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4/11/2009

Con Amelio l'Italia torna in concorso a Torino

[di Cristiana Paternņ]

Con due film in concorso l'Italia è protagonista al Festival di Torino, edizione numero 27, la prima di Gianni Amelio. Il regista calabrese raccoglie l'eredità di Nanni Moretti di buon grado ma con una certa consapevolezza: "Lo ringrazio per la grandissima visibilità che ha dato al festival, io non sono lui, ma ce la metterò tutta per dare un contributo diverso". In particolare con una grande attenzione alle tante anime del cinema mondiale: "Cerco di non essere troppo legato a una visione ristretta, legata al mio gusto di regista. In questi mesi mi sono trasformato in spettatore innamorato... Ho visto circa 600 film dei 3.500 visionati dal gruppo dei selezionatori e dal vicedirettore Emanuela Martini. Alla fine in concorso ci sono 16 titoli da 13 paesi, tutte opere prime e seconde, a parte un'opera terza, tre americani e due italiani dopo tre anni in cui l'Italia mancava dalla competizione".

 

Si tratta di La bocca del lupo di Pietro Marcello, autore molto apprezzato, all'opera seconda dopo Il passaggio della linea, che l'anno scorso fu candidato al David e vinse il premio Pasinetti, una storia d'amore tra documentario e poesia nella Genova dei caruggi (vedi intervista su CinecittàNews) e Santina di Gioberto Pignatelli, cronaca dell'omicidio di una prostituta, ispirato ad alcune pagine del grande romanzo di Elsa Morante "La storia", in una Roma pagana e tragica, tra contaminazioni teatrali e figurative. Presidente della giuria internazionale, lo sceneggiatore Sandro Petraglia (con Amelio ha collaborato spesso, per esempio per Il ladro di bambini e Le chiavi di casa).

Il festival si inaugura il 13 novembre con Nowhere Boy di Sam Taylor Wood, artista visiva americana su un episodio dell'adolescenza di John Lennon e Paul McCartney, dal libro della sorellastra di Lennon. Nowhere Boy fa parte della nuova sezione "Festa Mobile", che raccoglie il fuori concorso e prende il suggestivo titolo dalle memorie sugli anni parigini di Hemingway. È un grande contenitore dove troviamo veramente di tutto, film magari già visti in altri festival ma da non perdere (l'Orso d'argento di Berlino Gigante, lo sconvolgente Kinatay di Brillante Mendoza dal concorso di Cannes, Welcome di Philippe Lioret, ancora da Berlino 2009) ma anche molti italiani, La cosa giusta di Marco Campogiani, storia di poliziotti e terrorismo islamico con Ennio Fantastichini e Paolo Briguglia, presto nelle sale con Cinecittà Luce; La bella gente di Ivano De Matteo thriller torbido in ambientazione borghese con Monica Guerritore, Antonio Catania ed Elio Germano; La straniera di Marco Turco ancora una storia d'immigrazione, dal romanzo dell'iracheno Younis Tawfik, il documentario di Stefano Mordini Come mio padre sul rapporto padri e figli. Qui troviamo anche i due vincitori del neonato Premio Gran Torino: Emir Kusturica e Francis Ford Coppola. Il primo porta la versione integrale, inedita in Italia di Underground, una visione di quasi sette ore; mentre Coppola, premiato per la sua casa di produzione, la Zoetrope, presenta tre film, il più recente Tetro Segreti di famiglia, che esce nelle sale il 20 novembre con BIM ed era già stato alla Quinzaine di Cannes, il mitico Rumble Fish (1983), progenitore di Tetro, esempio di sperimentazione visiva; e Scarpette rosse di Powell e Pressburger (1948) un classico che il regista americano ha amato moltissimo. Un'intera sezione, del resto, è dedicata alle genealogie cinematografiche con sei registi italiani che mostrano il film che li ha spinti a fare cinema: Paolo Sorrentino, Gianni Zanasi, Mario Martone, Davide Ferrario, Matteo Garrone, Marco Bellocchio. Si chiama "Figli & Amanti", come il romanzo di D.H. Lawrence perché parla di passioni e colpi di fulmine, in parte anche inattesi, come quello che lega Sorrentino a Roma di Fellini o Bellocchio a Giuseppe Verdi di Carmine Gallone. Mario Monicelli invece presenta il restauro a cura della Cineteca di Bologna del suo Risate di gioia (1960).

 

Altra novità di quest'anno è il Premio Cult, 20mila € che vanno al miglior documentario, un premio trasversale, che vede in competizione 14 film, tutti stranieri, con autori come Jonathan Demme e Pedro Costa. Per la produzione nazionale c'è la storica sezione "Italiana.doc" con 14 titoli e le pillole da 3 minuti Fromzero Storie dalle tendopoli, realizzate nell'Abruzzo post-terremoto. "Onde" è la sezione delle scoperte e dell'innovazione con vecchie conoscenze cinefile come Naomi Kawase, la coppia Gianikian-Ricci Lucchi (che porta un diario dalle feste dell'Unità dell'89) ancora Pedro Costa. Le retrospettive principali sono dedicate a Nagisa Oshima e Nicholas Ray. Per un programma più dettagliato (i film del TFF sono ben 254, in controtendenza con le scelte di asciuttezza di altre rassegne) rimandiamo alla nostra scheda festival.

Infine una battuta di Gianni Amelio sull'affollamento dei festival. "Quando si apre una nuova libreria in una via dove ce n'è già un'altra, trovo che sia un fatto positivo. Quello che mi spaventa è che ci siano più festival che film o che non nascano abbastanza opere. L'importante però è darsi una chiara identità e quella di Torino credo che sia inscalfibile".

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