Recita un antico detto popolare: "Dove c'è vigna c'è
civiltà". Ed è questa la filosofia del documentario
Rupi di vino firmato da
Ermanno Olmi che, dopo il suo lungometraggio
Centochiodi (2007), è tornato al genere
cinematografico che lo ha visto muovere i primi passi,
realizzando di recente Terra Madre, ispirato al Forum
che Slow Food organizza ogni due anni a Torino e alle tante
forme di agricoltura tradizionale rispettosa della natura,
nonché biologica.
In Rupi di vino, visto a L'Altro Cinema-Extra, Olmi conferma ancora una volta il suo profondo legame e amore per la terra e i contadini che la lavorano. L'avvio è dato dallo scrittore Mario Soldati che nel 1983 raccontò nel libro 'L'avventura in Valtellina' il suo viaggio in questa regione alpina, per lo più in provincia di Sondrio, ove scorre fiume Adda. Sono le parole di Soldati a commentare le immagini, girate nelle diverse stagioni, dei vigneti strappati alla montagna grazie alla tecnica dei terrazzamenti e dei muretti a secco, tramandata da secoli.
Olmi fotografa con intensa partecipazione e sensibilità
questo paesaggio - la più vasta area europea terrazzata a
mezza costa - e l'uomo che lo ha creato e curato di generazione
in generazione.
Il regista, purtroppo non ha potuto accompagnare a Roma il suo documentario, e ha affidato a un vecchio amico un messaggio letto al pubblico prima del buio in sala: "Chi fra noi, cittadini comuni, ha ancora un rapporto diretto partecipe col mondo del vino? Credo, oramai, solamente quei pochi che il vino lo coltivano, ne curano i frutti e lo producono. Per il cittadino comune, ossia il cittadino metropolitano, l'approccio al vino è con gli scaffali espositivi: la bottiglia da rigirare tra le mani, anche se dall'etichetta non si capisce molto... In passato invece non era così".
Il risultato finale di Rupi di vino è una
dichiarazione d'affetto e la testimonianza di un 'bene
pubblico' che per la sua bellezza e originalità
meriterebbe, sottolinea il regista, la candidatura per il
riconoscimento da parte dell'Unesco quale Patrimonio mondiale
dell'umanità.
Ma Olmi vuole anche sensibilizzarci con Rupi di vino
sulla necessità sia di salvaguardare la viticoltura in
Valtellina, testimonianza di rispetto dell'ambiente e di
valorizzazione del territorio, sia di rafforzare la
comunità contadina preservandone i valori identitari e
culturali.
In chiusura, con ironia, è la voce di Olmi
stesso a ricordarci i cinque motivi per bere, citando Oddone
Colonna, Papa Martino V (1431): "L'arrivo di un amico, la
bontà del vino, la sete presente e quella che verrà,
e qualunque altro".