos, a sua volta Leone d’Argento. L’attrice spende parole per il film, per Venezia, omaggiando anche l’Italia con lo sforzo di parlare, in parte, nella nostra lingua. “Mi sono innamorata della vostra bellissima città e sono onorata che Venezia si sia innamorata del nostro film. Ho amato farlo. Avendo già lavorato per The Lobster, Yorgos non ha fatto niente di diverso dal permetterci di tirar fuori quello che abbiamo dentro, senza aver paura. Credo che qualsiasi ruolo si interpreti ci sia un po’ di noi, è eccitante. Sono stata molto felice all’idea di questo ruolo, un po’ il sogno di tutte le attrici perché sono cinque personalità in una sola: ho davvero apprezzato essere la regina Anna. Volevo interpretare questo ruolo per i tanti sentimenti da rappresentare e l’ho adorata per il dolore soprattutto: interpretare qualcuno che non sarò mai è stato incredibile, ho trovato una dimensione con il mio personaggio”. Che lo stesso Lanthimos celebra, dedicando il premio “alle incredibili donne che sono le mie attrici. Non indico mai loro come recitare, sono accanto agli attori per aiutarli a tirar fuori quello che hanno da offrire e sfruttarlo al meglio. Ci sono tante interpretazioni possibili, poi, del film, e non vorrei dare espressamente la mia, la più logica ma forse la peggiore: dove ho la possibilità, amo lasciare aperte le porte affinché il pubblico possa interpretarle secondo le proprie idee”. 

Dalle parole di un regista che celebra il ruolo dell’attore, ad un attore che, per conto dei fratelli Coen, e celebrandoli proprio per il loro amore verso gli interpreti, ha ritirato il premio per la Miglior Sceneggiatura di The Ballad Of Buster Scruggs. Tim Blake Nelson: “Ringrazio Netflix che ha reso possibile il film con Joel e Ethan Coen, due autori che hanno aperto le carriere a molti interpreti, me compreso, e forse mi piace pensare che per questo motivo sia un loro attore a ritirare il premio, come gratitudine per quello che Joel e Ethan non si sono mai risparmiati a fare, per costruire personaggi che dessero dignità a noi interpreti”.

 Leone del Futuro a Soudade Kaadan per The Day I Lost My Shadow, un film che “non rappresenta un’immagine tradizionale della Siria, non volevo mostrare immagini da telegiornale. Ho raccontato la mia storia e l’importanza di essere qui è per il mio Paese e sia chi è là, sia gli esiliati, sono felici che il film sia qui. Era un progetto personale, mio e di mia sorella. La cosa importante era raccontare la Storia in modo differente. Ci si aspetta dai film siriani che siano giornali cinematografici, invece abbiamo cercato un linguaggio estetico differente, raccontando il nostro dolore con un livello più complesso, differente dalle notizie passate in pochi minuti in televisione”.  

Miglior Sceneggiatura di Orizzonti a Jimpa di Pema Tsedem che ringrazia “i romanzi a cui è ispirata la sceneggiatura. Per questa sceneggiatura ha cercato di prendere il meglio di questi scritti. Sicuramente gli attori, il direttore della fotografia e lo scenografo mi hanno aiutato moltissimo a gestire l’estetica del film”. Rispettivamente per il ruolo femminile e maschile, Orizzonti ha premiato Natalya Kudryashova per The man who surprised everyone: “Non ci credevo. Abbiamo presentato un film molto coraggioso, in Russia non se ne possono fare e spero che questo premio ne permetta di prossimi altrettanto coraggiosi. Il film rappresenta un grosso problema nella mentalità russa. La magia del mio ruolo sta nel trovare un significato di un comportamento, quello del mio uomo, anche se non lo capisco” e Kais Nashif per Tel Aviv on fire: “Non avrei mai pensato di vincere un premio, non avrei nemmeno osato sperarlo, è stato sorprendente”.

Premio Speciale della Giuria Orizzonti ad Anonsdi Mahmut Fazil Coskum: “Si tratta di una storia vissuta in passato, un periodo che può raccontare molto del presente” – ha dichiarato il regista. “Io volevo fare un film libero e indie, il vissuto riguarda lo spirito dell’essere umano e del suo agire, cose che non cambiano con il tempo. Ho pensato a questo film non perché diventi uno strumento politico, ma una riflessione”. Miglior Regia a Emir Baigazin per Ozen, la fine di una trilogia: questo premio è di supporto alla mia creatività” e Miglior Film Kraben Rahu di Phuttiphong Aroonpheg “C’è una crisi di rifugiati mondiale e il mio film è uno strumento per risvegliare la coscienza della gente sulla questione”.

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