"Dopo la seconda guerra mondiale pensavamo che
non potesse più accadere, invece è successo di
nuovo". Giacomo Battiato non contiene
l'indignazione per il massacro di Srebrenica:
8.000 civili, tutti maschi, tra i 7 e i 70 anni, furono uccisi
nel luglio del '95, nel giro di quattro giorni, dai
serbo-bosniaci. Sepolti in fosse comuni, vennero più tardi
riesumati, smembrati e spostati in altre fosse per rendere
più arduo il lavoro di recupero dei cadaveri. "Per i
musulmani - dice ancora il regista - non c'è lutto né
pace finché il morto non ottiene sepoltura".
Resolution 819, in concorso al Festival di Roma,
ricostruisce questa vicenda attraverso la storia di un uomo, il
giovane poliziotto che ebbe l'incarico di indagare su questa
operazione di pulizia etnica. Il commissario della polizia
francese, Jean René Ruez, si offrì
volontario per coordinare l'inchiesta per conto della
Procura dell'Aja iniziando, poco dopo la strage, a raccogliere
indizi, vagliare testimonianze dei sopravvissuti,
soprattutto donne, che spesso erano state stuprate,
catalogare i reperti, e soprattutto cercare i
resti dispersi in un vasto territorio, "ascoltare l'urlo
delle ossa". Nel film è Benoit Magimel
(La pianista) a dare vita all'uomo che ha dedicato sei
anni della sua vita a questa inchiesta. "Per me, che all'epoca
avevo vent'anni e non sapevo nulla di questa storia, è
stato uno shock che questo sia accaduto a due ore d'aereo da
Parigi", racconta l'attore.
Il film si basa su un imponente e accurato lavoro di
documentazione. "Quello che si vede è tutto vero e allora
perché non fare un documentario? Perché un
documentario si limita a informare sui fatti, mentre una
fiction tocca le emozioni e coinvolge", sostiene ancora il
regista. Che lancia con le sue immagini una precisa accusa
all'immobilismo dei caschi blu. "Per mesi
Mladic ha circondato l'enclave di Srebrenica,
che era protetta dalla risoluzione 819 dell'Onu. Gli olandesi
chiedevano di bombardare gli assedianti, ma non è stato
fatto, per pigrizia, per assenteismo, per la convinzione
che una forza di pace non debba attaccare. Non sono un
politico, ma da uomo comune dico che tutto quello che
è avvenuto poteva essere evitato. E purtroppo la storia si
ripete: il comandante generale dell'Onu in Congo si è
dimesso perché è incapace di fermare le
stragi".
Tra i produttori, l'italiano Sergio Castellani di Filmmaster Group, che spera di trovare presto un distributore nel nostro paese "perché è importante che tutti vedano questo film". Mentre il francese Georges Campana - che ha prodotto insieme ai polacchi e con il contributo di Canal Plus - spiega che Resolution 819 sarà proiettato a novembre a Sarajevo. Da lì vengono molti degli attori. E rivela che è stato difficilissimo trovare un interprete per il ruolo di Mladic. "Nessun attore serbo voleva questo ruolo, forse anche perché il 30% della popolazione pensa ancora che sia stato un eroe".
E' stata grande l'emozione provata da Ennio
Morricone, che ha composto le musiche. "Avevo composto
'Voci dal silenzio' per le vittime dell'11 settembre e di tutte
le stragi, ma quando ho visto questo film ho avuto un
nodo alla gola - ha spiegato il compositore Premio Oscar -
e credo che Resolution sia molto vicino a La
battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo, hanno in comune
la presenza della Storia vissuta nella sua tragicità e
attraverso una singola vicenda".
Ex Jugoslavia: criminali intoccabili
Festival di Roma '08 - DOSSIER